Il Signore vi darà un segno

Il Signore vi darà un segno
Omelia per mercoledì 20 dicembre 2023

Letture: Is 7,10-14; Sal 23 (24); Lc 1,26-38

Non commento il brano di vangelo perché l’abbiamo già ascoltato e meditato nella festa dell’Immacolata e lo ascolteremo ancora domenica prossima.

Falso timor di Dio

Mi soffermo solo un attimo sul breve brano di Isaia della prima lettura: anche questo è un testo che ho già commentato,1 ma mi piace ribadire alcune sottolineature.

L’atteggiamento del re Acaz che rifiuta di chiedere un segno dal Signore non era dettato da timor di Dio (come appare da una lettura superficiale), ma dal fatto di avere nel cuore tutt’altro intento: chiedere aiuto agli Assiri (cfr 2Re 16,5-7).

Aveva scelto di confidare negli uomini, invece che in Dio.

Si può chiedere un segno?

Diversi personaggi nella Scrittura avevano chiesto un segno dal cielo per essere rassicurati e confermati, ricevendone un benevolo assenso dal Signore; per esempio Gedeone:

«Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli» (cfr Gdc 6,11-24.36-40).

In questo caso, chiedere un segno non è sintomo di sfiducia ma, anzi, una filiale richiesta di incoraggiamento e rassicurazione: a queste richieste Dio risponde con benevolenza, così come risponderà alla richiesta di spiegazioni di Maria col segno del concepimento miracoloso della cugina Elisabetta (cfr Lc 1,34-37).

Ma ci sono anche casi in cui chiedere segni dal cielo è atteggiamento di sfida e scetticismo, come quelli degli scribi e dei farisei, di fronte ai quali Gesù sospira desolato:

«Perché questa generazione chiede un segno?» (cfr Mc 8,11-13 e Mc 12,38-42)

Quali segni cerchiamo?

Anche l’uomo di oggi è continuamente alla ricerca di segni miracolosi, mirabolanti, ma questo è un atteggiamento pagano, che trasforma Dio in una “macchinetta del caffè”: si inserisce la moneta, si preme il pulsante e scende la bevanda che hai scelto…

Questo modo di fare è a senso unico: è Dio deve ascoltare le mie richieste perché ho acquisito dei meriti.

Invece, accogliere i segni che Dio ci manda è più “impegnativo”, perché occorre che poi ci lasciamo coinvolgere anche noi, come ha fatto Maria col suo «Eccomi».

Dio non smette mai di donarci segni evidenti della Sua presenza, del suo Amore verso di noi, ma finché ci ostineremo a non volerli vedere e a pretendere invece magie mirabolanti, saremo su due rette parallele.

  1. Vedi il commento al martedì della 15ª settimana del T.O. (II) e alla 4ª Domenica di Avvento (A). ↩︎