Venerdì Santo

Is 52,13- 53,12Sal 31Eb 4,14-16;5,7-9Gv 18,1-19,42

C’è un avverbio che torna più volte nel racconto della Passione secondo Giovanni: «Ecco».

Nel linguaggio parlato lo si usa per attirare lo sguardo su qualcosa o qualcuno che merita attenzione.

Ciechi veggenti e guide cieche

È Pilato il primo a pronunciarlo:

«Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo!”»

e più avanti, di nuovo:

«Pilato disse ai Giudei: “Ecco il vostro re!”»

Quasi con voce profetica, un pagano, riconosce e indica al mondo la verità di Gesù: Lui è veramente «il Figlio dell’Uomo», il «nuovo e ultimo Adamo», l’uomo secondo il progetto di Dio.

Secondo il racconto dei Sinottici, sarà ancora un pagano, sotto la croce a riconoscere in Lui il Figlio di Dio (cfr Mc 15,39; Mt 27,54; Lc 23,47).

La risposta dei capi dei sacerdoti e di tutti i Giudei – invece – è sempre «Crocifiggilo!»

Proprio come ai nostri giorni… viviamo in un mondo caratterizzato dal “sensazionale”, dal linguaggio multimediale sempre più denso di effetti speciali, ma allo stesso tempo vuoto ed effimero.

Oggi – per farsi ascoltare – bisogna farcire i discorsi di parole roboanti, di immagini colorite (e magari anche oscene e scandalose)…

Invece il nostro Dio, come canta Isaia nella prima lettura:

«Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere»
(Is 53,2).

Al termine del percorso catecumenale della Quaresima, si rivela in modo vivido chi sono i veri ciechi e chi i veri credenti, come alla fine del racconto del cieco nato, ascoltato nella 4a domenica:

«Alcuni dei farisei… gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”. Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ‘Noi vediamo’, il vostro peccato rimane”» (Gv 9,40-41).

Lo sguardo di Gesù

Più avanti, nel racconto della Passione, è Gesù stesso a richiamare l’attenzione con l’avverbio «Ecco».

Prima si rivolge a sua Madre, indicandole il suo nuovo figlio:

«Donna, ecco tuo figlio!»

Ma più che attirare l’attenzione di Maria, vuole attirare la nostra, chiamando sua madre con l’appellativo “donna”.

Come Pilato ci ha inconsapevolmente invitati a contemplare “l’uomo”, così ora Gesù ci invita a contemplare in Maria la «nuova Eva», colei che fin dall’inizio era stata promessa da Dio.

E poi, rivolto al discepolo amato:

«Ecco tua madre!»

Ancora una volta Gesù educa il nostro sguardo: indica al discepolo amato – cioè a tutti noi – attraverso quali occhi si possa contemplare veramente la Croce.

Gli occhi di Maria

Solo con gli occhi di Maria possiamo guardare il Crocifisso e trovarvi un senso, altrimenti rimarremo inorriditi e scandalizzati.

Dobbiamo entrare nel cuore di Maria, Madre addolorata, nei suoi sentimenti, per poter capire il senso della morte di Gesù.

È per questo che la tradizione – ad ogni Stazione della Via Crucis – ci fa cantare una strofa dello Stabat Mater.

C’è un fatto che rimane indelebile nella mia mente e nel mio cuore, ed è la dimostrazione di come abbiamo bisogno di avere Maria come madre, per rimanere sotto la Croce senza restare inorriditi:

Quando ero a Rozzano, veniva quasi tutti i giorni un giovane un po’ malato di mente a cercarmi per parlare con me, per confessarsi, per cercare consigli.
Si chiamava Marco, e purtroppo è morto già da qualche anno… gli ero molto affezionato.
Ricordo che un pomeriggio l’ho trovato in chiesa in lacrime, inconsolabile.
Solo dopo diverso tempo, tra uno scroscio di pianto e una soffiata di naso, è riuscito a dirmi il motivo del suo pianto irrefrenabile: mi indica il Crocifisso e mi chiede: «perché Dio – che è un Padre buono – ha permesso che facessero così male a suo figlio?»

Contemplare in silenzio, con fede

Non è semplice guardare la Croce e trovare un senso alla sofferenza, anzi.

Può essere pericoloso guardare il Crocifisso con occhi scettici, che giudicano…

Rischiamo di diventare come la gente che si faceva beffe di Gesù o scandalizzarci, fino ad arrivare a dire che Dio non c’è, e se proprio c’è… è cattivo!

Anche Papa Francesco iniziava così la sua Udienza Generale l’altro ieri:

«In queste settimane di apprensione per la pandemia che sta facendo soffrire tanto il mondo, tra le tante domande che ci facciamo, possono essercene anche su Dio: che cosa fa davanti al nostro dolore? Dov’è quando va tutto storto? Perché non ci risolve in fretta i problemi? Sono domande che noi facciamo su Dio».

Quello che ci insegna Maria è guardare la Croce conservando nel cuore come tuttora veritiere le parole dell’Angelo il giorno dell’Annunciazione:

«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,29)

e riflettendo sulla profezia di Simeone:

«Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima – , affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35).

«Ecce filius»: la risposta di Dio

Con uno sguardo di fede – e solo con uno sguardo di fedepossiamo metterci davanti al Crocifisso.

La Croce di Gesù è il “libro” che Dio ci ha dato per cercare le risposte ai più grandi interrogativi del nostro cuore, in particolare al senso del dolore innocente e della morte.

Anche Dio Padre ci dice «Ecco»…

Sta a noi oggi – dopo aver «volto lo sguardo a Colui che hanno trafitto» – cercare di vedervi Dio stesso, che si fa prossimo e compagno al nostro dolore, oppure un’ennesima conferma al non-senso predicato dal mondo.

Solo se lo contempleremo con fede, con gli occhi di Maria, alla domanda «dov’è Dio ora?» potremo rispondere (a noi stessi e agli altri): «è lì, sulla Croce, caricato di tutto il dolore del mondo».