6a Domenica del Tempo Ordinario

Sir 15,16-21; Sal 119; 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37

Se c’è una cosa che ci dà fastidio sono le regole, le imposizioni. Viviamo in un mondo in cui “libertà” è sinonimo di «ognuno può fare quello che vuole». Perciò, anche in ambito di fede, l’uomo è continuamente alla ricerca di una “via” che gli consenta di affermare a tutti i costi il proprio ego.

L’errore è sempre quello – da che mondo è mondo – (e non a caso è stato chiamato “peccato originale”): voler essere al di sopra di tutto, indipendenti, senza nessuno a cui dover obbedire e rendere conto. In una parola: essere “assoluti” (in latino absolutus significa “libero da ogni vincolo”).

Ma – per un credente – di Assoluto c’è solo Dio; e quindi, una siffatta “libertà assoluta” non è altro che il rifiuto stesso di Dio. L’uomo che voglia realizzare la propria libertà tagliando ogni legame di dipendenza dagli altri (e da Dio stesso) sarebbe come un forsennato che taglia il ramo su cui sta seduto!

Le regole servono

Una volta, nel catechismo ai preadolescenti, parlando proprio di regole e di libertà, ho proposto un’attività nella quale, iniziando a giocare ad un gioco conosciuto da tutti (ad esempio il calcio), ad un certo punto ognuno potesse cambiare una regola a piacere (tipo: poter sempre prendere e tirare la palla con le mani).

Ebbene, dopo due-tre minuti, oltre al caos, iniziavano a manifestarsi i primi segni di insofferenza reciproca e dell’incrinarsi dei rapporti basilari di lealtà e amicizia (a volte basta un piccolo malinteso, o uno scherzo che duri troppo, per mettere in crisi un rapporto decennale).

L’affermazione sembra assurda, ma… anche la libertà ha bisogno di regole. E anche l’amore.

Non sto a ribadire il concetto, perché di libertà avevo già parlato l’estate scorsa (per chi volesse rileggere quelle considerazioni, si trovano nel commento alle letture della 13a Domenica del Tempo Ordinario).

Quando ci si vuole bene, non solo si accettano delle regole che permettano la convivenza, ma addirittura, ce le si auto-impone.

Se ami qualcuno, arrivi a dirgli «ogni tuo desiderio è un ordine», e lo dici sinceramente, perché la sua felicità è la tua.

Sembra una contraddizione per l’uomo d’oggi, ma le regole stanno alla base dell’amore vero.

Il senso della Legge

Perché ho fatto tutto questo excursus sulla libertà, sulle regole e sull’amore?

Perché il discorso di Gesù, che non è venuto ad abolire la Legge ma a portarla a compimento, si può comprendere solo secondo queste categorie.

Quando Gesù sfida i suoi discepoli dicendo «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei…», non sta facendo un discorso di quantità, ma di qualità.

Non si tratta di aggiungere o togliere delle regole, di sostituire dei precetti vecchi con altri nuovi, di trovare delle “scorciatoie” per rendere la religione una cosa più facile. Si tratta di ritrovare il senso originario della Legge di Dio.

Questo è il motivo delle “antitesi” di Gesù («avete inteso che fu detto… ma io vi dico»), altrimenti entrerebbe in contraddizione con la sua prima affermazione (di non essere venuto ad abolire la Legge o i Profeti).

Gesù non sta riscrivendo le Tavole delle Dieci grandi Parole date da Dio a Mosè sul monte Sinai, ma ne sta spiegando il vero significato profondo.

Le regole per un’alleanza d’Amore

Quello che Dio ha voluto instaurare con l’uomo è un rapporto di fiducia, di amicizia, di Amore, di alleanza, non di sudditanza! A Dio sta a cuore il benessere dei suoi figli, pertanto li aiuta, li guida, li “instrada” sulla giusta via, per evitare che si facciano del male, che si autodistruggano.

Ecco il significato del bellissimo testo della prima lettura:

«Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore».

Dio ci lascia liberi (anche di sbagliare) ma – proprio perché ci ama infinitamente e si prende cura di noi – non si esime dall’insegnarci dove dobbiamo andare per trovare il bene (il nostro e quello di tutti).

Dalla testa al cuore

Gesù vuole aiutarci a capire che l’origine della Legge è il cuore di Dio, e la sua destinazione è il cuore dell’uomo.

I farisei erano partiti bene, nell’intento di osservare perfettamente la Legge: avevano creato decine e decine di prescrizioni per ciascuno dei Dieci Comandamenti, così da esser sicuri di rispettarli al massimo grado. Ma – alla fine – il risultato era stato quello del “sentirsi a posto” una volta esauriti tutti i propri doveri.

Il rapporto con Dio era stato ridotto ad una sorta di “contratto dare-avere“, non più un patto di alleanza, di amicizia.

Cosa succede tra marito e moglie se si comincia a dire «il mio dovere l’ho fatto, quella cosa tocca a te»? Appunto: l’amore si riduce ad un rapporto che – per quanto corretto e “regolato” – allontana sempre di più l’uno dall’altra e inaridisce nelle formalità.

Solo chi ha come legge l’Amore può capire che si può commettere un omicidio anche solo con una parola cattiva («la spada uccide tante persone, ma ne uccide più la lingua che la spada» diceva il Siracide), o un adulterio con uno sguardo malizioso e predatorio.

È al cuore che Gesù vuole riportarci, e non solo quello della Legge, ma anzitutto a quello di Dio, e anche al nostro.