I pensieri cattivi. Si può peccare con la mente?

I pensieri cattivi

«Ho fatto dei pensieri cattivi» è uno dei peccati che mi sento confessare più spesso; ma questa espressione è piuttosto generica e va chiarita bene.

Dopo aver parlato delle “malattie croniche” (i peccati ricorrenti) e della “spina nel fianco” di tanti genitori («i miei figli non vanno più in chiesa»), voglio dedicare la “terza puntata” di questa nostra rubrica ai pensieri cattivi.

Si pecca anche con la mente?

Si può peccare anche col pensiero? Certamente sì!

Non per altro, all’inizio di ogni Santa Messa, diciamo

«Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni…»

Un peccato frequente, e molto “vario”

«Ho fatto dei pensieri cattivi» è uno dei peccati che mi sento confessare più spesso; ma questa espressione è piuttosto generica e va chiarita bene al sacerdote, perché può far riferimento a un sacco di cose ben diverse tra loro!

Si va dal giudizio malevolo su una persona, all’augurio di qualche malanno al vicino antipatico, alla fantasticheria a sfondo sessuale (di solito è questa la più frequente delle situazioni a cui alludono – soprattutto gli uomini – confessando di aver fatto “cattivi pensieri”)…

Ma i pensieri non sono fatti nostri?

In che modo si può far del male col pensiero?

Dopo tutto, i pensieri rimangono dentro di noi, e non dobbiamo renderne conto a nessuno… Non siamo mica degli stregoni, con poteri paranormali tali da poter lanciare maledizioni o far succedere cose cattive con la mente, no?

E poi, «una cosa cattiva è meglio pensarla che farla», o no?

Certamente: augurare del male a qualcuno è meno grave che sparargli e ucciderlo, ma sappiamo per certo che un omicida, nella maggior parte dei casi, ha covato tanto odio nei confronti della sua vittima prima di ucciderla, e ha più volte pensato a come disfarsene. Non possiamo mai sapere in cosa si trasformeranno i nostri pensieri, perciò – se sono cattivi – è bene evitarli.

È sempre peccato?

Non sempre siamo responsabili e “padroni” di quello che ci frulla per la testa.

Infatti, i pensieri sono di due tipi: quelli che ci vengono in mente in modo del tutto spontaneo e involontario e quelli che invece “azioniamo” noi.

I pensieri involontari

Quelli del primo tipo sono i pensieri involontari, causati da associazioni spontanee della nostra mente (per reazione a qualcosa che percepiamo coi nostri sensi scatenando una catena di ricordi e ragionamenti): di questi non siamo quasi mai responsabili, e dobbiamo accettare il fatto che il nostro cervello è misteriosamente capace di miliardi di collegamenti e si lascia subito influenzare da ogni tipo di suggestione esterna.

Perciò, se per caso «ci distraiamo nelle preghiere» a causa di queste suggestioni involontarie, non dobbiamo crucciarci più di tanto: non è un peccato, perché il Signore guarda al cuore, al nostro sincero desiderio di pregare, e non alla corretta sequenza delle parole o delle formule.

Pensieri “quasi involontari”

Ho detto che dei pensieri spontanei non siamo «quasi mai» responsabili, perché a volte – invece – ci mettiamo proprio nelle condizioni più favorevoli perché questo “innesco a catena” avvenga: se la distrazione nella preghiera avviene perché pretendiamo di pregare in casa con la TV accesa, la lavatrice che centrifuga, la pentola sul fuoco da tener d’occhio etc., beh, ce la siamo cercata! La paglia vicino al fuoco brucia!

In questo caso, pur non essendo necessariamente “cattivi” (nel contenuto), tali pensieri sono comunque dannosi, perché ci distraggono da qualcosa di buono (pregare, portare a termine il nostro lavoro, etc.), e quindi non dobbiamo favorirli, dobbiamo scacciarli, e occorre far di tutto per creare le condizioni più favorevoli per rimanere “concentrati”.

Ad esempio, per non distrarsi durante la Messa, è bene arrivare in chiesa con almeno dieci minuti di anticipo e raccogliersi, per creare lo “stacco” necessario dalle preoccupazioni e dai pensieri che ci portiamo dentro, ed evitare così che ci disturbino durante la celebrazione.

Pensieri involontari, ma cattivi

Anche tra i pensieri “involontari” ce ne sono alcuni che possono essere di contenuto “cattivo”: ad esempio il senso di repulsione, disgusto o critica che proviamo istintivamente verso una persona per il semplice modo in cui è vestita, la sua fisionomia, il suo modo di muoversi o atteggiarsi, di parlare…

Questi pensieri – sebbene ci vengano in modo spontaneo – vanno “educati”, corretti e prevenuti, magari allenandoci a una mentalità più aperta, tollerante e accogliente verso chi è diverso da noi.

I pensieri volontari

Al secondo tipo appartengono i pensieri volontari: quelli che “azioniamo” noi, e di cui – perciò – siamo totalmente responsabili.

Per descriverli cito un’espressione in bergamasco ascoltata spesso in confessionale:

«o fač di pensér catìf, e dopo go pensàt dét apòsta»

ovvero: «ho avuto dei pensieri cattivi, e poi mi ci sono soffermato (e li ho proseguiti) volontariamente».

Ad esempio, partendo dalla situazione descritta poco sopra (cioè l’impressione scaturita involontariamente alla vista di una persona), il pensiero cattivo volontario è quello che “azioniamo” lasciando libere le briglie della nostra superbia, permettendoci di trarre conclusioni affrettate, di dare giudizi sommari e di emettere condanne senza appello («guarda quello! Non si lava i capelli da almeno 15 giorni! Che schifo!»), oppure quando auguriamo del male al motociclista che ci ha sfiorato la macchina facendo un sorpasso azzardato…

Nel campo della castità e della purezza, i pensieri cattivi volontari sono quel “castello di carte” di fantasie sessuali che costruiamo volontariamente alla vista di una persona che ci attrae fisicamente. In questo caso, non può non tornarci in mente il duro ammonimento di Gesù:

«chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore» (Mt 5,28).

È il cuore che “pensa”

Quest’affermazione di Gesù ci aiuta a chiarire e approfondire ulteriormente l’argomento.

I pensieri volontari, generalmente, non si fanno solo con la mente, ma nascono nel profondo del cuore, sede dei nostri affetti e desideri più intimi: per questo i peccati di pensieri non sono affatto uno scherzo o qualcosa di poco conto. Infatti, Gesù insegna:

«Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza…» (cfr Mc 7,20-23).

Chiediamo, allora al Signore che ci aiuti a educare la nostra mente, ma soprattutto che custodisca il nostro cuore da questi pensieri. Lo possiamo fare pregando con le parole che troviamo in moltissimi Salmi:

«Crea in me, o Dio, un cuore puro» (Sal 51,12);

«tieni unito il mio cuore, perché tema il tuo nome» (Sal 86,11);

«Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti… Sia integro il mio cuore nei tuoi decreti» (Sal 119,36.80).