27a Domenica del Tempo Ordinario

Ab 1,2-3;2,2-4; Sal 95; 2Tm 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10

Al centro delle pagine della Scrittura di oggi sta la supplica degli apostoli a Gesù: «accresci in noi la fede!».

Siamo nella stessa situazione dei Dodici: pur essendo in cammino da tanti anni, ci accorgiamo che la nostra fede è ancora poca, piccola, fragile, debole.

Vale per il cammino di ogni singolo cristiano e vale per quello della Chiesa universale.

Quanto poca strada abbiamo percorso nella conoscenza del Signore! Quanta ancora dobbiamo percorrerne!

E quante volte – invece di andare avanti – forse, siamo tornati indietro…

Cosa fare allora? Scoraggiarsi?

Assolutamente no!

Il profeta Abacuc (nella prima lettura) ci invita ad ascoltare queste parole del Signore:

«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».

È la risposta di Dio di fronte al grido sconsolato e disperato dell’uomo («Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti?»).

Coraggio!

Sono rivolte a noi queste parole, soprattutto quando nel fondo del cuore si annida lo scoramento: non è nelle nostre forze che dobbiamo confidare, ma nella certezza che il Signore mantiene le sue promesse. Anche se l’attesa sembra lunga, infinita, non dobbiamo perdere la fede.

È la fiducia in Dio che fa vivere il giusto.

Non è un caso che i cristiani che percorrono il loro cammino ecclesiale siano chiamati “fedeli”. Come cristiani siamo chiamati ad essere “uomini e donne di fede”.

E siamo chiamati a nutrire e far crescere sempre di più questa fede.

La fede non si vende e non si compra: è “auto-prodotta”

Ma la domanda dei discepoli (che è anche la nostra) è posta nella direzione sbagliata: non è a Gesù che bisogna chiedere la fede.

Dio non può darci la fede.

Quando ci ha creati a sua immagine e somiglianza, Dio ci ha dato la capacità di credere, di fidarci. Ci ha fatti capax dei, capaci di conoscerlo e accoglierlo in noi.

Ma “avere fede” è quanto di più personale e soggettivo esista!

Nessuno può credere al mio posto! Tutt’al più, la fede sincera di un fratello o di una sorella possono “contagiare” la mia.

Ma non è una virtù che possa essere “trasferita” da un cuore all’altro. È come l’olio di riserva della parabola delle dieci vergini che sono state invitate alla festa di nozze (cfr Mt 25,8).

Non possiamo dire a nessuno «dammi un po’ del tuo olio, della tua fede», perché la fede è tutta “farina del nostro sacco”: è frutto di una decisione totalmente libera e personale.

Dio ci ha dato tutto il necessario

Dicevo che Dio ci ha dato la capacità di credere.

Sì, perché non solo ha «soffiato nelle nostre narici il suo alito di vita» (Gen 2,7), la sua stessa vita divina, ma «mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!”» (Gal 4,5).

Grazie al Battesimo abbiamo in noi lo stesso Spirito di Gesù, il Figlio che si fida ciecamente del Padre Celeste.

Perciò Dio non ha nient’altro da darci. Non è a Lui che dobbiamo rivolgerci se la nostra fede è ben più piccola di quella di un granello di senape.

Abbiamo già tutto quello che ci occorre per far crescere la fede.

E abbiamo ricevuto – sempre in dono – quei potentissimi strumenti di Grazia che sono i Sacramenti.

Essi ci permettono di seguire i consigli e le esortazioni di san Paolo a Timoteo (ascoltati nella seconda lettura di oggi):

«Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza… Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato».

Regalo di compleanno

A Laxolo in questa domenica abbiamo la grazia di festeggiare un compleanno speciale: il Centenario di erezione della Parrocchia.

Avremo tra noi il Vescovo oggi pomeriggio, e sarà una grande gioia.

Cosa ci dice il Signore in questo nostro centesimo compleanno?

«Non temere se la tua fede è ancora piccola e fragile: vivi nell’attesa – certo che verrà e non tarderà – e rinnova ogni giorno il fuoco dello Spirito che ho acceso in te».

Ci invita – cioè – a continuare a camminare sulla strada che hanno iniziato i nostri bisnonni chiedendo la cosa più semplice e ordinaria che un cristiano possa chiedere: la possibilità di celebrare ogni giorno l’Eucaristia e gli altri Sacramenti in una casa vicino alla propria casa, in quella “casa tra le case” che è la chiesa parrocchiale.

Cosa c’è di più bello per un cristiano che poter vivere la sua fede così, quotidianamente?

Poter uscire fuori dalla sua casa e – di lì a due passi – trovare un’altra casa (la chiesa parrocchiale) che è casa del Signore, casa sua e dei suoi fratelli nella fede?

Quale altro modo potremmo desiderare per accrescere la nostra fede che lo stringerci l’uno a fianco dell’altro attorno al Signore per celebrare la gioia della Sua presenza in mezzo a noi?

Ecco: non abbiamo bisogno di altro perché si accresca la nostra fede: Dio ci ha messo nel cuore quel “seme” della fede che è lo Spirito del Suo Figlio.

Ci ha dato il modo per poterlo incontrare ogni giorno: i Sacramenti.

Ci ha fornito la “cassaforte” più sicura in cui poter riporre il tesoro della nostra fede: la Sua Fedeltà, che rimane in eterno.