Domande, non risposte. 2ª Domenica del Tempo Ordinario (B)

Domande
Omelia per domenica 14 gennaio 2024

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Letture: 1Sam 3,3-10.19; Sal 39 (40); 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42

I testi di questa domenica, apparentemente, ruotano attorno al tema vocazionale, proponendoci la chiamata del piccolo Samuele nella prima lettura e quella dei primi discepoli nel vangelo.

In realtà, il brano evangelico vuole presentarci una sorta di “terza Epifania”.

La terza Epifania

Se, infatti, la visita dei Magi rappresenta la manifestazione di Dio a tutti i popoli e il Battesimo di Gesù la Sua rivelazione a Israele, questa pagina di vangelo – che si apre con lo sguardo e il dito del Battista puntati verso «l’agnello di Dio» – è la manifestazione di Cristo ai primi discepoli.

Ricordi personali

Il racconto è molto vivace e ricco di particolari, anche perché – con tutta probabilità – è Giovanni stesso il secondo discepolo senza nome assieme ad Andrea: è lui a narrare i fatti snocciolando i ricordi personali.

Nell’omelia di tre anni fa dicevo che la chiamata dei primi discepoli secondo il racconto di Giovanni è una sorta di “reazione a catena”, di “contagio” repentino, di “epidemia”, fatta di domande e risposte.

Le prime parole

Infatti, le prime parole pronunciate da Gesù in questo vangelo sono una domanda:

«Che cosa cercate?»

Non è solo l’annotazione di quello che disse Gesù quel giorno, ma il senso condensato dell’intera esperienza cristiana: tutta la nostra vita di discepoli ruota attorno a questa domanda, e alle risposte che daremo.

Domande

Il Vangelo trasuda delle domande di Gesù:

  • «Vuoi guarire?» (cfr Gv 5,2-6)
  • «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?» (cfr Gv 9,35-38)
  • «La gente, chi dice che io sia?… Ma voi, chi dite che io sia?» (cfr Mc 8,27-29)
  • «Volete andarvene anche voi?» (cfr Gv 6,66-68)

Sono solo alcune delle decine di domande del Maestro, e tutte hanno un solo obiettivo: scuotere, smuovere, schiodare.

La fede non è una dottrina

Quanto abbiamo bisogno di ritornare al Vangelo, a Cristo e alle sue domande spiazzanti, soprattutto noi «addetti ai lavori del sacro», che siamo conviti che la fede sia un quintale di libri ammuffiti, catechismi, dogmi, Magistero…

La fede nasce da un incontro unico e del tutto personale con Cristo, un incontro che ti spiazza perché la prima cosa che Cristo ti chiede è di lasciarti mettere in discussione, di lasciar vacillare tutte le tue certezze!

Domande e dubbi

Anche Giovanni e Andrea sono rimasti spiazzati: venivano dalla “granitica” predicazione del Battista e si sono trovati davanti a una domanda: la domanda delle domande.

Sì, perché prima di tutto dobbiamo chiederci se stiamo ancora cercando qualcosa o qualcuno, oppure ci siamo seduti, convinti di sapere già tutto.

C’è un’affermazione che mi ha squarciato il cuore nel libro di un bravo prete che ho letto l’anno scorso:

è quando non sei più sicuro di niente che puoi cominciare a credere.1

Solo i dubbi smuovono e ci obbligano ad uscire dalla nostra comfort zone.

Cristo non è “la risposta”, ma la domanda che mette a soqquadro la nostra vita.

Esperienza necessaria

Anche noi, spiazzati come Andrea e Giovanni, siamo tentati di rispondere con altre domande, che cercano rassicurazioni e punti fermi:

«Maestro, dove dimori?»

Ma Gesù non ha una scuola con banchi e sedie su cui accomodarsi per ascoltare lezioni, non ha biblioteche in cui inviarci a studiare; Cristo ci propone un’esperienza:

«Venite e vedrete».

La fede cristiana non è sapere qualcosa o praticare pie devozioni, ma è andare dietro a Gesù ogni giorno e rimanere con Lui ovunque vada: nelle sinagoghe, sulle strade e nelle piazze, alla tavola dei peccatori, nel deserto a pregare, nel Getsemani a provare angoscia, sulla croce a dare la vita.

  1. Dino Pirri, Lo strano caso del buon Samaritano, BUR Saggi 2022, p. 189. ↩︎