4a Domenica di Pasqua

At 2,14.36-41; Sal 231Pt 2,20-25Gv 10,1-10

Ogni anno la quarta domenica di Pasqua ci propone un brano dal capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, dove Gesù si presenta come il Buon Pastore.

È il motivo per il quale la Chiesa celebra in questa ricorrenza la Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni.

Nel ciclo liturgico “A” ci vengono donati i primi dieci versetti.

Gesù è “la porta”

In questo branetto, Gesù si sofferma anzitutto a distinguere tra gli estranei e i briganti, che non entrano dalla porta del recinto (ma lo scavalcano, violandolo) e il pastore, che invece entra dalla porta.

Siccome – però – i suoi ascoltatori non capiscono la similitudine, propone una prima auto-identificazione allegorica di sé:

«Io sono la porta delle pecore».

Prima ancora di definirsi Pastore, Gesù si identifica con la porta.

È da qui che la Liturgia e la Tradizione hanno cominciato a identificare il portale delle chiese con Cristo stesso, poiché Egli è colui che ci introduce nella casa del Padre.

È un’immagine un po’ difficile da afferrare, ma veramente bella.

Chi è “di casa”?

Normalmente è il padrone di casa a stare all’ingresso, facendo quasi da “porta umana”.

Egli accoglie l’ospite ma anche respinge i visitatori indesiderati o malintenzionati. A tal proposito, vengono in mente altre parole evangeliche:

«Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro» (Lc 11,21).

Gesù prosegue il discorso aggiungendo:

«Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo».

In una casa – oltre al padrone – chi può permettersi di entrare e uscire, andare e venire liberamente?

La moglie e i figli, e tutti i congiunti del padrone (per rimanere in tema con le nuove concessioni della “fase 2”).

Se Gesù è il padrone e la porta, e noi accogliamo il Suo invito a passare attraverso di Lui, diventiamo “di casa” anche noi.

E non come semplici ospiti di passaggio, ma figli, residenti, “padroni di casa” assieme con Lui!

Questo recinto, questa casa che è la Chiesa, ci appartiene proprio perché noi entriamo e usciamo attraverso quella porta che è Cristo, «il solo mediatore fra Dio e gli uomini» (cfr 1Tim 2,5).

#IoRestoaCasa

«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

L’ultimo versetto del nostro brano è l’anello di congiunzione con la figura di Gesù Buon Pastore, colui che «dà la vita per le pecore» (versetto 11), ma è anche un’affermazione che ci fa riflettere…

Gesù è una porta sempre aperta. Ovvero: siamo liberi di entrare e uscire, restare o anche – purtroppo – andarcene… Ma solo rimanendo in Gesù possiamo trovare la nostra vita.

Quello del «rimanere in Gesù» è un tema molto caro all’evangelista Giovanni (cfr Gv 8 e Gv 15).

Mancano ormai poche ore alla “fase 2”, che tutti sospiriamo per uscire dall’isolamento che ci è stato imposto da questa pandemia… ma non dimentichiamo mai – anche allegoricamente – che il posto più sicuro è la nostra casa.

La nostra casa è la Chiesa, intesa non come luogo, e nemmeno come la celebrazione della Santa Messa (altro tema duramente dibattuto in questi giorni), ma la comunione vera di intenti con Cristo e i nostri fratelli, che ci fa diventare «un solo gregge con un solo pastore» (cfr Gv 10,16b).

Una sottolineatura particolare per i Laxolesi

C’è un’altra figura in questo branetto che rimane marginale, quasi in sordina: il guardiano.

Mi piace sottolinearla partendo dal fatto che oggi a Laxolo ricorre la Festa del nostro Patrono San Gottardo.

Non potendo celebrarlo solennemente a causa delle restrizioni, cerchiamo almeno di lasciarci guidare e ispirare dalla sua vita e di invocarlo come intercessore.

Il guardiano sopra la porta

Sapete dov’era posta anticamente la statuetta di marmo di San Gottardo che ora sta sotto l’altare?

Sopra la porta dell’antica chiesetta che fu la nostra parrocchiale fino al 1936 (poi abbattuta e convertita in asilo, in occasione della costruzione della nuova chiesa).

E sopra il portale della nuova parrocchiale c’è ora una bellissima vetrata che raffigura il nostro caro Patrono.

Quasi come a dire: «chi vuole entrare in questa casa di Dio, sappia che dovrà passare sotto gli occhi vigili del suo guardiano e protettore San Gottardo!»

Il padrone di questa casa – ben inteso – è solo Dio, e l’unico Pastore è Cristo.

Ma sulla porta c’è il guardiano, che apre e chiude per far entrare nel recinto sicuro solo il Pastore con le sue pecore e – allo stesso tempo – tener ben chiusi fuori i lupi, i ladri e i briganti.

Guardiano, ovvero protettore e Patrono

È davvero bella l’immagine del guardiano accennata da Gesù.

Non so se anche San Francesco d’Assisi abbia scelto di chiamare “Guardiano” il Padre Superiore dei suoi Conventi per questo motivo (mi informerò…), ma l’immagine è davvero suggestiva.

Quale spiegazione di “Patrono” potrebbe essere più bella di questa?

San Gottardo, nostro Patrono è il guardiano di quel recinto che è la nostra Comunità.

Egli vigila, ben armato delle sue qualità spirituali, perché solo chi desidera incontrare Dio passi attraverso quella porta che è Cristo, e nessun altro possa introdursi in questa casa per farci del male.

Siamo in una botte di ferro… o meglio: d’Amore!