Lo Spirito ci guida. Solennità di Pentecoste (B)

Lo Spirito ci guida

Gesù ci dona lo Spirito Santo come una sorta di “navigatore” per condurci a Dio… ma noi vogliamo lasciarci prendere per mano?|

At 2,1-11; Sal 104; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15

Questa solennità chiude il lungo Tempo liturgico di Pasqua (ben sette settimane!), ma – allo stesso tempo – spalanca un nuovo cammino: come dicevo già domenica scorsa, Gesù – tornando al Padre – inaugura il Tempo della Chiesa, affidando ai Suoi discepoli il compito di andare in tutto il mondo a proclamare il Vangelo a ogni creatura.

Questo tempo, però, non sarebbe possibile senza il Dono che la Chiesa intera attende e riceve da sempre, fin da quel preciso momento in cui il Risorto ordinò ai suoi discepoli di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre: il battesimo nello Spirito Santo (cfr At 1,4-5).

Il “grande sconosciuto”

Perciò, eccoci qui anche noi ad attendere e accogliere questo grande Dono, ma… sappiamo di che si tratta?

Se dovessimo chiedere ad un “cristiano medio” di parlare dello Spirito Santo, probabilmente non riuscirebbe a fare un discorso più lungo di venti secondi: partirebbe sicuro con «è la terza persona della Santissima Trinità, è raffigurato come una colomba…»; ma poi – con tutta probabilità – ammutolirebbe.

Un bel problema, se consideriamo il fatto che lo Spirito Santo è il protagonista di tutta la vita sacramentale della Chiesa!

Pur con due millenni di “esperienza” in più, rischiamo di essere anche noi come quei cristiani di Efeso che fecero rizzare i capelli all’apostolo Paolo:

«Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: “Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?”. Gli risposero: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo”» (At 19,1-2).

Ok, noi non siamo a livello di non aver mai sentito parlare dello Spirito Santo (perché, quanto meno, lo nominano ogni giorno facendo il segno della Croce), ma sicuramente abbiamo le idee un po’ confuse.

Forse è il termine “spirito” che lascia perplessi, o peggio, scettici: nel nostro mondo, tutto quanto non ricade nell’esperienza materiale dell’uomo viene trattato con diffidenza (oppure relegato alla sfera della superstizione, ai confini con le malattie mentali).

A ciò si aggiunga il lungo periodo di silenzio della Chiesa cattolica sull’argomento (a seguito dello scisma con gli Ortodossi), la mancanza di approfondimento personale della Parola di Dio, del Magistero… ed ecco che la Trinità, nel nostro quotidiano, risulta “monca” del terzo elemento vitale: lo Spirito Santo.

Alcuni, perciò, lo hanno definito “il grande sconosciuto”, perché la Sua figura, la Sua consistenza, il Suo volto sembrano essere estremamente evanescenti, anche per noi cristiani.

Chi è lo Spirito Santo?

C’è il rischio di immaginarlo come una sorta di “potere magico”, di “forza misteriosa” da “accaparrarsi”… un po’ come accadde nei primi anni del cristianesimo, quando Simon Mago pensò di poterlo addirittura comprare:

«Vi era in città un tale di nome Simone, che praticava la magia e faceva strabiliare gli abitanti della Samaria, spacciandosi per un grande personaggio… vedendo che lo Spirito veniva dato con l’imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro dicendo: “Date anche a me questo potere perché, a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo”. Ma Pietro gli rispose: “Possa andare in rovina, tu e il tuo denaro, perché hai pensato di comprare con i soldi il dono di Dio!”» (cfr At 8,9-25)

Grazie a Dio, la nostra non è una religione misterica, ma Rivelata: la nostra conoscenza di Dio non parte da un volo pindarico della fantasia, ma da un volto concreto: quello di Gesù Cristo, che è Dio incarnato, vissuto da uomo in mezzo a noi. Lui ci ha rivelato chi è Dio, senza ambiguità e fino in fondo.

È Gesù che – parlandoci di Dio – ci ha fatto capire che Egli è una comunione di tre persone: il Padre (origine di tutto), il Figlio Gesù (che ha vissuto la sua divinità nella nostra umanità) e lo Spirito Santo (dono del Padre e del Figlio).

Lo Spirito Santo non è una cosa o un “potere”, ma una Persona: è Dio stesso! Quando Dio ci fa un dono non ci dà semplicemente qualcosa, ma ci consegna tutto Se Stesso!

Nei discorsi fatti quasi al termine della sua vita terrena Gesù dice ai suoi discepoli:

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi» (Gv 14,15).

Gesù promette un “Consolatore” che rimarrà per sempre con i suoi discepoli, si porrà in perfetta continuità con l’opera di Gesù e manterrà negli uomini la comunione con Lui e con il Padre (che è l’origine di questo dono).

Non confondiamo i doni e il Dono

Per quanto il testo di Luca che ascoltiamo ogni anno nella prima lettura sia caratterizzato da tanti simboli (il fragore dal cielo, il vento forte, le lingue di fuoco), essi non sono “rappresentazioni fisiche” di un’Essenza metafisica, ma servono a descrivere gli effetti della venuta dello Spirito Santo:

  • Il vento forte è il simbolo della nuova creazione in Cristo che sta avvenendo per i cristiani. Luca richiama in questo passaggio l’inizio del libro della Genesi: «un vento impetuoso soffiava su tutte le acque»[1].
  • Le lingue di fuoco: il fuoco serve per scaldare, forgiare l’oro, dare nuova forma alle cose; sostiene la vita dell’uomo, è segno di un’esistenza nuova.
  • Le lingue che si capiscono: accade a Pentecoste il contrario di quanto era successo alla Torre di Babele. Là gli uomini non si capirono più, perché i loro progetti ambiziosi di farsi grandi come Dio sfumarono nella confusione totale di lingue diverse; nello Spirito Santo, invece, all’uomo è data la possibilità di “comprendersi” in Cristo e di comprendere ogni altro uomo, superando ogni barriera culturale e storica.
  • Il discorso di Pietro: lui, che era stato tanto pauroso da rinnegare il suo Maestro, ora invece trova il coraggio di annunciare Cristo come la verità per ogni uomo. Ciò diventa possibile per la comunione nuova che – nello Spirito Santo – ha con Gesù e con il Padre. Come aveva promesso Gesù, lo Spirito Santo ora aiuta i discepoli a comprendere fino in fondo quello che Gesù aveva loro annunciato e insegnato. Pietro, pescatore e quasi analfabeta, dopo l’effusione dello Spirito riesce a stupire con la profondità dei suoi discorsi (sono parole ispirate dallo Spirito Santo, non certo provenienti dalla sua povera e paurosa natura umana).

Non dobbiamo, quindi, confondere i doni dello Spirito con il Dono stesso, che è una Persona concreta, divina: è la presenza stessa di Dio in noi, secondo il dono fatto a noi dal Padre attraverso il Figlio.

Qual è il compito dello Spirito?

È una Persona quella che promette Gesù: il “Paràclito”, cioè il Consolatore, letteralmente “Colui che è chiamato qui vicino a me” (in latino ad-vocatus, termine che a quell’epoca indicava l’avvocato difensore nei processi in tribunale).

Non mi soffermo più di tanto a commentare il significato di questa parola, perché ne ho già dissertato negli anni scorsi (cfr 6ª Domenica di Pasqua – Anno A e Solennità di Pentecoste – Anno C).

Quest’anno mi voglio soffermare sul ruolo di “guida” che Gesù attribuisce al Suo Santo Spirito:

«Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità».

Mi piace molto questa espressione, perché descrive lo Spirito non come una sorta di “insegnante”, di “professore in cattedra” che viene a farci le “ripetizioni” di quello che non abbiamo ancora capito, ma più come un “accompagnatore”, un compagno di viaggio esperto, una “guida”, appunto.

L’immagine che mi viene in mente è quella del cieco che viene preso per mano da uno che ci vede bene e condotto a camminare con passo sicuro sulla via (cfr Mc 8,23). Questo è anche il senso delle espressioni usate da Paolo nella seconda lettura:

«Fratelli, camminate secondo lo Spirito… se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge».

Mi piace immaginare lo Spirito Santo come una sorta di “navigatore” che risiede dentro di noi e – se lo seguiamo – ci conduce diritti a Dio.

La lotta interiore

Ma lasciarsi guidare dallo Spirito non è una cosa scontata come quando ci affidiamo a Google Maps per andare in un posto per il quale non conosciamo la strada… magari fosse così!

Invece noi pensiamo sempre di “saperla più lunga” di Dio, e facciamo di testa nostra. Ce lo dice chiaramente l’apostolo, avvisandoci che in noi ci sono due “forze” che si combattono:

«La carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste».

Quella lotta interiore tra l’istinto egoistico dell’uomo e lo Spirito Santo di Dio è un’esperienza che Paolo ha fatto sulla sua pelle, e che ci racconta con tanta umiltà:

«Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto… so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio… quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?» (cfr Rm 7,14-25).

Chiamati alla docilità

Questa solennità ci invita – perciò – non solo ad invocare lo Spirito Santo, ma a disporci a un atteggiamento di docilità, proprio di chi sa che non può trovare Dio se non lasciandosi guidare da Dio stesso attraverso il Suo Spirito.

Sempre l’apostolo Paolo, predicando nell’Areopago di Atene descriveva così la condizione dell’uomo:

«Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,26-28).

Lasciamoci avvolgere da questo Dono infinito, così da vivere, muoverci ed esistere in Lui, e non procediamo più come ciechi, tastando qua e là, ma lasciamoci prendere per mano dallo Spirito, che ci guiderà alla Verità.

Per pregare in musica…

Anche stavolta vi lascio un canto stupendo per pregare:


Note

[1] Gen 1,2 – Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente (la traduzione CEI – sia la versione del 1974 che quella del 2008 – ha invece «lo spirito di Dio aleggiava sulle acque»).