12a Domenica del Tempo Ordinario

Ger 20,10-13; Sal 69; Rom 5,12-15; Mt 10,26-33

Credo che «non abbiate paura» e «non temete» siano le espressioni più frequenti di tutta la Sacra Scrittura. Per questo ho scelto uno strano titolo che richiama un vecchio film degli anni ’50 (ma anche un’espressione figurata usata spesso nel nostro linguaggio).

In realtà, l’invito a non avere paura ricorre ben più di novanta volte nella Bibbia (basta provare a fare una ricerca online delle espressioni «non abbiate paura», «non aver paura», «non temere», e simili).

Dio rivolge questo incoraggiamento all’uomo ogni volta che lo chiama per una missione importante: pensiamo ad Abramo, Mosè, i Profeti, Maria… e – nel brano evangelico di oggi – i discepoli.

La più grande nemica dell’uomo

Dio sa che la paura è una delle più grandi nemiche dell’uomo: in preda ad essa si fanno le cose più orribili. Gli animali stessi – per istinto – reagiscono in modo violento per la paura di una minaccia.

La paura ci rende schiavi e succubi.

Non solo quella dei pericoli esterni e concreti (un animale feroce, un terremoto, un virus piccolo e subdolo come il Covid-19… in questi casi essere paurosi è un bene), ma anche quella che nasce dal sospetto o dal pregiudizio (di ciò che gli altri possono pensare o dire di me).

Ecco: da questa il Signore ci vuole liberare:

«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto».

E poi c’è la più terrificante di tutte le paure: quella della sofferenza e – infine – della morte. Anche da questa il Signore ci vuole liberare:

«E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima».

Gesù ci indica una roccia salda su cui appoggiare il nostro cuore quando vacilla in preda alla paura: la fiducia in Dio:

«Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!»

Come un bambino, che non teme più nulla se il suo papà è con lui e lo tiene per mano.

Non tutte le paure sono uguali

Se è vero che la paura è una subdola nemica, nascosta dentro di noi (che ci fa scappare davanti alle cose impegnative o fuggire davanti agli impegni più gravosi), a volte – però – essa può diventare una grande alleata.

Anzitutto quando ci mette in guardia di fronte a dei pericoli mortali (una catastrofe, un’epidemia), perché se è vero che Gesù ci ha raccomandato di non aver paura di chi può far perire il nostro corpo, è altrettanto bene ricordare che la nostra vita è un grande dono di Dio, da conservare e proteggere, per quanto dipende da noi.

Gesù ci segnala che c’è qualcosa (o qualcuno) di fronte a cui è bene avere paura:

«abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo»

Il Signore ci invita a prendere sul serio chi può minacciare ciò che abbiamo di più prezioso, e a capire che non si tratta della nostra vita corporale, ma della nostra anima, la nostra esistenza eterna.

Esterno ed interno

Se avessimo per la nostra anima lo stesso rispetto e la stessa cura che abbiamo per il nostro corpo, saremmo davvero sulla vita giusta, indicata da Gesù.

Pensiamo ad esempio a questo terribile periodo di pandemia da cui stiamo faticosamente cercando di uscire: quante paure e quante attenzioni per evitare il contagio (mascherine, gel disinfettante, distanziamento sociale)!

Quante sono invece le “mascherine” che mettiamo a protezione della nostra anima?

Perché la lasciamo così spesso indifesa davanti agli attacchi di chi la può ferire seriamente (spettacoli osceni, maldicenze e pettegolezzi, frequentazioni cattive…)?

Allo stesso modo, proviamo a pensare a quanta cura abbiamo normalmente per il nostro corpo: medicine, diete, parrucchieri, estetisti, vacanze e relax

Quando mai – invece – facciamo un serio maquillage alla nostra anima, con un po’ di “dieta” (penitenza e digiuno), di “estetista” (una sana confessione di tanto in tanto) e un po’ di “relax” (adeguati tempi di silenzio e preghiera, di ritiro spirituale)?

Gli altri e Dio

Vedete, dipende tutto da chi temiamo veramente.

Chi teniamo più in considerazione? Gli altri o Dio?

In ebraico per dire “timore” o “paura” si usa lo stesso vocabolo, ma la sfumatura di significato è ben diversa a seconda di chi è la “causa” del turbamento.

Timor di Dio è paura di ferirlo

Da piccoli – al catechismo – ci hanno insegnato che uno dei Doni dello Spirito Santo è il timor di Dio.

Il timore (di Dio) è qualcosa di ben diverso dalla paura (degli altri).

Se avessimo terrore di Dio, la nostra non sarebbe fede, ma – appunto – schiavitù. Di Lui non saremmo figli, ma servi!

Il timor di Dio non è paura della Sua ira! È – invece – amarlo a tal punto da aver paura di offenderlo, di ferirlo, di farlo rimanere male per il nostro poco amore, la nostra poca riconoscenza, il nostro dimenticarci di Lui…

Di questo dobbiamo aver paura: di dimenticarci di Dio e della vita eterna che ci attende con Lui.

Dobbiamo aver paura di perdere la nostra anima, di lasciare che l’immagine di Dio – stampata in noi fin dall’eternità – si sbiadisca e si cancelli pian piano, inesorabilmente.

Spalancate le porte a Cristo!

Un grande e santo Papa era molto affezionato agli inviti divini a non aver paura: San Giovanni Paolo II (per questo ho scelto la sua immagine come copertina di questa riflessione).

È memorabile quel passaggio dell’omelia tenuta all’inizio del suo pontificato:

«Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!»

È tutta qui la “ricetta” per vincere le nostre paure e far sì che esse non condizionino le nostre scelte: fidarsi di Cristo, che conosce il nostro cuore.

Siamo invitati a fare proprio il contrario di ciò che facciamo di solito: quando abbiamo paura ci chiudiamo in noi stessi, invece dovremmo aprire il nostro cuore a Cristo, e solo a Lui affidare tutte le nostre paure.

Dobbiamo prendere coscienza, come insegna san Paolo, che:

«non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”» (Rom 8,15).