24 dicembre – 8° giorno della Novena di Natale

2Sam 7,1-5.8-12.14.16; Sal 89; Lc 1,67-79

Quello che ascoltiamo nel vangelo di questo ultimo giorno della Novena di Natale è il Benedictus: uno dei tre Cantici evangelici che la Chiesa prega da secoli nella Liturgia delle Ore (alle Lodi Mattutine; invece il Magnificat ai Vespri e il Nunc dimittis nella Compieta).

Lo proclama Zaccaria, colui che inizialmente si era chiuso ai disegni di Dio. A causa della sua incredulità l’Arcangelo Gabriele gli aveva imposto nove mesi di silenzio.

Tempo di gestazione

Nove mesi sono il tempo della gestazione. Gli stessi che ha vissuto sua moglie Elisabetta portando in grembo Giovanni, gli stessi che ha trascorso Maria in attesa di dare alla luce il Salvatore del mondo.

A tanti scettici (ma anche a tanti cristiani – purtroppo) fa sorridere l’espressione «concepire per opera dello Spirito Santo», perché sono così lontani dalla fede, sono così chiusi nel cuore (come lo era Zaccaria) da non credere a nulla che eccepisca le regole della natura.

Lo “zampino” dello Spirito Santo

Ma se il concepimento verginale di Maria può creare problemi “scientifici”, nessuno (se non un insensibile) potrebbe mai negare che quando si lascia spazio allo Spirito, Questi faccia continuamente sgorgare dal cuore e dalla mente degli uomini delle opere d’arte.

Credo che nessuno negherebbe mai che furono ispirati Beethoven nel comporre le sue sinfonie, Michelangelo nel creare le sue sculture e i suoi dipinti, Leonardo da Vinci nel concepire le sue invenzioni…

Ci sono un sacco di opere dell’uomo che vengono dette “spirituali”, appunto perché sono frutto di “ispirazione”, ovvero: per il fatto che lo Spirito «ci mette il suo zampino».

Quattro esempi da seguire

Così l’evangelista Luca (che nomina lo Spirito Santo 13 volte nel suo vangelo e ben 40 volte negli Atti degli Apostoli) ci presenta nei primi due capitoli – dedicati ai racconti del Natale – ben quattro personaggi che “concepiscono” per opera dello Spirito Santo.

1. Elisabetta che, ispirata dallo Spirito Santo, esclama alcune delle parole che sono rimaste nell’Ave Maria che preghiamo ogni giorno:

«Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”» (Lc 1,41-42).

2. Maria che, già fecondata dallo Spirito Santo nel cuore e nel grembo, ci fa il dono stupendo del Magnificat.

3. Zaccaria che, dopo una “gestazione” di nove mesi nel silenzio dell’ascolto e della contemplazione

«fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
“Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo…”»
(Lc 1,67-68)

4. Il vecchio Simeone:

«uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù… anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
“Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola…»
(cfr Lc 2,25-32).

Dobbiamo concepire e partorire anche noi

Stanotte nessuno di noi metterà al mondo fisicamente il Salvatore, perché questo dono ci fu fatto una volta per sempre attraverso il grembo verginale di Maria, ma tutti siamo chiamati a concepire per opera dello Spirito Santo.

Le condizioni perché ciò avvenga ce le hanno suggerite i personaggi che ho appena nominato, e che ci hanno accompagnato in questi giorni ferventi di attesa trepidante del Natale: silenzio, ascolto, attesa, contemplazione, fiducia in Dio e disponibilità a lasciarsi coinvolgere nei Suoi disegni.

E dopo aver così concepito per opera dello Spirito Santo, tutti siamo chiamati a far nascere Dio nel nostro cuore, perché, come scriveva Angelo Silesio (un protestante tedesco del seicento che quando si convertì al cattolicesimo diventò frate minore e poeta):

«Anche se Cristo nascesse mille e diecimila volte a Betlemme a nulla ti gioverà se non nasce almeno una volta nel tuo cuore»

(Angelus Silesius, Il Pellegrino cherubico).