Digiuno solidale. Mercoledì delle Ceneri

Digiuno per la pace

Il digiuno non è rinuncia fine a se stessa, ma un atteggiamento di profonda solidarietà e vicinanza a chi – a causa della cattiveria umana – è privato di tutto|

Gl 2,12-18; Sal 50 (51); 2Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18

«Dopo la pandemia ci mancava solo una guerra!» …è l’esclamazione piena di angoscia e preoccupazione che si sente fare da giorni.

Come non convenirne?

Andando a rileggere le riflessioni di due anni fa e dell’anno scorso, mi tornano in mente ricordi indelebili di qualcosa che ci aveva preso alla sprovvista… ma in confronto a quello che sta accadendo in Ucraina in questi giorni, mi pare veramente nulla!

La guerra vera

Di Covid e pandemia non si parla più, e non certo perché eravamo stufi di ascoltare quelli che – impropriamente – chiamavamo “bollettini di guerra”, ma perché adesso arrivano veramente tragici resoconti di continue distruzioni e vittime innocenti.

Abbiamo odiato il “coprifuoco”, sentendoci privati della nostra libertà, ma ora che sentiamo questa parola usata nel suo vero significato ci vergogniamo di noi stessi…

Abbiamo usato toni e vocaboli di guerra per parlare della nostra lotta al virus, ma adesso che la guerra – quella vera – è ripiombata nelle nostre case, ci accorgiamo di quanto siamo stati inutilmente teatrali…

Se qualcosa abbiamo imparato…

Certamente – per chi era “in prima linea” (medici, infermieri, sanitari, volontari delle varie associazioni) è stato come vivere una guerra… ma adesso non sappiamo più quali santi chiamare, a quali “angeli” affidarci, perché l’uomo – quando diventa irragionevole – è ben più pericoloso del virus più letale.

Cosa abbiamo fatto da marzo 2020, quando siamo sprofondati nell’angoscia della pandemia?

Ci siamo stretti – idealmente – tutti attorno a chi era “sul fronte” e abbiamo cercato (almeno all’inizio) di pensare meno a noi stessi e più agli altri.

È durata poco – è vero – ma ha funzionato: i sacrifici di tutti hanno giovato al bene di ciascuno.

Per affrontare questa nuova guerra – vera (purtroppo) questa volta – è il caso che andiamo a ripescare lo stesso spirito di quei giorni di due anni fa.

Perché il digiuno?

Se durante la pandemia abbiamo accettato (più o meno di buon grado) di isolarci e stare in quarantena anche quando non eravamo personalmente infetti e contagiosi (per impedire al virus di correre in giro libero e indisturbato), oggi siamo chiamati a sentirci tutti “in guerra”, non tanto per provare astio verso l’invasore russo, ma solidali con gli invasi, gli oppressi ingiustamente.

Il Papa ci ha invitati a dedicare questa giornata alla preghiera e al digiuno, senz’altro perché

«Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno».

Ma poi anche perché il digiuno è quella condizione nella quale il credente si mette in atteggiamento di profonda solidarietà con chi al digiuno è obbligato dalle circostanze e dalla cattiveria degli uomini.

Digiuno solidale

Per me oggi è – ancora una volta – un anniversario “speciale” e indimenticabile: due anni fa – a quest’ora – ero in un corridoio del Pronto Soccorso dell’ospedale, ad attendere di capire cosa sarebbe successo di me, che da giorni ero in preda a febbre altissima, astenia, una tosse malvagia e il fiato che faticava sempre più a salire…

Ebbene, di quel giorno non ricordo più la mia ansia e paura di aver contratto il Covid, ma il senso di pietà e solidarietà che provavo man mano che il corridoio si popolava di persone messe come me, e anche peggio…

Se normalmente al Pronto Soccorso ci si arrabbia quando – dopo ore di attesa – qualcuno ci passa avanti perché appartiene ad una categoria “leggermente più grave” di noi, quel giorno sentivo crescere in me la commozione per tutti e per ciascuno: per gli ammalati gravi a cui veniva messo il casco CPAP, gli anziani soli sulle barelle che si guardavano in giro spaesati, gli infermieri impegnati in corse frenetiche e senza adeguati dispositivi di protezione personale…

Davvero quel giorno ho sperimentato la solidarietà nella sofferenza umana, e la mia condizione di malattia fisica ha ceduto il posto a quella del sentire la comune appartenenza alla povertà del genere umano.

Farsi tutto a tutti

Credo che se – ogni anno e in ogni Quaresima – il digiuno serve per “svuotarsi di sé” e fare spazio agli altri, quest’anno – in questi giorni di terrore e angoscia – esso sia la condizione necessaria per “entrare in sintonia” con chi soffre la privazione ingiusta di tutto (non solo del cibo) a causa dell’insensatezza della violenza umana prevaricatrice.

In questa giornata, mentre digiuniamo, siamo chiamati a “metterci nei panni” dei nostri fratelli ucraini e sentirci ugualmente umiliati, offesi e privati del necessario.

Come l’apostolo Paolo, siamo chiamati a «farci tutto a tutti»:

pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero… Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno (cfr 1Cor 9,19-23).

Il vero senso del digiuno

Siamo chiamati a recuperare il vero senso del digiuno, secondo l’ammonimento del profeta Isaia che noi sacerdoti e religiosi abbiamo meditato nell’Ufficio di Letture del Breviario di oggi:

Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l’uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti? (cfr Is 58,4-10).

Verranno giorni…

Dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, vestire chi è nudo… saremo chiamati a fare anche questo nei prossimi giorni, con l’arrivo di centinaia di migliaia di profughi ucraini (e speriamo che la diffidenza ceda il passo solidarietà), ma per oggi occorre anzitutto che “sintonizziamo” il nostro cuore, perché riesca a sentire e sperimentare davvero tutta la sofferenza che già ora patiscono, immersi nell’immane tragedia della guerra.

Oggi è davvero il giorno in cui il digiuno non solo ha senso, ma è obbligatorio:

«verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno» (cfr Lc 5,33-35).