Generazione Covid. 17 dicembre – Novena di Natale 1

Generazione Covid

Gen 49,2.8-10; Sal 72; Mt 1,1-17

L’anno scorso titolavo la riflessione di questo primo giorno della Novena di Natale «di generazione in generazione…».

Non mi sarei mai aspettato di arrivare, dopo solo un anno a titolarla “Generazione Covid”!

Sembra passata una vita

Generazione Covid” è un’espressione che torna spesso ormai, dopo mesi di misure restrittive per cercare di arginare la diffusione di un virus che già era tra noi ma di cui non conoscevamo nemmeno l’esistenza.

La sociologia classica era arrivata a determinare in una durata di 25-30 anni l’arco temporale che definisce una generazione… ma nei nostri giorni – in cui tutto è così immediatamente “a portata di mano” (o meglio: a portata di click) – pare che basti davvero poco per aprire una “nuova generazione”.

Ormai il Covid è arrivato dappertutto, e ovunque ha dettato le sue leggi.

Ogni Governo cerca di rincorrerlo, di fissare “paletti” per arginarne gli effetti devastanti… ma lui – imperterrito – plasma le vite, le abitudini, i comportamenti, le scelte…

Ogni volta che ci guardiamo indietro al tempo in cui ancora non eravamo piombati in questa terribile esperienza, ci sembra ormai passata una vita… eppure sono pochi mesi.

Capacità di adattamento

Chi è la “Generazione Covid”?

Sono semplicemente i bambini nati in questi mesi, con tanti complimenti alle mamme e papà che hanno avuto il coraggio di mettere al mondo una nuova vita in questi tempi calamitosi? E che – una volta grandi – si sentiranno raccontare storie incredibili?

Sono i ragazzi e i giovani che stanno “combattendo” per non impazzire tutto il giorno davanti a quei PC e smartphone che prima tanto adoravano e ora non sopportano più? E che – privati della loro linfa vitale (la socialità) – temiamo cresceranno con gravi squilibri emotivi e psicologici?

Sono quelli che – come ai tempi di guerra – hanno saputo adattarsi e fare di necessità virtù, stravolgendo ogni ambito della loro vita?

Incredibile ma vero

Se il 17 dicembre dell’anno scorso mi avessero fatto una previsione anche solo della metà di quello che ho vissuto dal 23 febbraio 2020 in poi, non ci avrei mai creduto…

Eppure sono qui: mi sono ammalato di Covid (piuttosto seriamente), sono stato convalescente per mesi e mesi (pensando di non uscirne mai più) e adesso sono qui, sano, a cercare di capire come si possa vivere un Natale ai tempi del Covid (il che – francamente – mi sembra davvero un piccolo problema, rispetto a non sapere se arriverò a domani).

Esatto: faccio parte anch’io della “Generazione Covid”, e un giorno forse racconterò ai preti giovani delle cose che faranno strabuzzare loro gli occhi, come li spalancavo io quando il mio nonno mi raccontava della guerra.

Imparare da Dio

Una cosa è certa, rileggendo ancora una volta – ad un anno di distanza – il primi versetti del Vangelo di Matteo che ci “mitragliano” con la “genealogia di Gesù”: il “filo rosso” di Dio, per “infilarsi” e intrecciarsi con la nostra storia, ha attraversato ben più di una generazione, e molto peggio di una “Generazione Covid”!

Eppure ce l’ha fatta.

Il Suo Natale è stato ben più “ristretto” e in “zona rossa” di quello che dovremo vivere noi, eppure non si è fatto problemi.

Da generazioni di uomini santi e poco di buono, è “sbucato” a fare capolino nella nostra povera storia.

Come ha fatto allora, non credo abbia problemi quest’anno, nemmeno se gli chiederemo di nascere qualche ora prima, o di accontentarsi di pochi congiunti nella Sua casa…

Tenete conto che – oltre a Maria e Giuseppe – nella stalla c’erano solo un asino e un bue, e che i pastori si sono limitati a stare sulla soglia: mica hanno hanno brontolato che non c’era il cenone di Natale!

Non è il caso di far diventare un insegnamento di vita quest’era? Di poter dire che la “Generazione Covid” ha imparato qualcosa e avrà qualcosa da insegnare anche ai posteri?