Alzati, e guarda in alto!Epifania del Signore

Guarda in cielo, e conta le stelle

Is 60,1-6; Sal 72; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12

La solennità dell’Epifania è luminosa, piena di gioia, carica di speranza e promesse. Ma per viverla dobbiamo accogliere l’invito che ci fa il profeta Isaia nella prima lettura:

«Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce…
Alza gli occhi intorno e guarda»
.

È quello che hanno fatto i Magi:

«Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti…»

Uno “sport” dimenticato

Per vedere le stelle occorre alzare lo sguardo, guardare in alto, verso il cielo… ma forse oggi questo è uno “sport” poco praticato.

Nell’antichità le stelle erano l’unico modo per orientarsi, soprattutto in mare… Al giorno d’oggi abbiamo tutti un navigatrore GPS sul cellulare, perciò, delle stelle non ce ne facciamo nulla.

Certo, c’è chi guarda le stelle anche oggi, ma viene preso per un romantico (nel migliore dei casi) o un sognatore perditempo (nel peggiore).

Guardare il cielo con aria sognante è visto come una cosa inutile, non produttiva.

Il motore del cuore

Eppure – da che mondo è mondo – il desiderio è il “motore” della vita dell’uomo, e “desiderare” viene dal latino de-sidera: «guardare le stelle e sentirne la mancanza».

È perché desideriamo fortemente realizzare i nostri sogni che ci mettiamo in cammino, che ci diamo da fare, che facciamo progetti, affrontiamo sacrifici, rinunce…

Allora come si spiega il fatto che il mondo di oggi sia pieno di gente che non sogna più, che non ha più desideri, che guarda solo per terra?

Forse perché all’inizio si è puntato lo sguardo sulle stelle sbagliate…

False stelle e grandi delusioni

Provate a pensare se non è vero che oggi – quasi quasi – sentendo la parola “stella”, la prima cosa che ci viene in mente non è un corpo celeste, ma la persona indicata metaforicamente da quel vocabolo: «una stella del cinema, del calcio… un astro nascente della poesia…»

È proprio perché si inseguono queste “stelle” che poi si rimane delusi e si smette di sognare e desiderare.

Quanti ragazzi passano la vita a guardare e cercare di copiare attori, cantanti, calciatori… per poi rimanere delusi di fronte alla loro rapida caduta o al disvelarsi della loro vera natura?

E così i sogni vanno in frantumi, i desideri si spengono… e invece di guardare il mondo con speranza si “striscia per terra”.

Dalle stelle alle stalle

E dopo aver tanto desiderato e aver visto i propri sogni andare in frantumi, ci si rifugia nei bisogni più bassi e biechi, quelli che invece di soddisfare lo spirito mettono a tacere le voglie primordiali, fisiche, animalesche.

Di fatto, quando poco sopra ho usato l’espressione “strisciare per terra”, mi è venuto subito in mente il primo essere a strisciare per terra:

«il Signore Dio disse al serpente:
“Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame…
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita»
(Gen 3,14).

Già, proprio lui: il padre di tutti gli istinti più biechi…

Dio ci invita a guardare in cielo

Ma non facciamoci guastare l’animo da questi pensieri, almeno oggi, in questa bella festa, e ascoltiamo l’invito che Dio stesso ci fa, come quella notte ad Abramo:

«Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» (Gen 15,5).

Guardare in cielo è l’invito a fidarsi dell’immensa bontà e Provvidenza divina: è questo quello che siamo invitati a fare, seguendo l’esempio del nostro padre nella fede:

«Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa» (Eb 11,8-9).

In questo i Magi sono molto simili al Patriarca: pur appartenendo ad una cultura e religione pagana (la tradizione li identifica come astrologi dell’antica religione di Zoroastro), per loro le stelle erano segni divini dal cielo, e ammonimenti da seguire con fiducia, senza indugio.

C’è stella e stella

Ma – come dicevamo prima – c’è stella e stella: non basta guardare il cielo, sognare, fantasticare per realizzare se stessi.

E non si tratta nemmeno di avere un’idea qualsiasi di Dio, come chi dice «qualcuno o qualcosa, da qualche parte, ci deve pur essere…»

In gioco c’è la fede; l’uomo è invitato a guardare il cielo con speranza, con fiducia, in una ricerca sincera della verità, perché:

«Il Signore dal cielo si china sui figli dell’uomo
per vedere se c’è un uomo saggio,
uno che cerchi Dio»
(cfr Sal 14,2 e Sal 53,3 e altri).

Scienza e fede

I Magi sono studiosi, scienziati, e come tutti i ricercatori di scienza, hanno una mente aperta, mai sazia di sapere (torna in mente la raccomandazione famosissima di Steve Jobs: «stay hungry, stay floolish»); per questo si mettono in gioco, partono dal lontano Oriente.

Ma – una volta giunti a Gerusalemme – il centro della religiosità, al cospetto dei “maestri” delle Sacre Scritture, si mettono in ascolto.

Non sono scettici: si lasciano istruire anche da un sapere che – apparentemente – è contrario al loro metodo scientifico.

Non si chiudono di fronte all’invito a fidarsi, ma lasciano che le loro conoscenze siano completate dalla Rivelazione di un Dio per loro ancora sconosciuto.

Così, le due “ali” della scienza e della fede hanno sbattuto assieme e li hanno condotti alla verità, all’incontro della loro vita (cfr l’incipit di Fides et ratio, Enciclica di San Giovanni Paolo II, 14/09/1998).

Quanti invece – nei secoli e soprattutto oggi – si sono chiusi in se stessi, nel loro “sapere”: sia chi ha lasciato prevalere in sé una visione scientifica prettamente materialistica e agnostica, sia chi ha preteso di andare avanti fideisticamente a colpi di dogmi.

La vera gioia

È proprio per essersi lasciati guidare con fiducia, senza la pretesa di aver esaurito la loro conoscenza, che i Magi sperimentano «una gioia grandissima».

Alla lettera, il testo greco ci dice «gioirono in maniera veemente di una gioia grandissima»: un giro di parole sgrammaticate per cercare di spiegare qualcosa di immenso, che non si riesce a tenere nel cuore…

E mi sono chiesto, se nella mia vita, ho mai fatto l’esperienza di una gioia simile. E quando. E perché…

Guardando al mio carattere piuttosto pessimista, penso che – invece – mi capita più spesso di dire: «non sono mai stato così male», «non ho mai sofferto tanto»…

La nostra vita è attraversata ogni giorno da momenti di gioia e altri di dolore; ma mentre siamo bravissimi a trastullarci nelle nostre sofferenze, non riusciamo mai a gustare la gioia. Ecco perché il nostro bilancio è spesso negativo.

Cos’è che ha fatto gioire così i Magi? Il fatto di aver cercato con ardente desiderio e scoperto di aver finalmente saziato ogni loro fame e sete di verità, essendosi lasciati guidare dalla Verità stessa.

Nel Natale abbiamo ricevuto nuovamente la notizia e la conferma che «Dio è in mezzo a noi», ma noi cristiani sembriamo rimasti i soliti musoni.

Sembra che – alla maggior parte di noi – questa Epifania, questa rivelazione, non cambi poi così tanto la vita… quasi ne potessimo fare a meno.

Che tristezza, chiamarsi “cristiani” e avere Gesù Cristo solo come “accessorio”! Sfido che non possiamo essere felici!

Ogni gioia viene da Dio! Dove vorremo andare a cercare altra gioia – allora – se non riconosciamo quella vera?

Abbiamo bisogno di tornare bambini che guardano il cielo, assieme al loro celeste Papà… per questo vi lascio come conclusione una delle mie canzoni preferite della preghiera dei CRE estivi: