Due parole sulla “fase 2” dei cristiani

Abbiamo sentito l’assenza di tante cose in questi giorni di lockdown, compresa l’Eucaristia
Condivido due “pensieri ad alta voce” su questi primi giorni di ripresa della “vita eucaristica”,
senza la pretesa di esprimere giudizi o insegnare nulla…
è quello che mi frulla in testa e rimesta nel cuore.

Ultimamente in TV passa spesso la pubblicità di una famosa catena di supermercati, che dice: «In questi giorni abbiamo compreso il vero valore della parola “indispensabile”».

Siamo proprio così sicuri?

Abbiamo davvero imparato a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo?

Cambieremo?

Molti personaggi famosi hanno detto che – una volta passata questa pandemia – «niente sarà più come prima».

Io ho i miei dubbi.

Mentre scrivo siamo ormai da qualche giorno nella tanto agognata “fase 2”: alcuni si muovono attenti e impauriti, ma tantissimi sono tornati a fare quello che facevano prima, come se nulla fosse successo (anzi, forse anche con qualche esagerazione in più).

Il rapporto con la normalità

Durante la clausura forzata è risuonato spesso lo slogan: «non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema».

Ma vedo che anche questa frase è già stata archiviata: tutto sta tornando “normale” come prima, se non peggio.

Pensiamo anche solo alla frenesia, moltiplicata dall’impazienza per le code fuori dalle farmacie, dalle Poste, dai supermercati… e adesso pure fuori dalle chiese!

Sì, perché anche la Chiesa è stata “travolta” da questa brutta sorpresa che ci ha privato della Santa Messa, del Tempo di Quaresima, della Pasqua, dei Sacramenti, delle Feste Patronali…

Bisogno di Eucaristia

Abbiamo ricominciato a celebrare la Santa Messa, ma con tanta paura e circospezione: per ricevere il Dono più grande che il Signore ci ha lasciato usiamo tutte le attenzioni igieniche possibili e teniamo le distanze.

Ci è mancata l’Eucaristia? Spero di sì.

C’era per forza bisogno di questa privazione forzata e prolungata per capirne l’importanza e uscire dall’abitudinarietà?

Spero di no, altrimenti tra pochi mesi saremo di nuovo punto e a capo, anche noi credenti.

Alcuni cristiani un po’ impazienti (e arrabbiati con i Vescovi, ritenuti troppo “tiepidi” nei confronti del Governo) han gridato spesso: «l’Eucaristia è il centro della vita cristiana!»

Affermazione vera, ma forse usata senza rifletterci abbastanza, o solo come una sorta di “bandiera politica”.

Cos’è l’Eucaristia?

È vero: senza Eucaristia il cristiano non può vivere, e cessa di esistere la Chiesa stessa.

Ma che cos’è l’Eucaristia? È solo il trovarsi in chiesa e salire a fare la Comunione?

Sarebbe davvero poco, troppo poco.

Eucaristia è il «grazie» unanime che la comunità cristiana innalza a Cristo per il Dono totale che Egli fa di sé al Padre per la Salvezza di tutti gli uomini.

Questo dono non ha mai cessato di rinnovarsi nelle mani di tanti sacerdoti che hanno fedelmente celebrato ogni giorno, unendosi sacramentalmente all’offerta di Gesù e spiritualmente a tutti i fedeli.

Il senso del mangiare

Eucaristia è nutrimento spirituale.

Ma il mangiare non è un atto fine a se stesso, o la risposta istintiva al bisogno di sentirsi sazi: lo sanno bene gli sportivi, che seguono un’alimentazione bilanciata e corretta, perché quella è fonte essenziale del loro rendimento fisico.

Dietologi e alimentaristi sostengono – giustamente – che il cibo è la prima “medicina” (o il primo veleno) che assumiamo quotidianamente.

Così il Pane Celeste è anzitutto nutrimento e sostegno alla carità alla quale siamo chiamati.

Mangiare o dar da mangiare?

«Fate questo in memoria di me» non comanda semplicemente di ripetere il gesto rituale dello spezzare il pane e distribuirlo ai commensali; significa invece: «spezzatevi e donatevi anche voi come ho fatto io. Siate voi il cibo gli uni degli altri, offrendo gratuitamente la vostra vita per i fratelli».

Io credo che molti cristiani (e anche non credenti), nonostante la privazione della Comunione Eucaristica, abbiano realmente rinnovato il Sacrificio di Cristo, si siano davvero “spezzati” e “dati in pasto” a favore dei poveri e dei sofferenti in questo terribile momento.

“Ministri laici” di una nuova Eucaristia

Infermieri amorevoli che nelle terapie intensive si sono fatti "ministri laici" di un "Viatico" che i sacerdoti non potevano portare

Quanti medici e infermieri nelle terapie intensive si sono addirittura improvvisati “ministri laici” di un’Unzione degli Infermi e di un Viatico che non potevano essere amministrati sacramentalmente da un sacerdote?

Quanti volontari e operatori dei vari ambiti della società civile hanno messo in secondo piano la loro salute, i loro affetti e la loro stessa vita?

Dottoressa angelo che si prende cura dell'Italia ferita (illustrazione di Franco Rivolli)

In questi esempi concreti non si è forse rinnovato ogni volta il Sacrificio Eucaristico? Non ci siamo forse “nutriti” di quei gesti, al punto di rappresentare medici e infermieri come “angeli custodi” e far scrosciare per loro applausi dai balconi di tutto il mondo?

Assenza ed essenza

Non basta sperimentare l’assenza di qualcosa per capirne l’essenza.

Se ci limitiamo a voler “riempire la pancia” ogni volta che la sentiamo brontolare, siamo solo degli ingordi: non abbiamo ancora capito l’importanza e il valore del cibo.

Se non diventiamo noi stessi “pane spezzato”, il gesto del fare la Comunione rimarrà solo un rito “asettico” e formale, proprio come siamo obbligati a viverlo adesso: con mani disinfettate e guanti sterili, simboli che sembrano dire una distanza più che una vera comunione, un non volersi “sporcare le mani” più che un donarsi generosamente nella carità fraterna.


(P.S. Questi pensieri troveranno spazio anche sul prossimo numero del Notiziario dell’Unità Pastorale Val Brembilla)