Ascensione del Signore

At 1,1-11; Sal 47Ef 1,17-23; Mt 28,16-20

«In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono».

Quante volte mi sento dire in confessione: «don Pietro, da un po’ di tempo la mia fede vacilla… sono tormentato da un sacco di dubbi».

Io rispondo sempre: «bene! Ringrazia il Signore!»

Immagino stiate sgranando gli occhi anche voi, come i miei penitenti.

I dubbi non sono forse nemici della fede?

Tutt’altro: il dubbio è la prova che il Signore ci ha fatti liberi… di credere in Lui o di rifiutarlo.

I dubbi sono un dono di Dio

Se Egli volesse “imporsi” non dovrebbe far altro che apparire in tutta la Sua gloria, travolgendoci e ammutolendoci con la luce della Sua Verità.

Invece Egli ha rivestito noi di una così grande dignità (e Se stesso di una così grande umiltà) da poter “combattere ad armi pari” con noi, “da uomo a uomo”.

Anche noi – come i discepoli – siamo di fronte all’uomo Cristo Gesù e siamo invitati a credere che Lui sia il Figlio di Dio: non ci viene imposto.

Il dubbio è quella condizione preziosa nella quale un essere prende coscienza di sé e si pone di fronte agli altri, al mondo e a Dio, in tutta la sua consapevolezza.

Numerosi pensatori e filosofi hanno disquisito sull’importanza del dubbio nel pensiero umano (un piccolo excursus lo si può trovare riassunto qui).

Temete chi non ha dubbi

Bisogna temere chi è troppo sicuro di sé, chi non ha mai dubbi.

Ci sono persone (anche tra i cristiani) che vanno avanti a colpi di certezze, di proclami, di “dictat”, che non ammettono repliche, che non accettano il confronto e la possibilità di discutere.

Mi è capitato di ribattere ad alcuni di questi individui dicendo «guarda che questa cosa l’afferma anche il Papa» e sentirmi rispondere che è il Papa a sbagliare!

Qualche “fondamentalista cattolico” sarebbe capace di contestare Cristo in persona se venisse contraddetto nelle proprie convinzioni!

State lontani anche dagli indifferenti

Ma allo stesso modo in cui occorre guardarsi dagli “uomini tutti d’un pezzo”, è bene stare alla larga anche dai teorici della cosiddetta “società liquida”, dove «l’incertezza è l’unica certezza».

Occhio a quelli che fanno del dubbio fine a se stesso (o – peggio ancora – della superficialità) la loro regola di vita; quelli che di fronte ad ogni scelta importante rispondono con un laconico «è uguale, per me è indifferente, va bene tutto».

Quelli che «cristiano, buddhista, animista, musulmano… cosa cambia?»

Dubbio e fede: due facce della stessa medaglia

Dubitare sinceramente è la condizione fondamentale per ammettere (davanti a noi stessi e agli altri) che non sappiamo tutto, che non siamo depositari della verità, che abbiamo sempre bisogno di crescere nella fede e nella conoscenza di Dio.

Mi è piaciuta l’espressione usata da Padre Ermes Ronchi nella sua riflessione per questa solennità:

«Non esiste fede vera senza dubbi. I dubbi sono come i poveri, li avremo sempre con noi».

Dubitare non è un atto contro la fede; la fede e il dubbio sono le due facce della stessa medaglia, l’una non può stare senza l’altra!

Il dubbio interpella la fede e la spinge a cercare ancora, senza mai arrendersi.

È una ricerca da fare non fuori di noi, ma dentro di noi, meditando, ruminando la Parola di Dio, approfondendo la nostra conoscenza di Cristo attraverso una costante formazione (ad esempio nella catechesi per gli adulti).

Come dice sempre Padre Ronchi

«(i dubbi) da apparenti nemici diverranno dei difensori della fede, la proteggeranno dall’assalto delle risposte superficiali e delle frasi fatte».

La scelta “pazza” di Gesù

Avrebbe potuto ricominciare tutto da capo, Gesù, dopo la sua risurrezione, scegliendosi dei nuovi discepoli, più in gamba, dalla fede più solida e dalla fedeltà garantita.

Invece no. Torna da un gruppetto di uomini impauriti, codardi e confusi.

Un gruppo già “monco”, perché non sono nemmeno più dodici, ma undici. Qualcuno ha addirittura tradito!

Perché questa scelta?

Per dimostrare ancora una volta quello che in tutta la Storia della Salvezza si era reso evidente più volte: non è la forza dell’uomo a salvarlo, ma la grandezza e l’amore del Signore per lui (cfr Gdc 7,2; Sal 44,2-9).

Missionari anche noi

Quale sarà stato – secondo voi – il primo annuncio lanciato dai discepoli su mandato del Signore?

Senz’altro quello della fiducia rinnovata del Maestro nei loro confronti.

Non tanto la loro fede in Dio, quanto – invece – la fede incrollabile di Dio in loro! E in ogni uomo.

Il sentirsi nuovamente scelti da Lui, inaspettatamente, immeritatamente:

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16).

Se riusciamo a metterci nei panni di questi poveri uomini, a sentire le nostre fragilità e paure non come un ostacolo ma come un’occasione per Dio di operare attraverso di noi, riusciremo più facilmente anche a sentirci coinvolti nello stesso mandato missionario.

Il modo migliore di “sfruttare” i nostri tentennamenti – allora – è quello di annunciare: «Cristo mi ha mandato a te nonostante la mia pochezza e le mie povertà».

Questa è la straordinarietà dell’esperienza cristiana.