Riscoprire la Parola… Riapriamo la Bibbia e ascoltiamola

Riscoprire la Parola di Dio
Commento alle letture di mercoledì 22 giugno 2022

Commentando le letture di ieri, dicevo che la Parola di Dio non è solo da leggere, ma anche da ascoltare in profondità e mettere in pratica.

Ma… mi sa che qualche cristiano non ha nemmeno una Bibbia in casa, o – se ce l’ha – è infilata chissà dove, in mezzo a tanti altri libri polverosi e mai aperti.

Oppure l’ha letta qualche volta in gioventù e poi l’ha dimenticata in un cassetto (come quando si ritrova il vangelino regalato dal curato in occasione della Prima Comunione).

Ritrovare la Parola

La prima lettura di oggi (che narra la riforma religiosa operata dal re Giosia negli ultimi tempi del regno di Giuda, prima della disfatta finale della deportazione babilonese), narra proprio del ritrovamento – quasi per caso – del Libro della Legge (la Torah).

E così – come un san Francesco ante litteram – il re si sente in dovere di far riparare il Tempio di Gerusalemme, che i suoi due predecessori empi avevano lasciato cadere in rovina.

Ma – anche allora, come sarà per il poverello di Assisi – non erano tanto o solo le mura a dover essere ricostruite, bensì la fede del popolo.

È proprio la riscoperta e l’ascolto attento della Parola della Legge che fa capire al re di doversi convertire lui per primo e poi invitare tutto il suo popolo a fare altrettanto.

Leggere, rileggere, capire

Il libro ritrovato viene letto e riletto più volte: prima dallo scriba Safan, poi lui lo legge al re, e infine – dopo aver chiesto di consultare il Signore riguardo al significato delle parole ascoltate – il re lo legge al popolo.

Pur rimanendo subito scosso dalla Parola ascoltata, Giosia non si accontenta della sua prima impressione, e vuole approfondire, farsi aiutare a leggere da chi la conosce e l’ha studiata: scribi, profeti e sacerdoti (cfr 2Re 22,13-30).

Come dicevo venerdì scorso, la Bibbia non è un libricino di facile lettura, e abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ce la spieghi.

Passaparola

Tutto questo movimento attorno alla Parola avviene perché il sacerdote Chelkìa (che l’aveva trovata) non la ripone nuovamente nello scaffale, e non la tiene per sé, ma la condivide.

È un passaparola, un passaggio di bocca in bocca, di cuore in cuore: così si diffonde la Parola di Dio.

A volte ci sono cristiani che leggono, ascoltano e approfondiscono la Parola di Dio ma solo per il gusto dello studio, come fosse una materia qualsiasi… ma la Bibbia è una Parola viva, non un argomento da apprendere come le altre materie!

Non possiamo tacere

Noi cristiani, poi, sappiamo che la Parola (il Verbo) si è fatto carne (cfr Gv 1,14), e si è fatto presente e vivo in mezzo a noi.

Per noi la Parola di Dio non è un libro, ma una Persona: Gesù Cristo.

Per questo non possiamo tenerla per noi e tacerla:

«Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20).

Non solo: noi stessi dobbiamo diventare “vangeli viventi”, parole che si fanno carne, trasformando in opere quello che il Signore ci dice attraverso la Sua Parola.

Basta lamentarsi!

E non dobbiamo sempre e solo limitarci ai grandi proclami (o alle solite lamentele):

«non c’è più religione! Il mondo è cambiato… siamo immersi nella secolarizzazione!»

Non continuiamo a blaterare condizionali:

«bisognerebbe rendere obbligatoria la religione nelle scuole…

dovrebbero essere i genitori a seguire i loro figli e insegnargli a pregare…

occorrerebbe avere ancora un partito politico di vera ispirazione cristiana…»

Preoccupiamoci – invece – che la Parola trovi spazio anzitutto in noi.

Troppe volte questi proclami non sono altro che delle scuse belle e buone al nostro personale disimpegno.

Tante occasioni

Magari qualcuno di noi ha riscoperto la bellezza della Bibbia per caso, partecipando a un incontro, un ritiro, una Lectio divina… qualcuno si è sentito “toccare” da una riflessione sentita durante una Messa, o un’udienza di Papa Francesco alla TV…

Non c’è bisogno di andare in cerca di eventi speciali: se uno andasse a Messa tutti i giorni non dovrebbe fare altro sforzo che sedersi e ascoltare (è il motivo per il quale mi sono sempre sforzato di fare un piccolo pensierino anche nei giorni feriali, per non sprecare l’occasione di far scendere in profondità la Parola di Dio).

Sono tantissime – al giorno d’oggi – le occasioni in cui ascoltare la Parola e trovare anche qualcuno che ce la spieghi, soprattutto su internet (il senso di questo mio blog dovrebbe essere proprio questo, oltre che uno strumento per approfondire e meditare prima di tutto io stesso).

Basta che le cogliamo!

E poi – una volta ritrovata – non riponiamola subito in disparte, ma lasciamoci interrogare su cosa il Signore ci voglia dire – giorno per giorno – per la nostra conversione personale.

Occorre pregare

Non basta, però, un pio desiderio momentaneo, altrimenti anche l’interesse per la Parola di Dio rischia di essere un fuoco di paglia, come accade per tante altre cose che ci “stuzzicano” solo per un momento e le dimentichiamo presto.

Occorre che preghiamo il Signore di farci innamorare veramente della Sua Parola.

Nella Bibbia c’è un intero Salmo che loda e canta l’amore per la Parola di Dio: è il 119, di cui oggi abbiamo pregato un estratto come Salmo Responsoriale.

È un Salmo che mi è molto caro, di cui porto nel cuore sempre il versetto 105:

Lampada per i miei passi è la tua parola,
luce sul mio cammino
.

Facciamolo nostro, e invochiamo il Signore che susciti nel nostro cuore un amore per la Sua Parola, così che possa guidare i nostri passi giorno per giorno:

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore.


Guidami sul sentiero dei tuoi comandi,
perché in essi è la mia felicità.

Per fare spazio alla Parola…

È ovvio che – per fare spazio alla Parola – occorre prima sgomberare il campo da altri pensieri e interessi inutili, vani e senza frutto:

Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti
e non verso il guadagno.

Distogli i miei occhi dal guardare cose vane

È un po’ quello che ci raccomanda anche Gesù nel vangelo di oggi:

«Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? …un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».