Predestinati ma liberi. Solennità dell’Immacolata

Predestinati ma liberi

Dio ci ha predestinati da sempre ad essere immacolati, ma non ha abrogato la nostra libertà: per compiere il Suo disegno d’Amore Egli attende il nostro «sì»|

Gen 3,9-15.20Sal 98Ef 1,3-6.11-12Lc 1,26-38

Eccoci ancora una volta a questa solenne “sosta” nel cammino dell’Avvento: il tono di “austera” attesa che veste la Liturgia di viola e rinuncia a cantare il Gloria fino a Natale, si prende una salutare pausa per fissare lo sguardo nella luce gioiosa di Dio che splende riflessa nella purezza di Maria.

Siamo qui a cantare con gioia la nostra felicità di avere una Madre così gloriosa, ma anche a contemplare – in lei – i grandi doni che Dio ha riservato a ciascuno dei Suoi figli.

Nelle puntate precedenti…

Due anni fa, mettendo in parallelo la figura di Eva (v. prima lettura) con quella di Maria – Nuova Eva, avevo riflettuto su come Dio – non lasciandosi scoraggiare dai nostri peccati, ma facendo prevalere la Sua immensa misericordia – abbia deciso di chiamare anche noi con un nome nuovo: quello di «figli santi e immacolati».

L’anno scorso – invece – mi ero soffermato a riflettere sul dono fatto a Maria (di esser preservata da ogni macchia di peccato fin dalla sua nascita) come parte di quei meticolosi preparativi fatti di Dio nel predisporre ogni cosa alla venuta del Suo Figlio nel mondo.

Predestinati da sempre

Quest’anno vorrei proseguire sul tema dei “preparativi” di Dio, leggendoli attraverso il bellissimo testo di san Paolo agli Efesini che ci viene proposto nella seconda lettura:

[Dio] ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà…
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria…

Per ben due volte torna il termine “predestinazione”: un concetto che nella storia della teologia ha creato non pochi problemi, eresie, scomuniche e addirittura lo Scisma tra protestanti e cattolici (per un breve e sommario excursus sul tema, si può leggere questa pagina su Cathopedia – l’enciclopedia cattolica).

Nel senso positivo del termine inteso dall’Apostolo, però, affermare che siamo dei “predestinati” ci dovrebbe riempire di gioia, perché – ancora una volta – ciò ribadisce quanto Dio ci ami alla follia, da prima ancora che nascessimo, anzi: da prima che esistesse l’universo:

«ci ha scelti prima della creazione del mondo».

Quello di Dio è un «disegno d’Amore»: il “progetto” di farci da Padre e renderci Suoi figli.

Come e più di ogni genitore terreno, Dio vuole il meglio per i Suoi figli; perciò ci ha “spianato” la strada, predisponendo ogni cosa ci sia necessaria nella vita: questo è il significato di quel “predestinati”.

L’ha fatto per ogni uomo, non solo per “i Santi” o per la Madonna. Per questo l’anno scorso affermavo che Dio non ha usato nessuna parzialità verso Maria facendola nascere Immacolata: Egli – attraverso il Battesimo – ha dotato tutti noi delle stesse grazie fatte a Maria.

Essere predestinati è una sfortuna?

Noi però oggi viviamo in un mondo in cui “essere predestinati” suona quasi come una sfortuna, un ostacolo, una condanna, una “maledizione”, che impedisce alle persone la libertà di essere se stessi, di autodeterminarsi e decidere della propria vita.

Un po’ come chi nasce in una famiglia nobile e sa già che dovrà sposare una persona di caratura sociale altrettanto elevata…

Una volta era davvero un problema

Noi però non siamo più al tempo di Romeo e Giulietta, dove l’essere nati in due famiglie avversarie poteva realmente segnare in modo drammatico il futuro dei giovani; e non viviamo più nell’epoca (non tanto remota) dei matrimoni combinati

Allora – sì – essere “predestinati” era una condanna che tarpava le ali alla libertà personale.

Oggi (almeno da noi) si è del tutto liberi di scegliere, in qualsiasi campo; ma mi sembra che ci siamo spinti all’estremo opposto!

La cura è peggio della malattia

L’uomo moderno ha scambiato la libertà col libero arbitrio, ovvero: la possibilità di decidere e fare sempre e comunque quello che si vuole, senza tener conto di null’altro che della propria volontà, dei propri desideri e istinti.

Siamo figli di una cultura libertaria, dove l’aspirazione più alta dell’essere umano è la sua propria autodeterminazione.

Cos’è la libertà?

La Libertà è una cosa seria, indispensabile alla vita, ma bisogna usarla con cautela e “concederla” con buonsenso affinché non degeneri, e da cosciente non diventi selvaggia.

Il principio enunciato forse da Martin Luther King – che (parafrasando Kant) disse: «La mia libertà finisce dove inizia quella degli altri» – è il risultato ottenuto, anche a costo della vita, con le rivoluzioni del XVIII e XIX secolo.

La Libertà (con la “L” maiuscola) dovrebbe regolare i rapporti fra gli uomini cosicché siano sempre rispettati i diritti di tutti, specialmente dei più deboli.

Una libertà malata

Invece quella conquista così faticosamente raggiunta è stata distorta rispetto al suo significato originale: da diritto inalienabile di ogni uomo essa è ormai diventata un “idolo” astratto, al punto da sacrificargli qualsiasi altra cosa.

Basti riflettere su come alcune democrazie moderne abbiano spinto a tal punto nella direzione del “libertarismo” da essersi fatte degli incredibili autogol, ormai ingestibili (ad esempio la libera vendita delle armi negli Stati Uniti).

Oggi molti stati democratici si trovano in un tremendo impasse: per rispettare la “libertà” di protesta dei cosiddetti “no vax” tentennano nell’imporre regole (il super green pass o l’obbligo vaccinale) che sono – sì – delle “restrizioni” alla libertà individuale, ma in un nome di un bene maggiore!

Ma torniamo a noi: sono già uscito troppo dal seminato e dal tema di questa bellissima solennità mariana.

Non rinfacciare a Dio il Suo Amore

Maria non si è sentita predestinata (nel senso di “costretta”) a fare quello che Dio aveva già deciso quando l’angelo le ha detto

«hai trovato grazia presso Dio… concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù».

Non ha detto «ma perché proprio a me? Io avevo già in mente altre cose!»

Non ha fatto come quei figli saccenti e screanzati, che rinfacciano ai loro genitori di non averli lasciati liberi di scegliere, di avergli imposto un certo tipo di scuola, di percorso formativo, o di rilevare l’azienda di famiglia.

Maria ha solo chiesto a Dio il come avesse intenzione di realizzare il Suo disegno attraverso di lei.

Ella aveva capito che – se già un padre e una madre terreni vogliono il meglio per i loro figli – quanto più Dio, che è il Padre Celeste (cfr Mt 7,11).

Maria, nella sua semplicità, sapeva bene e con certezza che Dio non può volere altro che il nostro bene.

Dicevo oggi in confessionale a una ragazza: «guarda che Dio è sempre orgoglioso di noi, qualsiasi scelta decidiamo di intraprendere (purché sia per il bene)».

Un Padre orgoglioso dei Suoi figli

Ricordo ancora come fosse ieri la reazione di mio padre quando – alla fine della terza media, pur avendo già fatto la preiscrizione alla scuola di parrucchieri (il suo lavoro) – gli dissi a bruciapelo che avevo deciso di entrare in Seminario… non se l’aspettava assolutamente, ma – con gli occhi lucidi – mi disse: «qualsiasi cosa deciderai di fare, per me va bene: purché tu sia felice».

È proprio ciò che Dio dice a ciascuno di noi: nessuno è obbligato a fare il prete, a sposarsi, a partire per le Missioni… no: Dio desidera che qualsiasi cosa decidiamo di fare ci renda felici e renda il mondo un posto migliore.

Questo Lo rende un Padre orgoglioso dei Suoi figli!

Predestinati ad essere liberi (e felici)

Cosa significa – allora – che Dio ci ha predestinati? Che siamo tenuti a fare quello che dice Lui? Che non siamo liberi? Che è già “tutto scritto”? Che Lui pretenda da noi questo o quello?

No! Significa che Egli ha pensato tante cose belle per noi, che ha preparato tutto il necessario perché la nostra vita sia splendida e non ci manchi nulla per compiere il Suo disegno di Amore.

La nostra vita è la storia di un incontro tra il Sogno grande di Dio e la nostra libertà: se la giochiamo bene, (evitando egoismi tipici dei surrogati di libertà che ci propina il mondo odierno) faremo sicuramente la Sua volontà, che non è altro che il Bene, nostro e di tutti.

Tutto dipende dalla risposta di Maria (e dalla nostra)

Per confermarvi come anche la “predestinazione” di Maria si sia giocata nella sua risposta libera, vi riporto un bellissimo brano di San Bernardo, che ci suggerisce tutti i sentimenti e le palpitazioni del nostro Padre Celeste davanti alle nostre anime quando viene a sussurraci a che cosa ci ha predestinati:

Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L’angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l’ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita.

Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch’essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano.

O Vergine, da’ presto la risposta. Rispondi sollecitamente all’angelo, anzi, attraverso l’angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perché tardi? perché temi? Credi all’opera del Signore, da’ il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola.

Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso.

«Eccomi – dice sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38).

(Dalle Omelie sulla Madonna, di san Bernardo abate, 4,8-9)