20 dicembre – 4° giorno della Novena di Natale

Is 7,10-14; Sal 24; Lc 1,26-38

Dicevo già l’altro ieri, commentando il sogno di Giuseppe, che al Signore tocca spesso “fare la gimcana” tra i , i no e i “nì” degli uomini di fronte alle Sue proposte. E la riprova è proprio la prima metà del capitolo 1° del Vangelo di Luca, che ci presenta – come due pagine di un libro aperto – le due annunciazioni speculari dell’arcangelo Gabriele, prima a Zaccaria e poi a Maria.

In questa costruzione letterale fatta da Luca, molti aspetti si sovrappongono, ma molti altri si distinguono fortemente. Il Messaggero celeste ha notizie di gioia per entrambi i destinatari (la nascita di un bimbo prodigioso), ma già i due contesti sono profondamente diversi.

Sacro e profano

Nel primo caso siamo nella solennità ieratica del Tempio, in presenza di un sacerdote che sta svolgendo un’azione liturgica particolarmente solenne (l’offerta dell’incenso sull’altare d’oro all’interno del santuario era un servizio al quale – secondo un ordinamento più tardo della Mishnah – poteva essere ammesso una sola volta nella vita!). Il sacro.

Nel secondo caso siamo nell’umile tugurio (le case di Nazareth erano poco più che caverne scavate nella roccia) di una fanciulla già promessa sposa ma ancora sotto tutela e in casa dei genitori. Una ragazzina (e le donne e i bambini non contavano granché nella società ebraica) di un piccolo villaggio in terra pagana, che davanti agli occhi degli ebrei aveva cattiva fama (si veda come ne parlerà Natanaele). Il profano.

Fuori dagli schemi

Ecco, già qui si capisce che Dio non fa distinzione tra nobiltà e miseria, tra solennità e quotidianità. Anzi: se proprio deve scegliere di privilegiare qualcuno o qualcosa, di sicuro parteggia per i piccoli, i poveri e gli umili. L’ha fatto per tutta la storia della salvezza, ma ancora il suo popolo non l’aveva capito, e continuava a ragionare per schemi “politici” preconfezionati. Ma si sa: al nostro Dio piace stupire, rompere gli schemi e sovvertire le regole e i canoni comuni: «i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore» (Is 55,8).

Dalla sacra liturgia del Tempio alle profane faccende domestiche… eppure la solennità e il “rispetto” con cui Dio si presenta attraverso il Suo Messaggero sono inversamente proporzionali: con Zaccaria, Gabriele appare ritto all’altare e non rivolge alcun saluto. Con Maria invece entra solennemente, porgendo un saluto rispettoso. Immaginiamo che scandalo per la società di allora (si trova scritto in un testo rabbinico: «ad una donna non si porge alcun saluto»)!

A noi che abbiamo già letto la storia fino in fondo e sappiamo che il Risorto apparirà alle donne, a noi che viviamo in una società che si sta (faticosamente) portando verso la parità di genere dopo faticose battaglie, può sembrare una cosa normale… ma tutto è sconvolgente nella scena dell’annuncio a Maria.

Maria ha tutt’altra stoffa

Ma la cosa più sconvolgente è la dignità, la grandezza, l’audacia, la fermezza con cui questa umile ragazzina di un villaggio sperduto a centinaia di chilometri della capitale dialoghi nientepopodimeno che con l’Inviato di Dio!

Ciò che segna la più profonda differenza tra le due scene è la risposta dei due destinatari.

Se Zaccaria si è “meritato” un bel periodo di nove mesi di silenzio per non aver creduto, qui Maria ottiene tutte le spiegazioni che vuole. Perché?

Zaccaria risponde all’annuncio con un «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni» (Lc 1,18). Che significa: «è impossibile, e anche se fosse possibile non è più il caso!».

Maria invece risponde con un «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Può sembrare un’obiezione simile a quella dell’anziano sacerdote, ma c’è una profonda differenza.

Mentre Zaccaria oppone un rifiuto (sia nel credere che Dio sia capace di operare il prodigio, sia nel rendersi disponibile a lasciarsi coinvolgere), Maria chiede di conoscere quali strade Dio abbia “escogitato” per realizzare i suoi disegni. Ovvero: «sono certa che Dio sa fare cose impossibili, ma tu spiegami come, e cosa debba fare io, che ancora non vivo da coniuge col mio promesso sposo».

Leggendo bene quel «come avverrà?» capiamo che Maria non pone alcun dubbio sul fatto che Dio sia capace di portare a termine le Sue opere, con lei o senza di lei! Prima ancora che l’Arcangelo arrivi a chiudere il suo discorso con «nulla è impossibile a Dio», Maria ne è già più che convinta!

Beh, una differenza sostanziale rispetto a Zaccaria, no?

Una figlia degna di suo Padre

Cosa ci insegna l’immensità di questa ragazzina di Nazareth? Che possiamo avere mille dubbi, mille domande, e chiedere un milione di volte «perché?» a Dio (come fanno i bambini piccoli coi loro genitori)… Una sola cosa non dobbiamo mettere in dubbio: che Dio sia onnipotente, e che ci voglia bene!

Maria è come un bambino che – quando parla del suo papà agli altri bimbi – fa la voce grossa, mima e gesticola animatamente per cercare di spiegare quanto il suo papà sia il più grande, il più bello e il più forte del mondo (non dirà proprio queste cose nel Magnificat?)


* Parliamo così anche noi del nostro Dio o siamo muti come dei pesci quando si tratta di dire di Chi siamo figli? E – peggio ancora – quando qualcuno offende il nome del Padre nostro celeste, bestemmiando?