Sezione: Ciclo Unico

Omelie delle domeniche e feste che hanno letture sempre uguali, non distinguendosi secondo il ciclo triennale (A,B,C)

Il cielo in terra

Tirar giù il cielo in terra

Assunzione della Beata Vergine Maria

Maria è stata assunta in cielo con tutta se stessa, in anima e corpo, perché aveva già cominciato a “vivere in cielo” durante la sua esistenza terrena.
Se c’è una persona che ha reso vere nella sua vita le parole del Padre Nostro «come in cielo, così in terra», quella è proprio la Madonna.
Cosa ci insegna oggi Maria? Che l’Assunzione non è un evento che accadrà un giorno, chissà quando, alla fine della nostra vita terrena (magari sperando che sia il più tardi possibile). Ascenderemo – quel giorno – solo se avremo iniziato a salire su, un poco alla volta, ogni giorno, come ha fatto Maria. Alla fine della nostra esistenza terrena non andremo in cielo se non l’avremo “tirato giù”, qui su questa terra, giorno per giorno, parola dopo parola, azione dopo azione, vivendo da «figli del Regno».
Guardiamo Maria e i Santi, perché la loro sorte di gloria è riservata anche a noi, ma non stiamo con le mani in mano; facciamo ogni giorno la volontà di Dio, facciamo che anche in noi Cielo e terra si tocchino: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra».

sono fatto così

Non dire «sono fatto così»

Lunedì della 2ª settimana di Pasqua

Il cristiano non può dire «ormai, alla mia età, non posso più cambiare. Io sono fatto così», perché renderebbe vana la Croce di Cristo e la Grazia da Lui conquistata.
Se fossimo solo “carne” potremmo dire che molte cose sono irreparabili. Ma noi non siamo solo carne: siamo spirito. Col Battesimo siamo «rinati dall’alto», e dentro di noi lo Spirito Santo ha messo un germe di vita eterna: la Grazia di Cristo.
Attraverso questo dono noi possiamo continuamente rinnovarci interiormente per assomigliare sempre più a Cristo, che in noi fa morire «le opere della carne» e fa crescere «il frutto dello Spirito» (cfr Gal 5,16-26).

Parole parole...

Parole parole…

Lunedì fra l’Ottava di Pasqua

La sproporzione tra i mezzi a disposizione delle fake news e quelli a favore della Verità è evidente, disarmante. Come può un discepolo controbattere a chi vuole negare la verità della Risurrezione di Cristo? È una guerra persa in partenza.
Ma la forza della Parola di Dio non sta nei mezzi usati per annunciarla e nemmeno della prepotenza dei Suoi messaggeri.
Anzi, il cristiano sa che la Verità non ha bisogno di violenza per affermarsi, perché Essa renderà ragione a se stessa.
Le parole vuote e false degli uomini passeranno, ma «le Sue parole non passeranno».

Correre

Correre sì, ma con una meta!

Domenica di Pasqua

Si corre per tanti motivi nella vita: per paura del pericolo, per la fretta di fare tutto quel che ci tocca, per competere e vincere, per l’impazienza di un incontro gioioso…
Tutti conosciamo quel famoso proverbio del leone e della gazzella che termina con «non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre».
Anche il cristiano sa che deve correre: è importante che non smetta mai di correre e di aver la forza e il desiderio di correre, ma non per paura di morire, bensì per il desiderio di vivere per sempre, nel Cristo Risorto che vive in eterno.

Ecce homo

Ecco l’uomo

Venerdì Santo

In questo giorno la Chiesa non celebra l’Eucaristia, perché «lo Sposo le è stato tolto». Siamo invitati ad ascoltare in silenzio, a contemplare e adorare la Croce.
Obbediamo al richiamo dei più insospettabili, Pilato e gli altri pagani, che ci dicono «Ecco l’uomo, ecco il Re dei Giudei, Ecco il Figlio di Dio!»
Non basta essere religiosi, cristiani di nome, per credere che quell’uomo sfigurato dal dolore e dalla cattiveria umana sia la risposta di Dio al male del mondo.
Occorre ascoltare anche l’«Ecco» di Gesù, che ci invita ad accogliere Maria come nostra madre, e farci aiutare da lei a educare anche i nostri occhi, perché «volgendo lo sguardo a Colui che hanno trafitto» vi sappiamo vedere in filigrana la conferma che la fedeltà di Dio non viene meno, anche nei giorni della prova, del dolore e della sofferenza.

Gesù lava i piedi a Pietro

Prima deporre, dopo servire

Giovedì Santo, nella Cena del Signore

Istituzione della Santa Eucaristia e dono del Sacerdozio ministeriale sono profondamente legati tra loro. Non c’è Eucaristia senza Sacerdozio né viceversa.
Ecco perché l’evangelista Giovanni sceglie di raccontarci la Lavanda dei piedi anziché la Frazione del Pane. Solo capendo fino in fondo che l’Eucaristia è Servizio possiamo viverla in pienezza.
Gesù – da Figlio di Dio – si è totalmente spogliato di sé, ha «deposto le sue vesti» e si è chinato sull’umanità sofferente, perché «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».
Pietro (e ogni discepolo) quindi non è ancora pronto a seguire Gesù ora.
Deve aspettare un “dopo”.
Dopo aver sperimentato i propri fallimenti, dopo aver visto l’immensità dell’Amore di Dio in croce, dopo aver ricevuto il Suo perdono e nuovamente la Sua fiducia… dopo aver finalmente imparato a “spogliarsi” di sé per rivestirsi di Cristo.