Idolatria è adorare se stessi

Idolatria è adorare se stessi

Idolatria non è adorare statue o esaltare personaggi famosi… è dire: «quello che ho me lo sono fatto io… Io mi sono fatto da solo», che è ancora peggio.

Commento alle letture di martedì 5 luglio 2022

Letture: Os 8,4-7.11-13; Sal 113B (115); Mt 9,32-38

Una delle denunce frequenti dei profeti è quella contro l’idolatria, ed è al centro anche della Parola di Dio di oggi.

Ma che cos’è l’idolatria?

Se volessimo dare una definizione di idolatria basterebbe aprire il Dizionario Treccani; ma la questione nella Scrittura (e da un punto di vista credente) è ben più profonda e complessa della semplice «adorazione tributata a immagini di false divinità».

Una definizione di idolatria

Il testo di Osea ascoltato oggi nella prima lettura esordisce così:

«Hanno creato dei re
che io non ho designati…
…Con il loro argento e il loro oro
si sono fatti idoli…

Viene da Israele il vitello di Samarìa,
è opera di artigiano, non è un dio
»

I verbi sottolineano che gli idoli – siano essi persone (i regnanti) o statue – sono frutto dell’opera dell’uomo, e che Dio non ci ha assolutamente messo “il becco”.

Lo ribadisce anche il Salmo Responsoriale:

Gli idoli delle genti sono argento e oro,
opera delle mani dell’uomo.

Un “creatore” mal riuscito

Idoli sono tutte quelle opere e azioni che l’uomo fa dicendo a Dio: «lasciami fare: sono capace da solo».

Alla fine, l’uomo che pratica l’idolatria non fa altro che contemplare compiaciuto l’opera delle proprie mani (e se stesso, in qualità di “creatore” di quelle opere).

L’idolatra non è altro che una caricatura, una fotocopia mal riuscita del Creatore:

Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno (cfr Gen 1,31).

Natura morta

La differenza tra le creature di Dio e gli idoli umani sta nel fatto che – mentre tutto ciò che Dio ha fatto riflette la Sua bontà ed è portatore della Sua stessa vita – le cose fatte dall’uomo

Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.
Le loro mani non palpano,
i loro piedi non camminano.

Le opere fatte dell’uomo tenendo fuori Dio sono “natura morta”: cose e oggetti inanimati, fantocci della realtà.

A livello ambientale è piuttosto evidente la conseguenza di questo sostituirsi a Dio nell’ambito del Creato: basta osservare le conseguenze disastrose della cementificazione, dello sfruttamento del pianeta…

Natura uccisa

Ci rendiamo perfettamente conto di quali siano gli effetti dell’idolatria in questi giorni di tremenda siccità e catastrofi naturali causate dal cattivo comportamento dell’uomo che crede di essere padrone dell’universo.

Come tornano attuali le parole di Osea:

Il loro grano sarà senza spiga,
se germoglia non darà farina
e, se ne produce, la divoreranno gli stranieri.

La terra non dà più il suo frutto perché è stata sfruttata e deturpata, e quel poco che produce viene messo sul mercato (in sovraprezzo) per guadagnarci, anziché essere destinato a sfamare chi ne ha bisogno.

L’uomo idolatra – colui che fa senza Dio – si auto-condanna all’estinzione, come dice il proverbio diventato famoso:

poiché hanno seminato vento,
raccoglieranno tempesta.

Immagine di se stesso

L’uomo idolatra dimentica di essere stato creato «a immagine e somiglianza di Dio» (cfr Gen 1,26) e fa ogni cosa atteggiandosi a prototipo della realtà, replicando se stesso e la propria immagine in ogni cosa che fa, per potervisi vanitosamente specchiare e ammirare.

Peggio: quest’uomo autoreferenziale “scolpisce” anche Dio a immagine di sé, a propria misura, a proprio uso e consumo, così che anche Dio sia un “fantoccio” manovrabile, controllabile, ricattabile.

L’idolatria – fondamentalmente – è adorazione di sé; idolatra è l’uomo che si guarda allo specchio e dice: «come sono bello! come sono bravo!»

L’idolatria distrugge la società

Nella società di oggi l’uomo di successo è quello che si vanta di poter dire:

«mi sono fatto da solo, e non devo rendere conto a nessuno».

È un’espressione diventata famosa con l’avvento del berlusconismo (e non è un caso che – da allora – anche la politica abbia iniziato il suo lento disfacimento, sostituendo le idee, gli ideali e il bene comune con il mito dell’uomo forte, ovvero un personalismo sfrenato).

Ma diventare sempre più autoreferenziali, voler dimostrare in modo arrogante di essere indipendenti e non dover chiedere nulla a nessuno, distrugge le basi dell’umana convivenza.

La società non è un insieme di individui, ma un organismo basato sul mutuo e reciproco aiuto, sull’interconnessione e l’interdipendenza: come ha detto Papa Francesco all’inizio della pandemia «siamo tutti sulla stessa barca» e «nessuno si salva da solo».

L’idolatria si combatte con l’umiltà

Per evitare che questa adorazione di sé distrugga tutto quanto, è ora di abbattere il peggiore di tutti gli idoli: l’«Io», l’uomo che si crede Dio.

Dobbiamo fare tutti un grande atto d’umiltà, non solo i “grandi” della terra.

Ripetiamo spesso dentro il cuore l’ammonimento dell’apostolo Paolo:

Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto? (1Cor 4,7)