Obbedienza è pace. Il “buon senso” non è una virtù

L'obbedienza di San Giuseppe
Georges De La Tour, Il sogno di san Giuseppe, 1640, Musée des Beaux-Arts (Nantes, France)

Due parole sulla virtù dell’obbedienza cristiana, a partire dalla pretesa di più “buon senso” e dalla meditazione sulla figura di san Giuseppe.

Scrivo nel giorno della solennità di san Giuseppe, e la spiritualità di questo grande Santo mi aiuta a rileggere la discussione piuttosto animata che ho avuto qualche giorno fa sul sagrato.

Meglio il “buon senso”?

L’argomento era – come da mesi – il fatto che non se ne può più di restrizioni imposte anche in chiesa a causa di questa pandemia, e qualcuno reagiva con insofferenza alle norme emanate dalla Curia (in particolare il divieto di convocare in chiesa minorenni che non siano accompagnati dai loro genitori).

Sosteneva che – in questi casi – occorre non prendere tutto “alla lettera” e farsi guidare piuttosto dal buon senso, altrimenti non si può fare più nulla.

L’esperienza insegna

A livello umano, la prima cosa che mi sento di ribattere è che i più grandi errori, i più grandi danni e i più orrendi peccati che ho commesso nella mia vita, sono quelli occorsi nelle occasioni in cui – a fronte di norme ben definite – ho preferito lasciarmi guidare dal “buon senso”.

E dopo 23 anni di sacerdozio trascorsi nell’ascoltare Confessioni e guidare anime, posso dire che tutti mi hanno confermato la mia stessa esperienza.

La regola del “bene per me”

Il cosiddetto “buon senso” è spesso una maschera per nascondere «quello che pare bene a me», ed è un principio che tiene conto solo della propria visione, della propria idea di bene, istintivamente, senza ragionare sulle conseguenze a più ampio raggio per l’intera collettività.

È un criterio che pretende di elevare la propria visione a regola universale, senza però prendersi la responsabilità delle conseguenze eventuali.

Esempi di “buon senso”

Qualche esempio?

Per “buon senso” si procede agli STOP senza fermare l’auto, perché «tanto non arriva nessuno»… ma poi spesso capita l’incidente, e chi si fa male è sempre il povero malcapitato che rispettava le norme del codice stradale.

Il “buon senso” è quello che – di fronte a qualcosa che sappiamo bene essere dannoso (come il fumare) – ci fa dire «cosa vuoi che sia una sigaretta dopo pranzo? E poi faccio del male solo a me stesso»… ma poi gli studi clinici ci ricordano che uccide più il fumo passivo.

Il “buon senso” è quello che in questi mesi ha portato costantemente molte persone a violare le norme igieniche anti-covid perché «tanto siamo all’aperto, e poi un po’ di svago dopo tanti mesi ci vuole»… «Sono giovani, bisogna capirli!»… «In chiesa non ci si contagia, perché stiamo pregando, e il Signore ci protegge»… ma poi i focolai aumentano, e siamo alla terza ondata pandemica e a più di 104.000 morti solo in Italia.

“Buon senso” o “buon Consiglio”?

A livello spirituale, un cristiano dovrebbe ricordare che il “buon senso” è da sostituire con il “buon Consiglio”, che non è una qualità umana, ma un dono dello Spirito Santo, e va chiesto e invocato quando ci si trovi in situazioni in cui non ci sono indicazioni chiare e non si sappia come decidere per compiere il Bene.

In tutte le altre occasioni in cui vi siano chiare disposizioni emesse dalle autorità (religiose e/o civili) il credente è tenuto all’obbedienza, che è una virtù richiesta ad ogni cristiano, non solo ai preti e ai religiosi (quelli fanno il Voto, che è ancor più vincolante).

La virtù dell’obbedienza

L’obbedienza non è una resa cieca della propria libertà e volontà a quella di un altro, ma un esercizio di mortificazione e rinnegamento di sé, che è possibile solo esercitandosi nell’umiltà e fidandosi che Dio mi vuole guidare a fare la Sua volontà attraverso le decisioni di persone che Lui stesso ha posto a capo della Chiesa o delle Istituzioni civili.

Non credo che occorrano tante dimostrazioni e ripassi di catechismo per spiegare che bisogna obbedire a Dio.

Il vangelo di questa solennità ci ricorda che san Giuseppe – posto di fronte all’inaspettata e misteriosa gravidanza della sua futura sposa – aveva deciso di agire non solo con “buon senso”, ma addirittura con un atteggiamento eroico, dettato dal suo essere «uomo giusto»; eppure dopo il sogno notturno «fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore».

Qualcuno mi obietterà che Giuseppe obbedì a Dio, non all’Imperatore…

Beh, rispondo che Nostro Signore nacque a Betlemme secondo le Scritture proprio perché Giuseppe obbedì al Decreto di Cesare Augusto (cfr Lc 2,1-4), e che le visioni dei Profeti si realizzarono proprio perché fuggì in Egitto e infine si stabilì a Nazaret per scampare a Erode (cfr Mt 2,13-15.19-23).

Dio si serve anche del potere umano per scrivere la storia della Salvezza.

Sottomessi ad ogni autorità

Molti – in questi mesi di emergenza sanitaria – mi hanno ribadito con livore che lo Stato non deve permettersi di imporre alla Chiesa le sue decisioni…

A queste proteste rispondo per l’ennesima volta con la Sacra Scrittura:

«Vivete sottomessi ad ogni umana autorità per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come inviati da Lui per punire i malfattori e premiare quelli che fanno il bene. Perché questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all’ignoranza degli stolti, come uomini liberi, servendovi della libertà non come di un velo per coprire la malizia, ma come servi di Dio» (2Pt 2,13-16).

Chi scrive è san Pietro, il primo Papa, al quale Cristo profetizzò:

« “In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio» (Gv 21,18-19).

L’obbedienza è una strada ripida da percorrere, difficile da imparare, ma porta sicuramente alla santità.

Grazie a Dio potrò obbedire

Io ringrazio il Signore che il Vescovo mi abbia chiesto di non essere più Parroco, ma di “obbedire”, come Vicario parrocchiale, e che mi abbia destinato a Sotto il Monte, sotto la protezione di san Giovanni XXIII, che aveva come motto episcopale Obœdientia et Pax:¹ “obbedienza e pace”.

A me piace trasformare questo motto mettendo un accento sulla “e”: «Obbedienza è pace», perché sono convinto che solo rinunciando al proprio “buon senso” e affidandosi umilmente a Dio in ogni occasione si trova la vera Pace, quella donata da Cristo.


note

  1. Sono felice – tra l’altro – che il motto del caro Papa buono venga dalla sua grandissima devozione al mio beniamino San Filippo Neri, e – in particolare – dal Cardinal Baronio, uno dei primi discepoli di San Filippo e suo primo successore alla guida della Congregazione dei Preti dell’Oratorio.