5a Domenica di Pasqua

At 6,1-7; Sal 33; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

Non v’è dubbio che l’ignoranza sia una brutta bestia, fonte di tanti mali.

Per questo a nessuno piace passare per ignorante. A tal proposito mi viene in mente il famoso aforisma di Oscar Wilde:

«A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio».

Ma non sempre lo stare zitti è sinonimo di saggezza, anzi…

Due estremi da evitare

Nel campo della conoscenza (o dell’ignoranza) ci sono due categorie egualmente pericolose:

  1. l’arrogante (il saccente), che crede di poter aprir bocca su ogni cosa e alza la voce per avere sempre ragione;
  2. il pavido (lo stolto), che rinuncia a fare domande per paura di far brutta figura.

Il primo non ammette mai la sua ignoranza, perché è convinto di sapere già tutto e dover essere lui ad insegnare agli altri.

Il secondo, pur rendendosi conto della propria ignoranza, tace per vergogna di ammetterla.

Entrambi – perciò – rimangono esclusi dalla verità e dalla conoscenza.

Entrambi sono pericolosi, per se stessi e per gli altri.

Il primo pericolo è ignorare il pericolo

Prendiamo il vangelo di oggi. Gesù inizia invitando i suoi discepoli a non avere paura:

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me».

Il turbamento di cui si parla è originato da qualcosa che destabilizza e travolge il cuore perché è più grande di noi… credo non sia difficile capire questa condizione nel momento tremendo che stiamo attraversando a causa del Coronavirus.

Gesù invita ad affrontare questo frangente fidandosi di Dio e di Lui.

Il verbo della fede – in ebraico – richiama l’appoggiarsi: è un’immagine molto bella…

Ma torniamo alle due categorie di persone che ho stigmatizzato poco fa: come reagiscono di fronte a una prova che turba il cuore?

  1. L’arrogante è temerario: non ha fede in altri che in se stesso; ignora volontariamente il pericolo e così ci va a “sbattere” contro, portandosi dietro tutti i suoi seguaci (mi viene in mente Trump che ipotizza di combattere il COVID-19 facendosi iniezioni di candeggina e decine di Americani lo seguono)!
  2. Il pavido è invincibilmente timoroso: non crede a nessuno se non ai propri timori; ha paura di avere paura, e così rimane fermo dov’è, non arrivando mai alla meta, perdendo tutte le occasioni.

Questione di fede

È sempre più raro trovare persone sagge.

Non è questione di carattere o di buona educazione: si tratta proprio di “essere“, non solo di atteggiarsi.

È questione di fede – appunto – e la fede è un dono da accogliere.

Fede – dicevamo – è “appoggiarsi”, “affidarsi”. Non è una cosa automatica: anche i discepoli hanno “sfiorato” le due categorie che ho descritto sopra.

Basti pensare all’arroganza di Pietro che – appena ricevuto il “potere delle chiavi” – voleva insegnare a Gesù come dovesse fare il Messia (cfr Mt 16,18.21-23).

Oppure alla codardia di tutti i Dodici quando – interrogati dal Maestro di cosa stessero discutendo – non risposero, per vergogna di ammettere che stavano litigando su chi fosse il più grande (cfr Mc 9,33-34).

L’ignoranza che salva

Nel vangelo di oggi invece, mostrano di appartenere a una categoria tutta nuova, speciale, che piace molto a Dio:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).

Gesù ha scelto i suoi tra quei “piccoli”, così semplici di cuore da non aver paura di apparire stupidi e lenti a capire, da non vergognarsi nel porre domande impertinenti.

ignoranza sana

Tommaso e Filippo sono caratterizzati da una ignoranza “sana”, quella che si riassume nel celebre detto attribuito a Socrate:

«Il vero sapiente è colui che sa di non sapere».

L’ignoranza “sana”, che salva, è non confidare in se stessi, non aver altro appoggio oltre a Dio (cfr Sal 71,6 e Ger 17,5-8), non aver paura di chiedere aiuto.

Domande preziose

È grazie a questa consapevole ignoranza degli apostoli se Gesù ci ha rivelato chi è veramente.

Intatti, è rispondendo al «non sappiamo» di Tommaso che Gesù “si fa scappare” una delle più grandi affermazioni cristologiche («Io sono la via, la verità e la vita»).

È ribattendo – poi – al «mostraci» di Filippo che va ancor più in profondità («Chi ha visto me, ha visto il Padre»).

Esempi da seguire

Dobbiamo essere grati alla spontaneità degli apostoli, perché le loro domande impertinenti sono state così radicali da far scaturire dalla bocca di Gesù le verità più importanti della nostra fede.

Dobbiamo sentirli come compagni di viaggio, perché la loro fatica a credere in Gesù, è la nostra stessa fatica.

Dobbiamo prenderli come esempio di umiltà, ricordandoci l’ammonizione di Gesù:

«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore» (Mt 10,24).

Pratichiamo anche noi questa “sana ignoranza”! Poniamoci davanti al Maestro come veri discepoli, che desiderano imparare e conoscere la verità!

Scandali da evitare

Quanti invece oggi – nel mondo, ma anche nella Chiesa – appartengono alle due categorie da cui ho messo in guardia…

“Fondamentalisti cattolici” che pretendono di insegnare anche al Papa, “abbeverandosi” a siti internet ultra-conservatori (pieni di odio e fake news) ma non hanno mai letto tutto un vangelo, non hanno mai partecipato a un incontro di catechesi!

Orde di “cristiani medi”, tiepidi e insipidi, che son fermi al poco che ricordano dal catechismo di quando erano piccoli, convinti che il sentire comune, il «fan tutti così» sia il nuovo decalogo.

In entrambe le categorie regna la cosiddetta “ignoranza crassa”, colpevole.

E quanti vorrebbero diventare discepoli, porre domande, conoscere meglio Gesù… ma – purtroppo – non hanno più il coraggio di “alzare la mano” per chiedere spiegazioni, perché la Chiesa è diventata una classe di saccenti e prepotenti, o di anonimi “scalda-banchi”!