omelie, pensieri e riflessioni

Star dietro a Gesù

Star dietro

22ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

L’esperienza dolorosa e tragica di Pietro ci mostra come dentro ciascuno di noi ci sia una sorta di “tribunale”, con due scranni: quello dell’accusa e quello della difesa. In mezzo – come un giudice – sta seduto il nostro “io”, la nostra coscienza. A seconda dell’avvocato che facciamo prevalere, cambia totalmente l’esito del nostro giudizio, delle nostre scelte.
Chi sono questi due avvocati?
1. Il Paràclito, lo Spirito Santo, in noi parla sempre a difesa di Dio, e riferendoci le Parole del Padre (proprio come aveva fatto un attimo prima, rivelando a Pietro la vera natura messianica di Gesù).
2. Satana, lo spirito del Maligno – invece – parla sempre contro Dio, accusandolo o storpiandone le parole: basti pensare alla scena di Adamo ed Eva col serpente (cfr Gen 3,1-5).
Se vogliamo agire saggiamente e prendere le decisioni giuste nella nostra vita dobbiamo ascoltare quel “Maestro interiore” (come lo chiamava Sant’Agostino) che è lo Spirito Santo, il Verbo stesso di Dio che parla in noi. Dobbiamo «tornare dietro» a Gesù, lasciarci istruire da Lui.

la fede non è un'opinione

La fede non è un’opinione

21ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

Pietro prova a rispondere alla domanda tagliente di Gesù, mosso dalla sua solita generosità istintiva e irruente.
E Gesù gli fa i complimenti. Ma non gli dice “bravo”: lo chiama – invece – «beato», perché quello che è successo dentro di lui non è stato un “indovinare la risposta giusta”, ma entrare in una relazione.
Capire che Gesù è il Cristo è frutto di una rivelazione, e il Rivelatore è Dio!
La fede (quella di Pietro e quella di ogni credente) non è frutto di un’opinione, di una scelta tra più opzioni, ma l’accettare di entrare in una relazione del tutto particolare con Dio.
Quello che ci lega a Dio non è un’idea, un’opinione che abbiamo su di Lui, ma riconoscere che – dal momento in cui noi L’abbiamo lasciato entrare nella nostra esistenza – Lui ha profondamente cambiato la nostra storia.
Quante persone (e anche tanti cristiani) al giorno d’oggi si limitano a dire le solite cose su Gesù, “rispostine da catechismo”, luoghi comuni… come fosse un “argomento da bar”!
Come sono poche – invece – (anche tra noi preti) le persone che parlano di Cristo come una persona viva e presente nella loro vita!
Tanti sono i cristiani (di nome) ma pochi i credenti, pochi i veri testimoni (e Dio sa quanto il mondo abbia bisogno di testimoni!)

distillare la fede

“Distillare” la fede

20ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

Quante volte ci presentiamo al cospetto di Dio con l’intima convinzione che a noi Lui debba qualcosa, che debba ascoltarci ed esaudirci per forza, perché noi siamo quelli che vanno a Messa tutte le domeniche e feste comandate, che fanno i fioretti in Quaresima, che fanno l’elemosina… E se non ci esaudisce arriviamo subito alla conclusione che «Dio è ingiusto, è cattivo!» e diciamo «Basta! Non prego più!»
Dio non è una “macchinetta distributrice” di grazie (materiali o spirituali), in cui basta inserire la quantità esatta di monete per far scendere il “prodotto” che desideriamo!
La preghiera non è un “mercanteggiare” col Signore, ma entrare in una confidenza tale con Dio, da arrivare a capire cosa possiamo chiedergli (e cosa no), come, quando, e in che misura.
Per arrivare a tale confidenza nella preghiera c’è una sola via: quella percorsa dalla donna del vangelo di oggi. Dobbiamo farci piccoli, riconoscerci poveri “cagnolini” di fronte ad un Padre immensamente buono. Allora Lui ci solleverà a sé come una mamma «solleva il bimbo alla sua guancia» (cfr Os 11,4).

Il cielo in terra

Tirar giù il cielo in terra

Assunzione della Beata Vergine Maria

Maria è stata assunta in cielo con tutta se stessa, in anima e corpo, perché aveva già cominciato a “vivere in cielo” durante la sua esistenza terrena.
Se c’è una persona che ha reso vere nella sua vita le parole del Padre Nostro «come in cielo, così in terra», quella è proprio la Madonna.
Cosa ci insegna oggi Maria? Che l’Assunzione non è un evento che accadrà un giorno, chissà quando, alla fine della nostra vita terrena (magari sperando che sia il più tardi possibile). Ascenderemo – quel giorno – solo se avremo iniziato a salire su, un poco alla volta, ogni giorno, come ha fatto Maria. Alla fine della nostra esistenza terrena non andremo in cielo se non l’avremo “tirato giù”, qui su questa terra, giorno per giorno, parola dopo parola, azione dopo azione, vivendo da «figli del Regno».
Guardiamo Maria e i Santi, perché la loro sorte di gloria è riservata anche a noi, ma non stiamo con le mani in mano; facciamo ogni giorno la volontà di Dio, facciamo che anche in noi Cielo e terra si tocchino: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra».

Nella tentazione vince chi scappa

Nella tentazione vince chi scappa

19ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

Perché Gesù deve costringere i discepoli ad andare via da quella folla che fino ad un attimo prima non sopportavano e volevano togliersi dai piedi?
Perché adesso erano diventati “famosi”. Tutti li osannavano, come i discepoli di un “messia” capace di far “saltar fuori” il pane dal nulla.
Perché allora non godersi un po’ di notorietà? Dopo tanta fatica è bello anche essere osannati, no?
Eccola lì – servita su un piatto d’argento – la tentazione più subdola: crogiolarsi sugli allori, godersi il meritato successo.
Niente di più deleterio e pericoloso per il discepolo! Specialmente dopo il duro insegnamento che Gesù aveva voluto dare con quel «voi stessi date loro da mangiare»: la gratuità!
L’unico modo per non farsi irretire dalla tentazione del successo è “darsela a gambe levate”, sparire, e alla svelta!
Ma i discepoli non la volevano capire: erano ormai “ubriachi” delle lodi e dei complimenti della gente, ammaliati come dal canto delle sirene.
Ecco il motivo della costrizione imposta loro da Gesù, come quella di un bravo genitore, che a volte deve ricorrere alla coercizione per togliere i propri figli dai pericoli che – da soli – non capiscono di correre.

il vero miracolo

Il vero miracolo spetta a noi!

18ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

Quello che noi siamo abituati a chiamare il miracolo della “moltiplicazione” dei pani, dovremmo invece chiamarlo «il miracolo della condivisione».
Non è una cosa eccezionale il moltiplicare di Dio: è un miracolo che avviene ogni giorno! Egli non cessa mai di spandere con abbondanza i suoi doni sul mondo, verso tutti gli uomini. Per tutti fa sorgere il sole, fa piovere dal cielo l’acqua che irrora e dà nuova vita alla terra.
È l’atteggiamento dell’uomo che non risponde al modo di fare di Dio.
Il Padre Celeste semina ovunque con abbondanza e generosità, (cfr la parabola ascoltata qualche domenica fa); l’umanità invece segue le regole della “selezione darwiniana”: se la cava solo chi è più furbo, intelligente, ricco…
Il vero miracolo non avviene nella cesta dei 5 pani e 2 pesci, ma nel cuore dei discepoli, e avviene proprio mentre Gesù moltiplica a dismisura il loro “poco”, mentre replica all’infinito il gesto eucaristico dello «spezzare il pane», che dalla sera dell’Ultima Cena diventerà il centro della vita cristiana.