Il mio scudo è il Signore

Il mio scudo è il Signore
Omelia per mercoledì 17 gennaio 2024

Letture: 1Sam 17,32-33.37.40-51; Sal 143 (144); Mc 3,1-6

La pagina della prima lettura di oggi è uno degli episodi più famosi della Bibbia: ci presenta il combattimento tra Davide e Golia, un fatto che è diventato l’icona e l’emblema della fede e del coraggio che possono sconfiggere la forza bruta.

Una storia da pregare

La chiave di lettura più bella di questa pagina è il Salmo Responsoriale, in cui Davide – rileggendo quanto accaduto – canta:

Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia.

Ovviamente, non dobbiamo fermarci a questi pochi versetti, altrimenti rischiamo di associare Dio a uno stratega militare che istruisce i suoi soldati.

Il Salmo 144 va letto (e soprattutto pregato) per intero, perché – solo così – illumina il vero significato del racconto a cui si riferisce.

Cos’è l’uomo?

In particolare, è bene tenere come base e “sottofondo” questi versetti:

Signore, che cos’è l’uomo perché tu l’abbia a cuore?
Il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero?


L’uomo è come un soffio,
i suoi giorni come ombra che passa
(Sal 144,3-4).

Sono parole che richiamano quelle del Samo 8 (sempre attribuito a Davide):

che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
(Sal 8,5)

L’umiltà del cuore

Solo chi conserva l’umiltà del cuore può affrontare il combattimento più difficile: quello contro il male (di questo è simbolo la battaglia tra Davide e Golia).

Davide sa bene di essere solo un uomo, solo un ragazzo, il più piccolo della sua famiglia (come abbiamo letto e meditato ieri); perciò trova il coraggio non in se stesso, e nemmeno nell’armatura che Saul voleva che indossasse (cfr 1Sam 17,38-39).

Nel nome del Signore

Davide sa che la sua forza viene dal Signore, che sempre lo ha protetto e liberato dalla morte:

«Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell’orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo».

Così dice a Saul per rassicurarlo prima di andare incontro al gigante; e così dice a Golia che lo disprezzava e malediceva:

«Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai sfidato… Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia».

Davide si spoglia di tutto quanto, anche della sua presunzione, e confida solo nel Signore,1 perché è Dio la sua “armatura”:

Mio alleato e mia fortezza,
mio rifugio e mio liberatore,
mio scudo in cui confido…

Mio scudo è il Signore

Sono tanti i Salmi di Davide in cui torna questa immagine di Dio come “scudo”, e quasi tutti sono innalzati come preghiera di supplica o di ringraziamento a fronte di momenti dolorosi della sua storia:

  • quando deve fuggire dal figlio Assalonne che lo vuole morto (cfr 2Sam 15,13-14):

Signore, quanti sono i miei avversari!
…Ma tu sei mio scudo, Signore…
(cfr Sal 3,1-4);

  • quando riesce finalmente a liberarsi da tutti i suoi nemici, in particolare da Saul, che più volte aveva cercato di ucciderlo:

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo
(cfr Sal 18,1-3)

Confidiamo nel Signore

Questa pagina è utile a illuminare il nostro cammino di fede: tutti noi siamo come Davide davanti a Golia quando ci troviamo a combattere col male, ma l’esito della battaglia dipenderà solo dal modo in cui la affronteremo: se confideremo in noi stessi, nelle nostre capacità, nella nostra furbizia… soccomberemo certamente!

Solo se confideremo nel Signore e ci metteremo dietro il Suo scudo con umiltà – come Davide – allora potremo vincere ogni battaglia e anche la guerra contro il male.

Per questo vi ripropongo ancora una volta una delle giaculatorie di san Filippo Neri, da ripetere spesso quando ci troviamo circondati e immersi nel male e nella cattiveria:

Signore, mi fanno violenza: rispondi Tu per me.

  1. Cfr Salmo 62. ↩︎