Epifania del Signore

Is 60,1-6; Sal 72; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12

Come dicevamo nella festa appena passata (2a Domenica dopo Natale), Dio non si è accontentato di prendere la nostra carne mortale, ma ha voluto condividere la nostra situazione di precarietà. Ha piantato in mezzo a noi non una fortezza, ma una tenda, così da essere pronto a “fare il fagotto” e “venirci dietro” passo passo, ad ogni svolta della e cambiamento della nostra vita.

Fissi che più fissi non si può

Dicevamo anche – però – che a noi non piace la precarietà. Siamo quelli del “posto fisso” (non solo sul lavoro). Siamo dei “conservatori”, ed è difficile smuoverci dalle nostre “cucce” in cui ci abbarbichiamo mollemente, dalle posizioni sulle quali spesso ci arrocchiamo.

Abbiamo – purtroppo – un motto distruttivo che ripetiamo spesso: «si è sempre fatto così».

Ogni cambiamento ci spaventa.

Ma la sedentarietà fa male, non solo a livello fisico, ma anche a livello spirituale.

Chiudendo la riflessione della 2a Domenica dopo Natale, dicevo di come dobbiamo fare della precarietà una “cifra” del nostro vivere, così da ricordarci sempre che siamo provvisori, sempre in cammino, sempre pellegrini verso quella meta che è la vera e definitiva dimora che Dio ci ha preparato.

Prendere sul serio il Natale

La solennità dell’Epifania (che chiude le celebrazioni del grande mistero del Natale), con l’esempio dei Magi, ci invita a prendere sul serio questa necessaria conversione.

Non avrebbe alcun senso ripeterci ogni anno «Dio è l’Emmanuele (il Dio con noi)» nei giorni delle festività natalizie e poi immergerci nuovamente nel nostro tran tran il 7 gennaio, come se niente fosse e – peggio ancora – come se Dio non ci fosse!

Ci si incontra se… ci si viene incontro

Dio ci è venuto incontro, facendosi uno di noi, e continua a seguirci passo passo in ogni frangente delle nostre povere esistenze. Ma si ferma giusto giusto a qualche passo da noi. Sempre.

Perché?

Perché ci ha fatti liberi, e la libertà di un incontro si realizza quando esso è desiderato da tutti e due, quando entrambi si cammina l’uno verso l’altro.

Dio non “entra in scivolata” a gamba tesa nella nostra vita. Entra in punta di piedi. Si ferma sulla soglia della nostra libertà:

«Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).

L’incontro può realizzarsi solo se facciamo anche noi qualche passo verso di Lui, se apriamo la nostra porta.

Una stella non fa Natale

Il racconto evangelico che ci è proposto in questa solennità ne è la prova lampante.

La stella era a disposizione di tutti, non solo dei Magi.

Le Sacre Scritture e le profezie citate dai sacerdoti e dagli scribi consultati da Erode erano accessibili a tutti.

Eppure qualcuno si è messo in cammino, e qualcun altro si è andato a sedere nuovamente sul proprio divano, alla faccia della stella e della Bibbia!

Un movimento reciproco

Non basta che Dio ci venga incontro: dobbiamo andargli incontro anche noi.

Cosa succederebbe se un giovane, follemente innamorato di una ragazza, le si dichiarasse e si sentisse rispondere un freddo e annoiato «ne prendo atto»?

Meglio un rifiuto piuttosto! No?

Eppure, davanti al Dio che è venuto (e viene continuamente) ad abitare tra gli uomini, noi reagiamo proprio così, con uno sguardo svogliato e distratto, tipico di chi non si fa più sorprendere da niente.

Proprio noi che (come i sacerdoti e gli scribi di allora) non dobbiamo fare sforzi o lunghi viaggi per incontrare Cristo, perché già “ce l’abbiamo in casa”, fa parte della nostra cultura, dei nostri valori (come amano ripetere – riempiendosi la bocca – tanti cialtroni della politica).

Natale inizia adesso

Se vogliamo che non sia passato invano anche questo Natale, che tutto vada in soffitta assieme allo scatolone del presepe e dell’albero addobbato, occorre che l’incontro con l’Emmanuele che ci è stato manifestato si realizzi ogni giorno, a partire da domani, quando anche l’ultima lucina e l’ultimo addobbo saranno spariti.

Ce lo auguriamo con questa stupenda poesia di Santa Madre Teresa di Calcutta:

È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.
È Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
È Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.