Martedì Santo

Is 49,1-6; Sal 71; Gv 13,21-33.36-38

Innumerevoli studiosi delle Sacre Scritture si sono chiesti chi sia il “discepolo amato” che compare nel Vangelo di Giovanni.

La tradizione l’ha identificato a lungo con lo stesso Giovanni, figlio di Zebedeo, fratello di Giacomo, autore del quarto Vangelo.

Gli esegeti più recenti discordano e ne fanno una figura di quello che dovrebbe essere il “discepolo ideale”, come lo vorrebbe Gesù.

Quello che – appunto come dice il brano di oggi – «si china sul petto di Gesù» e sarà presente fin sotto la Croce…

La mia teoria folle

Io – a partire dal vangelo di oggi – mi spingo oltre, in un volo pindarico che non ha basi scientifiche o filologiche.

La mia teoria non ha altre basi se non l’infinita misericordia di Dio, che Gesù ha continuamente annunciato in tutta la Sua vita, e che è arrivata al gesto estremo del dono totale di sé.

Il discepolo amato è Giuda!

«Ma sei matto?!» direte voi, scandalizzati e inorriditi…

Sì, sono matto, ma mai tanto quanto è “pazzo” Nostro Signore… pazzo d’Amore per noi.

Le scelte discutibili di Gesù

A chi lo accusava di essere sempre in compagnia dei pubblicani e dei peccatori, Gesù rispondeva:

«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,12-13).

Gesù è andato in cerca dei più lontani, sempre, a partire dall’inizio del suo ministero pubblico, in Galilea: una terra considerata quasi eretica (cfr Mt 4,12-17).

Persino nel gruppo dei Dodici ci aveva “infilato” un pubblicano: Levi-Matteo.

E anche gente con idee piuttosto estreme, se il soprannome “Zelota” dell’apostolo Simone il Cananeo alludeva al suo orientamento politico…

Un gesto inequivocabile

Ma torniamo al brano evangelico di oggi, nel quale trovo il motivo che sostiene la mia pazza teoria.

I vangeli sinottici annotano che Gesù, per indicare il traditore, avrebbe detto che era colui che intingeva nel piatto assieme a lui (cfr Mt 26,23; Mc 14,20; Lc 22,21).

L’evangelista Giovanni invece dice:

«È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò».

Non è un particolare di poco conto.

Nella cultura semitica del tempo, questo era il gesto che il padrone di casa faceva verso l’ospite di riguardo.

Un gesto di affetto e di rispetto. Il gesto dell’amicizia e dell’accoglienza.

(Tra l’altro, il vocabolo greco psomìon, usato per indicare il boccone, è lo stesso che da sempre si usa – in greco – per indicare la “particola” eucaristica…)

Con quel gesto Gesù non ha solo rivelato il traditore, ma ha perdonato Giuda, amandolo fino alla fine.

La luce scalza le tenebre

A Giuda, che sta per consumare il suo peccato, Gesù offre la sua riconciliazione.

Gli dà il boccone dell’amicizia e dell’amore, pur facendo verità sulle scelte del suo amico (proprio così lo chiama, anche nel momento effettivo della consegna attraverso il gesto-segnale del bacio).

Fino alla fine – nonostante Giuda abbia ormai la notte nel cuore – Gesù cerca di portare in lui la luce dell’amicizia e del perdono.

Sembra un gesto sprecato, inutile (come apparve un spreco inutile – proprio a Giuda – l’unzione di Betania che abbiamo ascoltato ieri).

L’annotazione del racconto sembra non lasciar scampo:

«Ed era notte» (Gv 13,30).

Ma non bisogna mai dimenticare l’affermazione del Prologo, che condensa fin da subito tutto il Vangelo:

«la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta»
(Gv 1,5).

Amore fino alla fine

C’è sempre la possibilità di appellarsi a questo amore, fino all’ultimo respiro.

Anche sul Golgota era calato il buio… eppure quelle tenebre non hanno impedito alla luce della misericordia di agire in quell’uomo che tutti conosciamo come il “buon ladrone” (cfr Lc 23,39-43).

E prima ancora nei crocifissori:

«Gesù diceva: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”» (Lc 23,34).

Chi è qui il “discepolo amato”? Sono i soldati… è il “buon ladrone”!

Altra ipotesi strampalata

Non vi piace Giuda come “discepolo amato”?

Va beh, allora facciamo che è Pietro.

Sì, proprio lui, che alla fine del brano odierno promette: «Darò la mia vita per te!»

Ma sappiamo bene che lui sarà capace solo di scappare (prima) e di rinnegare (poi).

Sara Gesù a dare la Sua vita. Proprio per Pietro!

E sarà proprio Pietro che Gesù tornerà a cercare per affidargli la Sua Chiesa (cfr Gv 21,15-19).

In conclusione…

Non vi piace Giuda come “discepolo amato”? Né Pietro? Né il “buon ladrone”? Né i soldati?

Beh… per forza: sono io il “discepolo amato”, con tutte le mie infedeltà e le mie “promesse da marinaio”.

Sei tu, che hai letto fino a qui, curioso come gli altri discepoli di sapere «chi è colui che tradirà Gesù?»

Siamo tutti noi, tutti quelli che – proprio per le loro infedeltà – si sono guadagnati la misura più alta della Sua Misericordia.