Amare adesso. 5ª Domenica di Pasqua (C)

Amare adesso

Se si vuole amare «come Dio comanda» bisogna amare adesso, proprio nel momento della prova, del tradimento, del rifiuto. Questo rende unico l’Amore di Dio|

At 14,21-27; Sal 144 (145); Ap 21,1-5: Gv 13,31-33a.34-35

Nella riflessione di tre anni fa mi ero soffermato sull’aggettivo “nuovo”, che pervade i testi della Parola di Dio di questa domenica. Avevo cercato di dire come mai il comandamento dell’Amore dato da Gesù si possa definire nuovo, spiegando che le motivazioni della novità e dell’unicità di quel comando sono almeno tre:

  1. Gesù ci ha amati «per primo»,
  2. Gesù ci ha amato «mentre eravamo suoi nemici»,
  3. Gesù ci ha amati «fino alla fine».

Quest’anno – a partire da alcune altre sottolineature dei testi che ci sono offerti – voglio soffermarmi ulteriormente sulla seconda delle suddette motivazioni.

Il “contesto” dell’Amore di Dio

L’affermazione che Dio ci ha amati «mentre eravamo suoi nemici» si desume da una citazione della Lettera di san Paolo apostolo ai Romani:

«Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8).

Se tre anni fa evidenziavo soprattutto l’oggetto dell’amore di Dio (ovvero l’Amore per i nemici), quest’anno vorrei sottolineare di più l’aspetto temporale dell’affermazione: il “mentre”, il “quando”.

Questa ulteriore sfaccettatura mi viene suggerita dall’inizio del brano evangelico di questa domenica:

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato».

L’Amore è adesso

In cosa consiste la glorificazione di Gesù? Da cosa è causata?

Dalla piena dedizione del Figlio a compiere la volontà del Padre e a servirlo come Lui vuole, nell’offerta totale di sé per la salvezza degli uomini.

Ma mi colpisce quell’«ora» di Gesù, che in greco è ancora più puntuale: “Adesso”.

Gesù afferma che «proprio adesso» è stato glorificato, ovvero: «ora, in questo preciso istante» si è compiuta la Sua missione.

La subitaneità di quell’«adesso» è rimarcata ulteriormente poche parole più avanti:

«anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito».

Cosa ha fatto scattare improvvisamente l’«ora» della gloria, quell’«ora» tante altre volte “rimandata” (cfr Gv 2,4; Gv 7,30 e Gv 8,20)?

È stata l’uscita di Giuda per andare a chiamare le guardie del Sinedrio e consegnare loro Gesù.

La cosa è scioccante!

Il tradimento è il “luogo” e il “momento” dell’Amore infinito di Dio per l’uomo.

Amare è consegnarsi

L’ora di Gesù scatta quando Giuda lo tradisce, ovvero lo «consegna», perché – da quel momento – la vita del Figlio di Dio è data nelle mani degli uomini.

Nel tradimento di Giuda Gesù resta fedele all’amore del Padre, adempiendo la Sua volontà; per questo il Padre lo glorifica e, a sua volta, il Padre viene glorificato in Lui.

Ma non è un amore passivo, perché è Gesù stesso che si consegna:

«Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio» (Gv 10,17-18)

È un atto pieno e libero della Sua volontà, che si intravvede già qualche versetto prima del nostro brano:

Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà»… E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto»… Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte (Gv 13,21.26-27.30).

È Gesù stesso che affretta l’ora del Suo consegnarsi, che innesca quell’adesso, dando il “via” a Giuda.

Amare nella prova

È un amore che non tentenna, che non aspetta “tempi migliori” o condizioni più favorevoli, ma si manifesta in tutta la sua grandezza proprio nel momento della prova, nel tradimento, nell’infedeltà, nel rifiuto da parte degli uomini, e di quegli uomini che aveva amato più di tutti perché erano «i suoi»:

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine (Gv 13,1).

Quello del manifestarsi nell’ora della prova è un aspetto dell’Amore di Dio che è delineato anche nella prima lettura, quando Paolo e Bàrnaba «confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede», dicono loro:

«dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».

È proprio necessario amare così?

Davanti a questa condizione sperimentiamo tutta la distanza del nostro modo di amare rispetto a quello che Gesù ci insegna e ci chiede; e tornano alla mente le Sue parole:

Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi…? (cfr Lc 6,32-34)

Ma è per forza questa la via dell’Amore? Proprio quando uno non se lo merita lo dobbiamo amare?

Sì, e non è un’intuizione solo cristiana; c’è una frase del poeta latino Catullo che mi è sempre piaciuta:

Amami quando meno me lo merito, perché sarà quando ne avrò più bisogno.

Non è forse vera questa cosa? Se invece di guardare gli altri dall’alto verso il basso provassimo a pensare: quand’è che ho sentito più bisogno di essere amato? Non è proprio nel momento in cui avevo tradito l’amore dell’altro (i genitori, il partner…)?

Lo sa bene il nostro Dio: non c’è altro modo di guarire le ferite dell’Amore che con un Amore ancora più grande.

L’Amore che guarisce

Dio ci ama sempre in modo infinito, ma in modo (se possibile) «ancora più infinito» e misericordioso proprio quando noi lo abbandoniamo, lo rifiutiamo, lo tradiamo… perché Egli è venuto proprio per chiamare a sé i peccatori:

«Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13).

È col Suo Amore gratuito, immeritato, misericordioso, immediato che Dio ci ha salvati e ci salva dalla nostra incapacità di amare.

Ama adesso

Lo dicevo già tre anni fa: quante volte, nei rapporti quotidiani in famiglia, diciamo: «non tocca a me! È lui che ha torto! Deve fare lui il primo passo per venire a chiedermi scusa!»… ma se Dio avesse ragionato così, noi staremmo ancora immersi nelle tenebre del nostro peccato e nessun Cristo sarebbe sceso a salvarci imbracciando la Croce!

Gesù, invece, ci ha amati subito: proprio mentre lo stavamo tradendo, come ha fatto con Giuda.

E allora – se vogliamo imparare ad amare per davvero – non aspettiamo: amiamo subito, amiamo adesso!