Micro o Mega? 22 dicembre – Novena di Natale 6

In un mondo di megalomani, Maria dice che l'unico Grande è Dio

In un mondo di megalomani e mitomani, Maria magnifica solo il Signore: si fa piccola per lasciare spazio a Lui, nella contemplazione delle Sue opere|

1Sam 1,24-28; cfr 1Sam 2,1.4-8a; Lc 1,46-55

La Chiesa prega ogni giorno il Magnificat: non solo i sacerdoti e i religiosi (che hanno l’obbligo di pregare il Breviario e – dunque – la preghiera dei Vespri), ma anche molti fedeli laici, che hanno ripreso la bella abitudine di pregare la Liturgia delle ore (o almeno le ore principali).

Sono più di duemila anni che questo Cantico sgorga dai cuori e dalle anime di tanti cristiani sparsi sulla faccia della terra, ma credo che pochi l’abbiano mai detto con la sincerità con cui è sgorgato dalle labbra di Maria.

La “polvere” dell’abitudine

Purtroppo – come tante altre preghiere che sappiamo a memoria – anche il Magnificat viene “recitato a macchinetta” e distrattamente: è il prezzo dell’abitudinarietà, purtroppo.

Se può essere di conforto a qualcuno dei tanti penitenti che vengono a confessare le loro distrazioni nel pregare… ebbene sì: tante volte è capitato anche a me, che lo prego quotidianamente dal lontano 1987 (anno in cui sono entrato in Seminario).

Diversi anni fa, per combattere le distrazioni, ho preso l’abitudine di cantare diverse parti del Breviario (anziché recitarle): l’Inno iniziale, il Gloria al Padre alla fine di ogni Salmo e Cantico e – senz’altro – i tre Cantici evangelici del Benedictus, del Magnificat e del Nunc dimittis.

Ma anche quella – ahimè – è diventata un’abitudine, e – se all’inizio mi aiutava a stare concentrato e pregare con più fervore – ora mi ritrovo spesso a faticare nella composizione del cuore e dei sentimenti, nonostante il canto…

Come fare per liberarsi da questa abitudine (che ricorda tanto la polvere che si ri-deposita inesorabilmente sui mobili poche ore dopo averli spolverati)?

Vincere l’abitudine con altre abitudini

Mi è venuto in aiuto un sacerdote, un giorno che andai a confessarmi, che mi chiese – come penitenza – di pregare il Magnificat.

Quella volta rimasi folgorato: non solo perché mi stupii che – come riparazione ai miei peccati – mi venisse richiesto di elevare a Dio un canto di gioia, ma perché intuii finalmente la vera natura della splendida preghiera mariana che recitavo distrattamente da anni.

Da allora ho preso una nuova abitudine (sana e salutare, stavolta), che mi aiuta a vincere l’abitudinarietà: dopo ogni Confessione (che il confessore me lo chieda o no) innalzo al Signore il Magnificat, perché mi rendo conto che quello è senz’altro il momento nel quale un’anima assomiglia di più a Maria.

Non solo perché (se la Confessione è stata fatta bene) si è – almeno per un attimo – puri e Santi davanti a Dio come l’Immacolata Vergine, ma soprattutto perché si capisce la verità delle parole della nostra Mamma Celeste:

«il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva»
.

Si può «magnificare» Dio con sincerità (e non per abitudine) solo quando si fa esperienza viva e diretta della propria grettezza, e – per un cristiano – non c’è luogo migliore per questo esercizio che il Sacramento della Penitenza, vissuto in un sincero pentimento.

“Micro” e “Mega”?

L’umiltà di cui parla Maria – infatti – non si riferisce a suo atteggiamento virtuoso (la modestia, la capacità di “stare coi piedi per terra”), ma alla propria condizione di povertà e piccolezza (nel testo originale greco c’è scritto “tapinità“, ovvero: “meschinità”, “bassezza”, “grettezza”).

In definitiva, Maria sta dicendo: «chi sono io – così piccola – per ricevere tutto questo grande Amore?»

La piccola adolescente di Nazareth esulta ed “esplode” in un canto di gioia perché si rende conto che – nonostante non ne avesse alcun merito proprio – il Signore l’aveva coperta di un’infinità di grazie:

«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente».

Ieri contemplavamo Elisabetta sentirsi indegna e stupirsi di ricevere la visita della «Madre del suo Signore»; oggi contempliamo Maria ribattere alla cugina che l’Unico di cui stupirsi è Dio!

Maria sapeva già di essere piccola (in greco μικρός – micròs), ma se ne rende conto ancor di più quando Dio le si fa vicino in tutta la Sua onnipotenza, mostrandole quanto sia Grande (in greco μεγάλος – megàlos); una grandezza che non è ostentazione di forza o prepotenza, ma grandezza d’animo, come spesso dice la Scrittura:

«Il Signore è lento all’ira e grande nell’amore» (cfr Nm 14,18);


«Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore»
(Sal 103,8 e Sal 145,8).

Per questo Lo «magnifica» (in greco – letteralmente – lo “megalizza”), elencando tutti i motivi per i quali Egli si è dimostrato “magnanimo” (in greco μεγαλόψυχος – megalòpsukos; di nuovo – torna la parola megàlos).

Quanto avremmo bisogno anche noi – in un mondo di mitomani e megalomani – di questo ritorno alla realtà: solo Dio è “Grande”! E noi siamo delle povere formichine (ma – ugualmente – ricoperte dalla Sua immensa misericordia).

Florilegio della Sacra Scrittura

Non è solo intuito quello di Maria, ma una coscienza formata giorno per giorno nella lettura e nella meditazione delle Sacre Scritture.

Tutto il Magnificat è una citazione di testi biblici, e tutti i suoi contenuti sono riconducibili alla Parola di Dio, a partire dai concetti che ho appena descritto con le parole “micro” e “mega” (la piccolezza della creatura e la grandezza del Creatore):

dicano sempre: «Dio è grande
quelli che amano la tua salvezza.

Ma io sono povero e bisognoso (cfr Sal 70,5-6).

Non ho il tempo qui (né le competenze) per passare al setaccio e al “microscopio” tutto il Cantico della Beata Vergine Maria, ma vi cito solo alcuni testi a cui sicuramente la Madonna si è rifatta nel pronunciare il suo Canto di lode:

Il mio spirito esulta in Dio mio salvatore

io gioirò nel Signore,
esulterò in Dio, mio salvatore
(Ab 3,18).


«Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia forza s’innalza grazie al mio Dio» (1Sam 2,1).

ha guardato l’umiltà della sua serva

«Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me» (1Sam 1,11).

tutte le generazioni mi diranno beata

«Per mia felicità! Certamente le donne mi chiameranno beata» (Gen 30,13).

Santo è il Suo nome

Santo e terribile è il suo nome (Sal 111,9).

La Sua misericordia su quelli che lo temono

il Signore è tenero verso quelli che lo temono…

…l’amore del Signore è da sempre,
per sempre su quelli che lo temono
(Sal 103,13.17)

Con il suo braccio ha disperso i superbi

con braccio potente hai disperso i tuoi nemici (Sal 89,11).

ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili

Egli esalta gli umili
e solleva a prosperità gli afflitti
(Gb 5,11)

…e rovescia i potenti (Gb 12,19).


Il Signore ha rovesciato i troni dei potenti,
al loro posto ha fatto sedere i miti
(Sir 10,14).

ha ricolmato di beni gli affamati

ha saziato un animo assetato,
un animo affamato ha ricolmato di bene
(Sal 107,9).

Ha soccorso Israele, suo servo

Ma tu, Israele, mio servo,
tu Giacobbe, che ho scelto,
discendente di Abramo, mio amico,
sei tu che io ho preso dall’estremità della terra
e ho chiamato dalle regioni più lontane
e ti ho detto: «Mio servo tu sei,
ti ho scelto, non ti ho rigettato» (Is 41,8-9).

ricordandosi della sua misericordia

Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele
(Sal 98,3).

come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre

Il Signore disse ad Abram:
«…Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra»
(cfr Gen 12,1-3).


Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà,
ad Abramo il tuo amore,
come hai giurato ai nostri padri
fin dai tempi antichi
(Mi 7,20).


«Egli… si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre»
(cfr 2Sam 22,51).

Pregare con la Bibbia, in ogni ora

Nonostante quella che ho proposto sopra non sia una ricerca biblico-esegetica, credo dimostri abbastanza chiaramente che Maria (una ragazzina analfabeta di un piccolo paese in terra quasi pagana) conoscesse in profondità le Sacre Scritture e da queste sapesse attingere a piene mani le parole più adatte per dialogare con Dio.

È con questa sapienza semplice e antica che – insieme al suo sposo Giuseppe – ha insegnato al piccolo Gesù a rivolgersi al Padre Celeste, partendo anzitutto dalla contemplazione delle grandi opere da Lui compiute nella Storia della Salvezza.

Gesù si è servito di queste parole per rivolgersi al Padre Suo: non ne ha “inventate” altre! E anche quando ci ha insegnato a pregare raccomandandoci di chiamare Dio col nome di Padre (cfr Lc 11,2), non ha “escogitato” nulla di nuovo rispetto a quanto Dio da sempre aveva promesso a Davide e alla sua discendenza:

Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio (cfr ad esempio 2Sam 7,14 e 1Cr 17,13).

Tante volte le persone mi confidano «padre, io non so pregare»… e la cosa mi rammarica, perché mi rendo conto che il motivo principale di questa povertà spirituale è la pochissima (o nulla) frequentazione della Sacra Scrittura da parte della maggioranza dei cristiani.

Io mi ritengo un graziato da parte del Signore per aver potuto pregare fin da ragazzino attraverso le parole della Sacra Scrittura, e credo che tutti i cristiani dovrebbero prendere l’abitudine di pregare durante il giorno almeno i tre Cantici evangelici del Benedictus (al mattino), del Magnificat (la sera) e del Nunc dimittis (prima di coricarsi).

E non sarebbe male memorizzare anche alcune delle bellissime espressioni che si trovano nei Salmi, per “lanciarle” verso il Cielo nei vari momenti della giornata, a seconda di quello che vogliamo dire al Signore. Nei Salmi – infatti – troviamo ogni tipo di sentimento e situazione umana trasformata in preghiera.

È un consiglio da amico, da persona che non crede certo di saper pregare, ma sa che ogni momento è buono per rivolgersi a Dio con le Parole che Lui stesso ha suscitato nei cuori dei Suoi fedeli, come ha fatto Maria.