Attenti in classe e compiti a casa

1ª Domenica di Avvento (B)

attenti in classe

Is 63,16-17.19;64,2-7Sal 801Cor 1,3-9Mc 13,33-37

Credo che una delle frasi più frequenti al giorno d’oggi sia «Oh! Ma mi stai ascoltando?»

A dirla non è solo la madre nei confronti del figlio adolescente, la maestra nei confronti dell’alunno distratto… capita anche tra due innamorati che stanno facendo la cena a lume di candela per san Valentino, purtroppo!

Viviamo in un mondo distratto, in cui stare attenti è diventato sempre più difficile.

Il dramma della distrazione

Che disastri capitano quando non si sta attenti!

La prima fonte di distrazione che mi viene in mente è il cellulare: quanti incidenti gravissimi e mortali succedono ogni giorno perché ci si distrae alla guida, a causa di un messaggio o una chiamata in arrivo sul telefonino?

O quanti altri fatti drammatici sono capitati a ragazzini che avevano gli auricolari a tutto volume nelle orecchie e – così estraniati dalla realtà circostante – non si sono resi conto in tempo di un pericolo?

Ma se le distrazioni alla guida (o comunque per strada) hanno un esito drammaticamente evidente, altre sono altrettanto gravi, e hanno conseguenze irreparabili: sono le “distrazioni affettive”.

Quante coppie sono andate in crisi (e poi sono “scoppiate”) proprio perché le due parti in causa non si sono rese conto che il proprio partner aveva bisogno di attenzioni e – non trovando risposta – si è allontanato sempre più?

L’Amore non si può distrarre

Richiamare l’attenzione non serve solo per mettere in allerta di fronte ad un pericolo (come l’operaio che sta svolgendo una manovra pericolosa in cantiere e urla «attenzione!»).

Le parole “attenzione” e “attesa” (che caratterizzano il tempo di Avvento) hanno la stessa origine: il «tendere a», l’essere «in tensione» verso qualcosa o qualcuno di importante.

L’attenzione dice il desiderio di ridurre la distanza tra me il mio interlocutore (come quando si sta per salutare una persona cara in partenza alla stazione dei treni, e si fa di tutto – leggendo anche il labiale – per non perdere nemmeno una delle sue parole, nonostante il vociare e il fragore delle carrozze).

La distrazione è proprio il contrario: distrarre significa “sparare”. Qualcosa interviene a distogliermi dal mio intento originale: qualcosa o qualcun altro ci separa dalla persona alla quale eravamo attenti fino a quel momento.

Ma se ci si lascia distrarre significa che è venuto meno l’amore… Può una madre avere una distrazione mentre sta attraversando la strada tenendo per mano il suo bambino? Anche solo il pensiero sarebbe una tragedia, no?

Perché l’amore è attento, ad evitare ogni pericolo alla persona amata, ad intercettare ogni suo bisogno, a precedere ogni sua richiesta… L’amore non si lascia distrarre.

Ri-centrare il cuore su Dio

È il nostro cuore, quindi (più che la mente), ad essere interpellato all’inizio di questo nuovo Avvento. Giusto ieri, ultimo giorno dell’Anno Liturgico, il vangelo di Luca ci faceva lo stesso richiamo:

«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita…» (Lc 21,34).

Oggi Gesù ci ripete: «Fate attenzione! Vegliate!»

È come se ci chiedesse: «siete attenti? Ci siete? Mi state ascoltando? C’è ancora una tensione verso di me? Nel vostro cuore c’è ancora posto per me?»

Stiamo cominciando un nuovo Anno Liturgico, che ci farà ripercorrere e celebrare da capo tutti i grandi misteri della nostra salvezza… e la Liturgia ci chiede:

«ti rendi conto di quello che sta succedendo? Di quello che c’è in campo? Non è la semplice e solita ripetizione meccanica dei gesti e dei riti che facciamo tutti gli anni! Non siamo qui a far finta che Gesù bambino non sia ancora nato… Si tratta del fatto che Dio ti ama al punto da dare la vita per te! Ogni volta! Anche oggi! Te ne rendi conto?!»

O pensiamo che basti adottare una nuova traduzione del Messale Romano per dare una “rinfrescata” alla nostra fede? Gesù ce l’ha insegnato:

«dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21).

Dov’è il baricentro del nostro cuore?

Siamo capaci di cantarlo quel bel canto del Gen Verde: Te al centro del mio cuore… ma sono parole sincere? Facciamoci un serio esame di coscienza…

Se vogliamo verificare la sincerità del nostro rapporto con Dio, la prima prova è proprio il nostro grado di attenzione, di tensione verso di Lui.

Il centro è la Passione di Dio per noi

Marco è il più conciso nello scrivere il suo vangelo, ma sta ben attento a sottolineare le parole-chiave:

«voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino».

I quattro possibili momenti del ritorno del padrone non sono detti a caso: sono i momenti che scandiscono il racconto della Passione, che inizia esattamente il versetto successivo al brano che abbiamo ascoltato oggi.

Sono momenti impressi a fuoco nel cuore dell’apostolo Pietro, di cui Marco evangelista è lo scrivano:

  1. la sera dell’ultima cena: «Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: “In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà”» (Mc 14,17-18).
  2. la mezzanotte, momento del sonno degli apostoli e del tradimento di Giuda: «venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti… E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani» (Mc 14,40.43).
  3. il canto del gallo, momento del rinnegamento di Pietro: «una delle giovani serve del sommo sacerdote, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: “Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù”. Ma egli negò, dicendo: “Non so e non capisco che cosa dici”. Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò» (Mc 14,66-68).
  4. Il mattino, momento della consegna: «E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato» (Mc 15,1).

Memore di quella notte, Pietro fa annotare a Marco questa raccomandazione del Maestro:

«fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati».

Perché già quella notte era successo:

«Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”… Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: “Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole» (Mc 14,33-38 passim).

La nostra miseria e l’Amore infinito di Dio: questo c’è in gioco! Questo celebriamo anche oggi nella Santa Messa! Questa è la ragione del nostro essere salvati!

Come possiamo essere distratti davanti al mistero dell’Amore infinito di Dio per noi?!

Come si fa a rimanere sempre attenti?

Ma come facciamo ad osservare l’invito di Gesù a vegliare? A rimanere svegli? È possibile “stare sull’attenti” per tutta la vita?

Se il Signore ce lo raccomanda significa che Lui sa che è possibile.

Certamente non si tratta di «fare “le suorine”», di pregare tutto il giorno in ginocchio (nemmeno chi ha scelto la vita monastica e claustrale vive di sola preghiera: san Benedetto lo sapeva benissimo).

Gesù, nel suo parlare parabolico, spiega come possiamo conservarci sempre attenti:

«come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque!»

Torna ancora una volta l’immagine che tanto ci ha accompagnato nell’ascoltare Matteo lo scorso Anno Liturgico, nelle parabole del regno, in particolare quella dei talenti, ascoltata due domeniche fa.

Stare attenti e vigilanti non è altro che svolgere il nostro compito, quello che il padrone ci ha affidato nell’attesa del Suo ritorno. A ciascuno di noi ha dato un incarico diverso, e sa che noi possiamo svolgerlo. A ciascuno ha dato una quantità diversa di talenti, e sa che potremo impiegarli bene.

Attenzione in classe e compiti a casa

Vegliare (non solo nell’Avvento, ma in tutta la nostra vita) significa rispondere con tutto il nostro impegno alla vocazione, alla chiamata che il Signore ci ha fatto, e impiegarvi tutta la nostra vita, giorno per giorno, con Amore e disponibilità: come genitori, come figli, come insegnanti, come preti…

Come un bravo scolaro sa che per imparare bene la materia occorre stare attenti in classe e fare i compiti a casa, così noi: stiamo attenti ogni volta che ci viene annunciata la Sua Parola, e tornando a casa «facciamo i compiti», ovvero: mettiamoci al lavoro per collaborare alla costruzione del Regno di Dio, nell’attesa che Cristo venga per portarlo finalmente a compimento.