Lunedì fra l’Ottava di Pasqua

At 2,14.22-33; Sal 16; Mt 28,8-15

Parole parole, il titolo della canzone resa famosa da Mina, mi pare il più azzeccato per riassumere il pensiero che vi condivido.

Nel brano di vangelo odierno c’è un contrasto evidente tra due notizie.

Una vera (quella della risurrezione di Gesù) e una falsa (quella del trafugamento del suo cadavere).

Ricordo che la vecchia traduzione CEI del 1974, definiva “diceria” la storiella architettata dai sommi sacerdoti e dagli anziani e poi consegnata ai soldati dietro corruzione pecuniaria.

La nuova versione del 2008 ha tradotto invece con “racconto”.

La sorpresa sconvolgente!

Per curiosità ho consultato il testo originale, pensando di trovarvi qualcosa che alludesse alla bugia, ma – con mia grande sorpresa – ho trovato scritto λόγος (lògos) in greco, e verbum in latino!

Proprio così: lo stesso identico vocabolo che troviamo nel primo versetto del vangelo di Giovanni per indicare la Parola di Dio, che si fa carne in Gesù!

Com’è possibile che lo stesso termine sia utilizzato così, indifferentemente per indicare la Parola Eterna di Dio (che è Verità assoluta) e la bugia più becera degli uomini corrotti?

La parola è un dono e un compito

Questo ci mette in guardia sul grande dono che Dio ci ha fatto del poter comunicare esprimendoci a parole.

Possiamo essere portatori delle più grandi verità, ma anche – purtroppo – diffusori delle più becere menzogne.

È compito di chi parla far sì che il mezzo (le parole) sia utilizzato come uno strumento buono e non come un’arma letale.

Oggi si parla molto di fake news: quelle “notizie” spacciate per vere e divulgate in modo efficace attraverso i Social.

Esse sono altamente contagiose e letali, proprio perché si servono dei sofisticati mezzi della comunicazione multimediale, per catturare l’attenzione e abbindolare la mente.

E in un momento così delicato, di timori e paure per la pandemia che stiamo fronteggiando, sono qualcosa di quantomai pericoloso: quanto lo stesso coronavirus, se non di più!

I fake vangeli

Anche le “dicerie” che cercano di mistificare la verità su Gesù sono dei “virus” pericolosi.

Molte correnti di pensiero hanno provato a farlo, lungo i secoli.

Non tanto a negare l’esistenza storica di Gesù di Nazareth (documenti archeologici e fonti scritte non cristiane sono inconfutabili), quanto a dipingerlo in modo “utile” e “conveniente”.

Nei primi secoli la Chiesa dovette fronteggiare diversi tipi di eresie cristologiche, che predicavano un Gesù solo uomo (arianesimo) o solo Dio (monofisismo).

Ma quelle erano almeno dei tentativi di trovare la verità, annaspando nel difficile mistero di Cristo.

Quelli dei secoli moderni invece sono subdoli tentativi di “accomodamento”.

Ovvero: si cerca di veicolare un Gesù «a misura dell’uomo contemporaneo». Uno che non dia troppo fastidio, una sorta di «vestito per tutte le stagioni».

Chi cerca di equipararlo a uno dei tanti pensatori della storia, chi ad un comunista ante litteream

La verità fa male

Oggi va di moda il “politicamente corretto”, anche nelle questioni di verità e di valori: si cerca di non dar fastidio a nessuno.

Ma, come ha detto ieri il Patriarca di Venezia nella sua omelia di Pasqua:

«Il politicamente corretto è la scappatoia che ogni uomo pubblico ha di fronte alle decisioni che deve prendere».

Ricorda molto la famosa obiezione di Pilato a Gesù: «Che cos’è la verità?» (Gv 18,38).

Il relativismo dilagante, secondo il quale ognuno può avere «la sua verità», è condensato in quella domanda.

Ormai abbiamo perso la speranza di poter conoscere con oggettività persino le cose che succedono attorno a noi.

Televisioni e giornali non riportano più le notizie, ma raccontano la loro versione dei fatti. È avvilente.

Affermare e difendere la verità – invece – è sempre più pericoloso, e talvolta se ne pagano care le conseguenze.

Il primo a pagar caro «l’essere per la Verità» è stato proprio Gesù. E poi i suoi discepoli.

Una sproporzione di mezzi

Nel vangelo di oggi appare chiaramente come la Verità e le fake news abbiano a disposizione mezzi davvero sproporzionati.

Mentre la parola falsa è sostenuta da tangenti e amicizie losche, la Buona Novella non ha altro che poveri esseri.

Il Vangelo è affidato prima alle donne (categoria insignificante e inascoltata all’epoca) e poi ai discepoli: uomini così paurosi da scappare nel momento del bisogno!

Uomini così insicuri e indecisi da dubitare – essi stessi – della risurrezione di Gesù!

Proprio le persone meno adatte a risultare credibili.

Eppure Dio non ha paura di affidare a mezzi così poveri la sua Buona Notizia, il suo Vangelo.

Anzi: sta tutta qui la verità dell’annuncio cristiano: la Parola di Dio è vera e forte proprio perché trova in se stessa la sua forza e verità, non nei mezzi attraverso i quali viene annunciata.

Come disse Gesù ai suoi discepoli:

«Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt 24,35).

La “forza” dell’annuncio cristiano

Allora, su quale forza può contare il cristiano per annunciare il Vangelo e contrastare le fake news antiche e moderne che cercano di bloccarlo?

Sulla propria debolezza! Sì, perché è questa che fa risaltare la forza della Verità di Dio.

Ascoltiamo san Paolo:

Cristo mi ha mandato ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio…
Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
…quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti»
(cfr 1Cor 1,17-27).

Non abbiamo bisogno di grandi mezzi o di molti soldi per annunciare la Verità.

Anzi, non dobbiamo ricorrere agli stessi mezzi usati dal mondo (odio, violenza, sopraffazione…), altrimenti renderemmo «vana la Croce di Cristo»!

Se vogliamo essere annunciatori del Vangelo e stare dalla parte della Verità, dobbiamo dire – con san Paolo:

«Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso» (1Cor 2,2);

e ancora:

«ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo» (Fil 3,8).