Sezione: Ciclo Unico

Omelie delle domeniche e feste che hanno letture sempre uguali, non distinguendosi secondo il ciclo triennale (A,B,C)

sono fatto così

Non dire «sono fatto così»

Lunedì della 2a Settimana di Pasqua
Il cristiano non può dire «ormai, alla mia età, non posso più cambiare. Io sono fatto così», perché renderebbe vana la Croce di Cristo e la Grazia da Lui conquistata.
Se fossimo solo “carne” potremmo dire che molte cose sono irreparabili. Ma noi non siamo solo carne: siamo spirito. Col Battesimo siamo «rinati dall’alto», e dentro di noi lo Spirito Santo ha messo un germe di vita eterna: la Grazia di Cristo.
Attraverso questo dono noi possiamo continuamente rinnovarci interiormente per assomigliare sempre più a Cristo, che in noi fa morire «le opere della carne» e fa crescere «il frutto dello Spirito» (cfr Gal 5,16-26).

Parole parole...

Parole parole…

Lunedì fra l’Ottava di Pasqua
La sproporzione tra i mezzi a disposizione delle fake news e quelli a favore della Verità è evidente, disarmante. Come può un discepolo controbattere a chi vuole negare la verità della Risurrezione di Cristo? È una guerra persa in partenza.
Ma la forza della Parola di Dio non sta nei mezzi usati per annunciarla e nemmeno della prepotenza dei Suoi messaggeri.
Anzi, il cristiano sa che la Verità non ha bisogno di violenza per affermarsi, perché Essa renderà ragione a se stessa.
Le parole vuote e false degli uomini passeranno, ma «le Sue parole non passeranno».

Corre chi spera a ama

Correre sì, ma con una meta!

Domenica di Pasqua – Si corre per tanti motivi nella vita: per paura del pericolo, per la fretta di fare tutto quel che ci tocca, per competere e vincere, per l’impazienza di un incontro gioioso…
Tutti conosciamo quel famoso proverbio del leone e della gazzella che termina con «non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre».
Anche il cristiano sa che deve correre: è importante che non smetta mai di correre e di aver la forza e il desiderio di correre, ma non per paura di morire, bensì per il desiderio di vivere per sempre, nel Cristo Risorto che vive in eterno.

Ecce homo

Ecce homo

Venerdì Santo – In questo giorno la Chiesa non celebra l’Eucaristia, perché «lo Sposo le è stato tolto». Siamo invitati ad ascoltare in silenzio, a contemplare e adorare la Croce.
Obbediamo al richiamo dei più insospettabili, Pilato e gli altri pagani, che ci dicono «Ecco l’uomo, ecco il Re dei Giudei, Ecco il Figlio di Dio!»
Non basta essere religiosi, cristiani di nome, per credere che quell’uomo sfigurato dal dolore e dalla cattiveria umana sia la risposta di Dio al male del mondo.
Occorre ascoltare anche l’«Ecco» di Gesù, che ci invita ad accogliere Maria come nostra madre, e farci aiutare da lei a educare anche i nostri occhi, perché «volgendo lo sguardo a Colui che hanno trafitto» vi sappiamo vedere in filigrana la conferma che la fedeltà di Dio non viene meno, anche nei giorni della prova, del dolore e della sofferenza.

Gesù lava i piedi a Pietro

Prima deporre, dopo servire

Giovedì Santo – Istituzione della Santa Eucaristia e dono del Sacerdozio ministeriale sono profondamente legati tra loro. Non c’è Eucaristia senza Sacerdozio né viceversa.
Ecco perché l’evangelista Giovanni sceglie di raccontarci la Lavanda dei piedi anziché la Frazione del Pane. Solo capendo fino in fondo che l’Eucaristia è Servizio possiamo viverla in pienezza.
Gesù – da Figlio di Dio – si è totalmente spogliato di sé, ha «deposto le sue vesti» e si è chinato sull’umanità sofferente, perché «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».
Pietro (e ogni discepolo) quindi non è ancora pronto a seguire Gesù ora.
Deve aspettare un “dopo”.
Dopo aver sperimentato i propri fallimenti, dopo aver visto l’immensità dell’Amore di Dio in croce, dopo aver ricevuto il Suo perdono e nuovamente la Sua fiducia… dopo aver finalmente imparato a “spogliarsi” di sé per rivestirsi di Cristo.

Il "signor nessuno"

Meglio senza nome che senza vita

Mercoledì Santo – Ancora una volta la nostra attenzione va a puntare sulla persona sbagliata. Non è Giuda il traditore a ricoprire il ruolo dell’attore non protagonista di questa vicenda. Non sono nemmeno i discepoli, perché hanno la testa altrove e il cuore già occupato da altri desideri e cose che ritengono più di valore.
Se l’Ultima Cena può avere luogo è perché un “tale” senza nome mette a disposizione la sua casa per Gesù.
Giuda ha svenduto Gesù al prezzo di uno schiavo, ma anche i suoi compari credono che valga di più la loro fama che non il Dono immenso di Cristo nell’Eucaristia.
Credo sia un monito grande per tutti noi, in questa vigilia del Giovedì Santo. Se vorremo essere pronti ad accogliere Gesù che si fa Dono, che ci dona se stesso nella Santa Eucaristia, dovremo prima svuotare il cuore, rinunciare a “farci un nome”, a darci una fama.