Da che dipende?

30ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

dipende tutto a chi ti sei appeso

Gesù vuole farci capire che siamo dipendenti dall’Amore, che l’Amore per Dio e per il prossimo è il cardine della nostra vita: non possiamo fare a meno di Amare

Es 22,20-26Sal 181Ts 1,5-10Mt 22,34-40

Come nel brano di domenica scorsa, la domanda posta a Gesù ha un fine maligno, ma Lui la sa trasformare in occasione di catechesi, per i suoi detrattori di allora e anche per noi oggi.

Allargare lo sguardo

Anche questa volta Gesù non si limita a rispondere in modo astuto e intelligente, ma invita ad allargare gli orizzonti, a cambiare prospettiva, a considerare le cose dal punto di vista di Dio.

Domenica scorsa ci invitava a capire che – in realtà – tutto quello che abbiamo non è nostra proprietà, ma una ricchezza che ci è affidata e che dobbiamo restituire, giorno per giorno: come onesti cittadini e come buoni cristiani.

Nel vangelo di oggi l’invito è a non considerare i comandamenti come semplice dovere, ma come un dono.

Fermarsi a fare una sorta di classifica di importanza delle norme divine (il che – ai tempi di Gesù – diventava anche una disputa tra scuole di rabbini) significa perdere di vista il vero significato della Legge di Dio: essa non è un’imposizione gravosa, ma il consiglio del nostro Padre Celeste su come stare lontani dai pericoli, ed evitare di perderci nelle nostre solitudini.

Ecco perché Gesù non si accontenta di rispondere “a macchinetta” una lezioncina imparata a memoria fin da piccolo (come ogni ebreo osservante, che ripeteva due volte al giorno lo Shemà Israel), ma spiega e completa, mantenendo la promessa fatta sul Monte delle Beatitudini:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento» (Mt 5,17).

Gli inseparabili

Così, se nella questione riguardante i tributi aveva suggerito un altro “esattore” oltre a Cesare («…e [rendete] a Dio quello che è di Dio»), oggi risponde ad una domanda che – in realtà – non gli era stata posta. Il dottore della Legge capzioso era interessato solamente a sapere quale fosse il comandamento (più) grande; Gesù ne aggiunge un secondo:

«Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”».

In realtà non si tratta di un altro comandamento, ma del completamento del primo. Potremmo sostituire l’espressione «è simile a» con «è inseparabile da». Insegnerà – infatti – san Giovanni:

«Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).

Quante persone (anche tra i cristiani – purtroppo) sono convinte che Dio non abbia nulla a che fare con l’amore… la ragione di questa assurda convinzione è che si pensa all’amore come qualcosa di umano, frutto solo dei propri sforzi e della propria volontà.

Ma noi cristiani sappiamo (e dobbiamo sempre ricordare) che «l’Amore è da Dio»! (cfr 1Gv 4,7)

Separare l’amore per Dio da quello per il prossimo è sempre un inganno: non esiste l’uno senza l’altro.

Il dramma di una tragica separazione

Quante persone dicono (e sono convinte) di amare Dio perché ne difendono a spada tratta l’onnipotenza, la trascendenza, la sacralità… Sono quelli che io chiamo i “fondamentalisti cattolici”, che insorgono anche contro il Papa appena vedono messe in dubbio le proprie convinzioni ataviche, fatte di formule dogmatiche e norme liturgiche.

Amare Dio senza amare gli altri

Proprio queste persone – in nome di un tale e presunto amore per Dio – “asfaltano” letteralmente i fratelli, e con prepotenza li scomunicano pubblicamente quando – nella loro semplicità – vivono una fede magari fatta di devozioni popolari e semplificazioni, ma comunque genuina e sincera.

All’udienza generale di questo mercoledì, Papa Francesco, denunciava questo atteggiamento come «ateismo pratico»:

«Se tu preghi tanti rosari al giorno, ma poi chiacchieri sugli altri e hai rancore dentro, hai odio contro gli altri, questo è artificio puro, non è verità, non è consistente… Quell’ateismo di tutti i giorni: “io credo in Dio”, ma con gli altri distanza, mi permetto di odiare gli altri. Questo è ateismo pratico».

Amare gli altri senza amare Dio

Allo stesso modo, sono da compatire coloro che hanno eliminato ogni riferimento divino dalla propria vita: gente che fa volontariato semplicemente per filantropia (o per sentirsi a posto, o per farsi vedere), che predica la tolleranza ad ogni costo, che però non è altro che un indifferentismo mascherato, dove tutte le idee e i valori sono sullo stesso piano e ognuno è libero di pensare e fare ciò che vuole, senza alcun criterio etico e morale.

«L’importante è volersi bene… Peace and love!» dicono… Ma non tutti gli amori sono un bene! Quanti “amori” sono così malati da arrivare ad uccidere? Perché non erano altro che un egoistico amore di sé.

Non c’è due senza tre…

Ed ecco che anche su questo tema (l’amore di sé) Gesù ha qualcosa da insegnarci: nel comandare l’Amore per il prossimo – infatti – introduce un termine di paragone ben preciso: «come te stesso».

Ma cosa vuol dire amare se stessi?

Tanti al giorno d’oggi liquidano tutto con il tipico consiglio da psichiatra: «devi volerti più bene»; ma sotto sotto, non intendono altro che un sonoro «fregatene di tutti e pensa solo a te stesso».

Ma questo è l’esatto contrario dell’Amore insegnato da Gesù, che – nella scelta tra sé e l’umanità – ha messo se stesso in secondo piano:

«il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45).

Volersi bene, amare se stessi, significa guardarsi con gli occhi di Dio, vederci e sentirci come figli Suoi, amati, compresi, e sempre perdonati.

Questo implica il ricordarci che non siamo figli unici: il Padre Celeste ha tanti figli, e desidera che si amino tra di loro.

…e il quarto vien da sé

Non è finita qui. Gesù aggiunge:

«Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Questa conclusione mira a farci capire il senso vero di tutta la Legge: essa non è un insieme di regolette, rispettando le quali ti “guadagni” qualcosa.

L’intento del dottore della Legge (oltre che capzioso) era – probabilmente – fazioso: gli interessava stabilire chi avesse ragione tra le varie scuole di pensiero (farisei, sadducei, erodiani, esseni), e sapere con chi si schierasse il rabbì di Nazareth.

Per il “cristiano medio” di oggi, la domanda su quale sia il comandamento più importante, potrebbe – tutt’al più – avere un intento semplificativo («vediamo di individuare la norma principale, così da essere “giustificati” se non si osservano tutte le altre»).

Gesù ribadisce che tutta la Legge e i Profeti (ovvero: tutto l’insegnamento della Divina Rivelazione) sono di fondamentale importanza… ma che – allo stesso tempo – tutta la Bibbia perderebbe significato se venisse slegata e “sganciata” dal comandamento dell’Amore.

Il punto cardine

Magari qualcuno si è chiesto come mai io abbia scelto di mettere un cardine come immagine di questa omelia… beh: perché il verbo utilizzato da Gesù per dire che tutta la Legge e i Profeti «dipendono» dal comandamento dell’Amore allude a questo.

Kremànnymi (κρεμάννυμι in greco) significa «essere appesi», e allude ad un gancio fissato nella parete, oppure al cardine sul quale poggia il battente di una finestra, di una porta, di un cancello… (per inciso, è anche il verbo usato nel Nuovo Testamento per indicare Gesù appeso al legno della croce).

Cosa succede se salta il gancio al quale avevamo appeso un quadro, se una porta si sgancia dai suoi cardini? Cade rovinosamente a terra, va tutto a scatafascio!

Ebbene: nella nostra vita qualsiasi cosa venga “sganciata” dal grande comandamento dell’Amore perde il suo significato e finisce miseramente.

Dipendenti dall’Amore

Partendo da questa “dipendenza”, mi piace allora terminare con un’altra immagine provocatoria.

Al giorno d’oggi si parla tanto di dipendenze, generalmente in senso negativo (da sostanze stupefacenti, dall’alcool, dal sesso, dal cibo…).

Anche se non in forma così grave (almeno spero), ciascuno di noi ha le sue “dipendenze”: da cose, persone, oggetti, abitudini di cui non riesce a fare a meno. E sono dipendenze che spesso impediscono la nostra libertà e la nostra gioia.

Io vorrei tanto che – con l’aiuto di Dio – riuscissimo a ridurre tutte le nostre dipendenze ad una sola: quella dall’Amore, l’Amore vero insegnatoci da Gesù:

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13).

Che bello sarebbe se potessimo un giorno arrivare a dire con sincerità: «non posso fare a meno di Amare»!

Da che dipende?

E – per finire – «dipende…» è anche l’espressione che usiamo per porre una sospensione dubitativa di fronte alle domande più difficili della vita. Credo che uno dei quesiti più impegnativi sia «qual è il senso della tua esistenza?».

Qual è la risposta? Ebbene sì, è proprio: «dipende…»!

Da cosa dipende? «Da che punto guardi il mondo», cantavano gli Jarabe de Palo… Se lo guardi dalla prospettiva di Dio, allora è una qualcosa di meraviglioso, no?

Detto questo, non posso che lasciarvi con questa stupenda canzone che conoscerete benissimo: