Pentimento e perdono

Pentimento e perdono
Omelia per sabato 27 gennaio 2024

Letture: 2Sam 12,1-7.10-17; Sal 50 (51); Mc 4,35-41

La festa della Conversione di san Paolo e la memoria dei santi Timoteo e Tito ci hanno fatto interrompere la lettura (già piuttosto frastagliata) del Secondo libro di Samuele.

Riprendiamo le fila del discorso

Il capitolo 11 (che avremmo dovuto ascoltare ieri) racconta uno dei momenti più tragici della storia di Davide, in cui egli si macchia di due tremendi peccati: l’adulterio e l’omicidio (oltre a vari tentativi di circonvenzione di incapace, menzogne e raggiri).

Il testo proposto dalla prima lettura di oggi (molto tagliuzzato, per la verità) è la prosecuzione del racconto: il mio consiglio – come sempre – è quello di prendere in mano la Bibbia e leggere per intero i due capitoli (cfr 2Sam 11 e 2Sam 12,1-25).

Rimprovero e pentimento

Nella pagina odierna è narrato il rimprovero divino del re ad opera del profeta Natan e il pentimento di Davide. Il brano si può dividere schematicamente così:

  1. parabola dell’uomo ricco e dell’uomo povero;
  2. applicazione della parabola a Davide;
  3. annuncio dei castighi, a cui il re si sottomette umilmente.

La pagina si conclude mettendo in evidenza l’atteggiamento penitente di Davide per scongiurare la morte del figlio, e sfocia nella bellissima preghiera del Miserere (il Salmo 51, proposto in modo molto ridotto come Salmo Responsoriale).

Alcune sottolineature

Di questa pagina così drammatica sottolineo alcune cose che mi hanno sempre colpito.

Potenza delle parabole

Anzitutto la potenza delle parabole, che hanno la capacità di suscitare una sorta di tempesta emotiva nel cuore di chi ascolta, facendo sorgere sentimenti di riprovazione per il peccato, per l’ingiustizia e la malvagità umana fino al punto di riversarsele addosso senza accorgersene:

Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte… Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo!»

Immediatezza del perdono

La seconda cosa che mi colpisce è l’immediatezza del perdono di Dio a fronte del pentimento di Davide, anzi, del suo semplice riconoscere e ammettere il suo errore:

Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai».

È stupefacente e quasi scandalosa la successione, senza soluzione di continuità, che c’è tra quel «ho peccato» e quel «il Signore ha rimosso il tuo peccato»… è davvero una delle cose più difficili da digerire per noi, che siamo così pieni di noi stessi da pensare di doverci o poterci guadagnare o “comprare” la pietà di Dio.

La misericordia è grazia, sempre, e non potremo mai meritarla! È qualcosa su cui dobbiamo meditare, spesso, ogni giorno.

Conseguenze del peccato

L’ultimo aspetto su cui questa pagina ci aiuta a riflettere è il delicato tema delle conseguenze del nostro peccato, che rimangono anche quando ci siamo aperti a un sincero pentimento e Dio ci ha perdonati:

Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato… Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire».

Quel «tuttavia» ci aiuta a pensare al fatto che i nostri peccati lasciano sempre dietro a sé degli strascichi pesanti e inevitabili: le ferite che abbiamo inferto (ai nostri fratelli, alla Chiesa, all’ambiente…) rimangono per sempre, almeno fino a quando Dio non ricapitolerà tutta la storia in Cristo, alla fine del mondo.

Nel caso di Davide le ferite incancellabili lasciate nel mondo erano la vita stroncata di Urìa e il dolore della moglie Betsabea, sedotta e resa vedova: il fatto che debba morire anche il bambino concepito illegittimamente non è una punizione divina, ma il segno tragico delle conseguenze, degli “strascichi” che i peccati lasciano dietro di sé.