Non vergognarti di dare testimonianza al Signore

Non vergognarti
Omelia per mercoledì 5 giugno 2024

Il discepolo di Cristo non si vergogna e non ha paura di annunciare il Vangelo perché non si basa sulle proprie forze, ma sulla grazia del Signore.

Letture: 2Tm 1,1-3.6-12; Sal 122 (123); Mc 12,18-27

Oggi e domani, come Prima Lettura, il Lezionario ci propone due brani della Seconda Lettera a Timoteo.

“Vedi sopra”

Alcuni dei versetti del brano odierno li abbiamo già ascoltati e commentati lo scorso 26 gennaio, giorno della memoria dei santi apostoli Timoteo e Tito.

In quell’occasione ho accennato al ministero affidato da Paolo a Timoteo e del prezioso contributo delle tre lettere pastorali per intravedere i primi lineamenti dei ministeri nella Chiesa.

Oggi mi soffermo su due espressioni che mi sono particolarmente care.

Ravvivare il dono

La prima è

Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani.

Questa raccomandazione dell’apostolo mi è sempre presente, ma in particolare in questi giorni, perché domani – 6 giugno – ricorre il mio anniversario di ordinazione sacerdotale: sento davvero una profonda gratitudine al Signore per il grande dono che mi ha fatto, e a mons. Roberto Amadei che mi ha imposto le mani 26 anni orsono.

Tutti i doni vengono da Dio, e tutti vanno utilizzati bene. In più, quelli ricevuti coi Sacramenti che danno l’indirizzo alla propria vita e sono ordinati al servizio alla comunità (l’ordine sacro e il matrimonio) vanno ravvivati ogni giorno.

Ogni giorno, appena sveglio, mi ripeto: oggi, Signore, voglio essere Tuo sacerdote e mettermi al Tuo servizio per il bene del mondo.

Ogni cristiano dovrebbe farlo, ciascuno secondo la vocazione e i doni ricevuti.

Non vergognarti

La seconda espressione è

Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro… ma, con la forza di Dio, soffri per il Vangelo.

Quanto è difficile oggi essere testimoni del Signore e del Suo Vangelo rispetto a quando sono diventato prete… quante cose sono cambiate: il mondo ormai è quasi completamente scristianizzato e la Chiesa sta tornando ad essere una piccola minoranza, come ai tempi di Paolo… e i pochi che si dicono “cristiani” hanno vergogna a mostrarlo pubblicamente.

Ma mi ricordo che – da piccolo – mi hanno insegnato che «bisogna vergognarsi solo di fare del male»…

male non fare, paura non avere.

Non sulle mie forze

Inoltre, pochi versetti sopra, l’autore della Lettera mi ricorda che il Signore non mi lascia solo, che non mi ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza, che mi ha salvato e chiamato con una vocazione santa, non già in base alle mie opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia.

Se mi affidassi alle mie capacità e alle mie forze, dovrei avere non solo vergogna, ma anche paura e terrore di quello che mi è richiesto dal ministero sacerdotale, ma Cristo ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.

So di chi mi sto fidando

C’è un ultimo motivo per non vergognarsi e non avere paura:

so in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.