Dove sei? Eccomi! Solennità dell’Immacolata

Eccomi

All’appello di Dio Maria risponde subito «Eccomi»: non si nasconde come Adamo ed Eva, non ha paura di Dio e della propria umiltà, ma si affida totalmente a Lui.

Omelia per giovedì 8 dicembre 2022

Letture: Gen 3,9-15.20Sal 98Ef 1,3-6.11-12Lc 1,26-38

Quanta acqua è passata sotto i ponti dalla prima chiamata di Dio alla risposta di Maria, da quel «Dove sei?» rivolto ad Adamo ed Eva a quell’«Ecco la serva del Signore» risposto dalla fanciulla di Nazaret…

«Dove sei?» è un “appello” che attraversa secoli ed “ere geologiche” prima di trovare una risposta favorevole.

Un po’ come quando il professore in classe dice «oggi interroghiamo… chi si offre volontario?» e tutti gli alunni si mettono a rovistare negli zaini o a sfogliare libri e quaderni, nella speranza di non sentir chiamare il loro nome.

Ancora questo dogma…

Anche oggi ci troviamo di fronte a questo mistero del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, e rimaniamo un po’ pensierosi, cercando di capire cosa significhi, ma soprattutto cosa interessi a noi…

Ho già spiegato due anni fa che quello concesso a Maria è – sì – un privilegio, ma del quale siamo stati onorati anche noi nel nostro Battesimo, e quindi possiamo guardare alla Madonna non come ad una “dèa” irraggiungibile ma come un esempio umano assolutamente imitabile.

Oggi vorrei dire poche parole per spiegare cosa abbia differenziato Maria da tutte le creature che portano su di sé il greve peso del peccato originale.

Per capire questa cosa abbiamo bisogno ancora una volta di ritornare sul concetto di peccato.

Cos’è il peccato originale?

Noi siamo convinti che i peccati siano delle trasgressioni alle leggi e ai comandi di Dio (d’altronde ci hanno insegnato così); in realtà, la trasgressione è solo l’effetto, la conseguenza finale di qualcosa di ben più profondo, che sta all’origine di ogni peccato.

Cosa spinse i nostri progenitori – secondo il racconto della Genesi – a trasgredire il comando di Dio di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male?

Un dubbio, un’insinuazione che oscurò la vera immagine del Creatore e lo “travestì” da arcigno padrone dell’universo, geloso delle sue cose. Questo è il “veleno” del serpente antico:

«È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?»

«Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste… sareste come Dio, conoscendo il bene e il male» (cfr Gen 3,1-8).

Un abisso fatto di sospetti

È così Satana: un gran farabutto, un mentitore seriale, fin dall’inizio dei secoli! (cfr Gv 8,44)

Non ha altro intento che scavare un burrone di diffidenza e sospetto tra noi e Dio: per questo lo chiamiamo “diavolo” (il termine viene dal verbo greco “dià-bàllo”, che significa “dividere”, “allontanare”).

Se di Dio non ci si può fidare, meglio fare di testa nostra, no?

La paura di Dio

È il sospetto – anzi – la paura di Dio che ci fa peccare, che ci fa scegliere sempre e solo secondo i nostri istinti, le nostre impressioni e opinioni, il nostro interesse personale.

Se si è convinti che Dio voglia il nostro male, è normale nascondersi da Lui come Adamo ed Eva, come gli studenti che mettono la testa sotto il banco quando il professore li vuole chiamare alla lavagna.

Se crediamo a un Dio “guardone”, controllore, padrone esigente e autoritario, ci sentiremo sempre “fuori posto”, sbagliati, nudi… come Adamo ed Eva, appunto.

Maria non si nasconde

Maria non ha paura di Dio, non si nasconde, e non cerca di “coprire” la sua nudità, la sua piccolezza, i suoi dubbi…

Di Dio Maria ha un’idea ben precisa: Egli è nostro Padre e vuole il nostro bene, sempre. Con Lui si può parlare liberamente, e gli si possono presentare tutti i dubbi e le domande che stanno nel nostro cuore:

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo… Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?»

Non come noi, che – per paura di fare brutte figure – ci teniamo dentro i nostri dubbi e insicurezze e fingiamo di sapere tutto, di aver già capito.

Succede in ambito umano ma – purtroppo – anche nel cammino di fede: quanti cristiani non hanno idea di cosa sia bene e di cosa sia male, ma rinunciano a chiedere al sacerdote, ad informarsi, ad approfondire la loro conoscenza di fede?

Maria, invece, non si è tirata indietro, non ha accampato scuse: aveva bisogno di spiegazioni, ma le ha chieste senza timore. Ha ricevuto rassicurazioni ai suoi dubbi e alle sue incertezze, e poi ha risposto prontamente alla chiamata di Dio.

Trasparenti e sinceri

Allora cosa significa essere immacolati?

Significa essere trasparenti e sinceri con Dio, sicuri che Lui non ci nasconde nulla e – perciò – nemmeno noi abbiamo nulla da nascondergli: non c’è bisogno di “giocare sporco” con Dio.

Essere immacolati significa – anzitutto – spazzare via ogni sospetto su Dio: Egli è nostro Padre, e di Lui ci si può fidare, sempre. Non è il padrone esigente che «miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso» (cfr Mt 25,24), ma il Padre che ha dato tutto ai Suoi figli.

Essere immacolati significa gettare via ogni tipo di “travestimento”: non abbiamo bisogno di apparire chissà chi davanti a Dio, perché Egli ci conosce e ci ama così come siamo.

Eccomi, sono qui!

Anche noi siamo chiamati a fare l’esperienza carica di stupore e meraviglia di Maria, che – conscia della propria piccolezza – non si è sentita “spiata”, ma guardata con Amore da Dio:

«il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1,47-48).

Al sopraggiungere del Suo Signore non si è nascosta dietro un albero di fichi come Eva (cfr Gen 3,7-8), ma si è fatta avanti – prontamente – e ha detto: «Eccomi, manda me» (cfr Is 6,6-8).