Dio non è un talismano

Dio non è un talismano
Omelia per giovedì 11 gennaio 2024

Letture: 1Sam 4,1-11; Sal 43 (44); Mc 1,40-45

Oggi la lettura del Primo Libro di Samuele prosegue in modo continuo e, dopo averci fatto ascoltare la vocazione di Samuele, ci narra il compiersi delle sventure e maledizioni annunciate nel secondo capitolo riguardanti i due figli di Eli e tutto quanto il popolo (cfr 1Sam 2,27-32).

Protagonista involontaria

Ma la vera “protagonista” di questa pagina è l’arca dell’alleanza.

In realtà, è una protagonista involontaria, perché il popolo di Israele, anziché venerarla, la usa come una sorta di talismano.

Segno dell’invisibile

Nei tempi antichi il popolo di Israele considerava l’arca dell’alleanza come il “segno” visibile della presenza invisibile di Dio e questo segno alimentava la sua fede.

Nelle battaglie la presenza dell’arca li rendeva sicuri che il Signore era con loro;1 poi, a poco a poco, il loro fervore si affievolì e – con esso – anche il rispetto e l’attaccamento a questo segno.

La fede nel cassetto

Di fatto, nella battaglia contro i Filistei di cui ci narra il brano odierno, l’arca era stata dimenticata e, soltanto quando si accorsero di aver subito grosse perdite, gli Ebrei si affrettarono a riprenderla.

Ma ormai essa non era più un “segno” efficace, perché non era la fede a guidare la loro vita: la consideravano una sorta di talismano magico, un portafortuna che dispensava dall’impegno personale (preghiera, digiuno e conversione).

I “cristiani” del talismano

I “cristiani” di oggi corrono lo stesso pericolo, rapportando la propria religiosità a qualche talismano o amuleto a cui tengono molto: il crocifisso alla parete, la corona del Rosario al collo, un’immaginetta sotto il cuscino, la benedizione dell’auto nuova…

Sono tutte cose che hanno senso solo se sono espressione e segno di una vera fede del cuore, alimentata dai Sacramenti, dalla preghiera e della carità.

Trascinare Dio in guerra

C’è una frase mette che mette i brividi all’inizio del brano:

«Andiamo a prenderci l’arca dell’alleanza del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici».

Non entro nemmeno nel merito di come cercare di “trascinare” Dio in guerra issando segni e vessilli religiosi sia un’empietà, e ribadisco quanto ho ripetuto fino alla nausea: nessuna guerra può essere fatta in nome di Dio.

Ma i “cristiani” del talismano di cui dicevo sopra, non sono da meno, quando fanno corrispondere la loro appartenenza religiosa a un simbolo (o un’idea) ostentato che stride con la loro condotta di vita, specie quando questi simboli diventano occasione di scontro arrogante e grossolano con chi la pensa in modo diverso.

  1. Si veda il racconto della conquista di Gerico nel Libro di Giosuè (cfr Gs 6). ↩︎