Sezione: Omelie

Riflessioni a partire dalla Parola di Dio della Liturgia

L'unzione di Betania

L’amore è uno spreco

Lunedì Santo – L’unzione di Maria a Betania anticipa quello che sarà il gesto di Gesù: il dono totale di sé. Agli occhi calcolatori di Giuda questo sembra uno spreco. E’ sempre così: quando si cerca di dare un prezzo a tutto (persino all’amore e alle persone) tutto si svuota di significato e perde valore.
Gesù ci invita a recuperare quello che vale veramente: la preziosità degli affetti, delle amicizie, della tenerezza del dare senza fare calcoli e senza pensarci su troppo.
Se riusciremo a recuperare questa “pazzia” dell’amare, allora sapremo ripartire dopo la terribile pandemia che ci ha rinchiuso in casa; altrimenti, nemmeno la ricostruzione di una società florida economicamente ci farà ritrovare benessere. Anzi: costruiremo un mondo peggiore di quello che ci siamo lasciati alle spalle, perché avremo perso un’occasione unica di rifondare tutto sull’Amore.

Gesù resta al suo posto

Chi scappa e chi rimane

Domenica delle Palme – Iniziare la Settimana Santa senza trovarci assieme per una delle celebrazioni più significative e attese della pietà popolare, senza il gioioso corteo dei rami d’ulivo, ci fa sentire ancora più forte la durezza e lo sconforto di questo periodo terribile di isolamento e “distanziamento sociale”. E dal cuore salgono – sempre più vividi – i sentimenti della solitudine e dell’abbandono. L’anima si riempie sempre di più di dubbi, e ci viene sempre più frequente di chiedere a Dio se ci abbia dimenticati, se si sia stancato così tanto di noi da abbandonarci soli a combattere questa terribile prova.
Ma proprio in tutto questo dolore siamo invitati a scendere più in profondità, e dalla solitudine delle nostre case metterci in ascolto più attendo del racconto della Passione, così da non essere più semplici spettatori di uno “show”, ma attori della più grande storia d’Amore. Scopriremo allora che siamo noi quelli che scappano e fuggono di fronte alle sofferenze dell’umanità. Chi invece rimane al Suo posto, fino alla fine, è Dio, che nel Suo Figlio dona la Sua vita per noi.

Vinta è ormai la morte

Vinta è ormai la morte

5a Domenica di Quaresima – In questo cammino alla riscoperta dei doni del nostro Battesimo siamo di fronte la passo più difficile: quello che ci mette a tu per tu con la morte.
Il racconto della vicenda di Lazzaro è scandaloso: sembra quasi che Gesù “giochi” con la nostra paura di morire. Ancora una volta, di fronte alla nostra sofferenza, sembra essere assente, altrove. E’ un mistero il fatto che Dio permetta la nostra sofferenza e angoscia, ma – proprio perché nemmeno Gesù si è risparmiato la sofferenza della morte e l’angoscia del sentirsi abbandonato persino da Dio nel momento della prova suprema – il Signore ci chiede di fidarci, e di accettare questa prova come necessaria.
Solo accettando di stare nel buio fetore del sepolcro con Lazzaro, di morire e consumarci come il chicco di grano, potremo sperimentare la forza di Cristo sulla morte. Solo allora potremo essere certi che anche per noi ci sarà quel grido di vittoria del Risorto: «Vieni fuori!». Il grido di colui che alla morte intima: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Il cieco nato

Ero cieco e ora ci vedo

4a Domenica di Quaresima – Se siamo convinti di vederci bene, di saper già tutto, di non dover mai rimettere in discussione la nostra vita, non possiamo crescere nella fede. Potrebbero succedere attorno a noi le più grandi meraviglie ma non saremo mai in grado di leggervi dietro la presenza e la mano di Dio, che continua in modo misterioso a creare e ricreare l’uomo e il mondo. Come i discepoli ci fermeremo a chiedere «di chi è la colpa?». Come i farisei continueremo a catalogare tutto il mondo con gli schemi della legge antica, e non saremo in grado di vedere le grandi opere di Dio.
Dobbiamo chiedere al Signore di guarire, di ricreare i nostri occhi, così da saper riconoscere in Lui il Signore della storia e gettarci ai suoi piedi per adorarlo.

Anfora vuota

L’anfora vuota e il cuore pieno

3a Domenica di Quaresima – La Liturgia della Quaresima ci fa percorrere un cammino catecumenale, di riscoperta del nostro Battesimo. Ogni domenica una nuova tappa, un nuovo gradino.
Dopo aver sperimentato nel deserto il dubbio di non essere figli di Dio e aver scoperto che Dio non ci abbandona alla tentazione ma la affronta con noi, siamo saliti sul Tabor a “sbirciare” la gloria e la gioia che ci attendono, e abbiamo scoperto che per arrivarci dobbiamo impegnarci ad ascoltare il Figlio di Dio, a prenderlo sul serio e incamminarci con Lui sulla via della Croce. Oggi, in questo terzo passo del nostro cammino, siamo a tu per tu con la nostra sete e la sete di Dio. Scopriamo che noi spesso cerchiamo di appagare la nostra sete e i nostri desideri con un’acqua “stagnante”, e che invece Dio – che ha sete dell’incontro con noi – desidera saziarla per sempre con il dono del Suo Santo Spirito, fonte di acqua viva che zampilla in noi per la vita eterna. Anche noi – come la Samaritana – diciamo a Gesù: «Signore, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete!»

Ascolta!

Ascoltatori, non spettatori

2a Domenica di Quaresima – Dopo averci assicurato che non ci abbandona nella tentazione, il Signore ci invita a proseguire il cammino con Lui. E non è una “passeggiata”. Sul monte alto della Trasfigurazione siamo invitati a trasfigurarci anche noi: da semplici “spettatori” a veri ascoltatori. Non possiamo più accontentarci di vivere il nostro essere cristiani come dei “ripetitori” che dicono automaticamente «Tu sei il Figlio di Dio». Ora si tratta di crederGli, di prenderLo sul serio come tale, di ascoltarLo, di obbedirGli e di seguirLo, fino alla Croce. Dal Tabor si intravede già il Calvario. E’ là che siamo chiamati ad andare perché la nostra vita si trasfiguri in Lui.