Occhi semplici e luminosi. Guardare le cose come Dio

Avere occhi semplici da bambino
Commento alle letture di venerdì 17 giugno 2022

Ci sono pagine della Bibbia che lasciano scandalizzati, indubbiamente.

Come si può dire “Parola di Dio” alla fine di una pagina come quella che la Liturgia ci fa ascoltare nella prima lettura oggi?

Parola di Dio o cronaca nera?

Una madre che – per regnare incontrastata – stermina tutta la discendenza regale, ovvero tutti i suoi discendenti (figli, nipoti etc.) è Parola di Dio?

Un sacerdote che consegna armi (lance e scudi) che erano custodite nel Tempio del Signore (!) è Parola di Dio? Che comanda di uccidere la regina omicida e il sacerdote delle divinità straniere?

«Tutto il popolo era in festa e la città tranquilla» perché «Atalìa era stata uccisa con la spada nella reggia»

Tutto questo è Parola di Dio?

Ma non vi sembra di leggere vicende simili alle terribili cronache che ascoltiamo ogni giorno dai notiziari, come quella di questi giorni, di una madre che uccide la figlia di nemmeno cinque anni per gelosia e timore che possa affezionarsi anche alla nuova compagna dell’ex marito?

Pagine scandalose

E non è l’unica pagina di questo tenore che la Bibbia ci presenta…

Infatti, se in questo caso possiamo trovare la “scusante” di un periodo tormentato, in cui il regno diviso di Israele stava cercando di estirpare le divinità pagane, cosa dovremmo dire delle pagine che ci raccontano l’adulterio e l’omicidio del Re Davide (cfr 2Sam 11), da cui si origina la discendenza nientepopodimeno che di Nostro Signore Gesù Cristo?

È per questo senso di scandalo e confusione di fronte alla Bibbia che l’apostolo Pietro raccomanda:

nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio (2Pt 1,20-21).

Un libro da leggere con una guida

La Bibbia non è un libricino di facile lettura, e – se non ci si fa aiutare a leggerla – induce a perdere la fede, più che a trovarla.

La Scrittura va sempre ascoltata con l’assistenza dello stesso Spirito Santo che ha ispirato gli autori sacri di quelle pagine, e ciò è possibile solo nell’ambito di una Comunità di fede che si siede a leggere con cuore attento e ben disposto.

In tal senso, senza nulla togliere ai vari gruppi biblici, la condizione migliore è quella dell’assemblea liturgica radunata per l’Eucaristia, o in una Lectio divina, dove un ministro del Signore ha il compito di guidare in questo ascolto ispirato.

Una chiave di lettura

La seconda parte del vangelo di oggi ci dà un suggerimento su come porsi davanti a queste pagine così “scandalose”:

«La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!»

È tutta questione di occhi, di sguardi, ci dice Gesù.

Se il nostro occhio è semplice e luminoso (ovvero: puro e ingenuo, ma soprattutto capace di fiducia, come quello di un bambino), allora anche le cose più tragiche e orribili di questo mondo potranno essere guardate come il “luogo” dove la presenza di Dio non viene meno.

Occhi da bambino

Un bambino, finché ci sono la mamma e il papà vicino a lui, è capace di attraversare anche le più grandi atrocità della storia. Mi viene in mente il film La vita è bella di Roberto Benigni, dove il padre finge che anche le regole del campo di concentramento siano un gioco.

Sostanzialmente: non è che chi si fida di Dio guardi le cose da sprovveduto, con occhi ingenui!

Dio soffre e piange guardando le brutture dell’umanità, e così fanno i Suoi figli, ma essi – attraverso le lacrime della sofferenza che certe pagine della storia generano nel cuore – non perdono la speranza che Dio possa continuare a scrivere la Sua storia d’Amore per l’umanità.

Anche nell’orrore si nasconde la pietà

Si può dire che le pagine della storia degli uomini – rese spesso tragiche dalla loro cattiveria – sono pur sempre il “luogo” dove Dio riesce a “far passare” il Suo Amore, anche attraverso gesti nascosti e semplici di pietà e opposizione al male, come quello della sorella di Acazìa, la regina omicida e sanguinaria della prima lettura:

Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazìa, prese Ioas, figlio di Acazìa, sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalìa ed egli non fu messo a morte.

Avere occhi semplici è saper vedere e cercare “una via di bene” anche in mezzo alla cattiveria e alle tragedie che ci circondano, e così diventare strumenti attraverso i quali il Signore continua a seminare speranza su questa terra.

Ma se hai gli occhiali da sole…

Diversamente, chi ha un «occhio cattivo» non riesce a vedere il bene nemmeno dove c’è, come chi indossa occhiali da sole di notte: la tenebra è sempre più tenebra.

Mi viene da pensare a quanti oggi vedono in Papa Francesco un Papa illegittimo (perché mette in pratica alla lettera il Vangelo) e continuano a dire «Benedetto XVI è il mio Papa».

“Gente di Chiesa”, come l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che continua a seminare zizzania, affermando – tra le altre cose – anche che il Concilio Vaticano II è stata una sciagura per la Chiesa.

Vincere il male con il bene

In mezzo a queste aberrazioni che attraversano anche la Chiesa (che dovrebbe essere la Comunità dei redenti che vivono secondo la regola dell’Amore), avere occhi semplici e luminosi significa vivere secondo la regola della carità, quella che l’apostolo Paolo descrive in tante sue lettere.

Oltre al celeberrimo Inno alla carità di 1Cor 13, mi piace qui citare qui la seconda parte del capitolo 12 della Lettera ai Romani (che vi consiglio di leggere per esteso):

La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene… Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera…

Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite…

Non rendete a nessuno male per male… Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi…

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.