Se cacci fuori Dio… che ti aspetti?

Cacciare fuori Dio
Commento alle letture di lunedì 20 giugno 2022

Molte volte si sente fare il paragone tra il Dio dell’Antico Testamento e quello del Nuovo: il primo sarebbe cattivo, geloso, vendicativo… il secondo, invece, buono e misericordioso (e a volte anche un po’ “tontolone”).

Anche se è piuttosto evidente la differenza di linguaggio tra le due parti della Bibbia, non si può continuare con questa semplificazione, perché si rischierebbe di ammettere l’esistenza di due “divinità” diverse e di rompere la continuità tra ebraismo e cristianesimo, tra Antica e Nuova Alleanza.

Due divinità diverse?

Il Dio di Gesù è lo stesso di cui ascoltiamo in testi anche piuttosto controversi e di difficile lettura, nei quali Egli viene rappresentato come «adirato», come nella prima lettura di oggi:

Il Signore si adirò molto contro Israele…

Gesù stesso ha letto e ascoltato questi brani, ed è cresciuto pregando questo Dio, che è Suo Padre, non un altro.

Ma allora come ricomporre queste descrizioni e quelle che ci presenta Gesù – per esempio – nelle parabole della misericordia (cfr Lc 15)?

Anche Gesù conosceva un “Dio vendicativo”?

Al di là del fatto che anche Gesù sembra – a tratti – dipingere Dio in modo simile a quello molto “umano” rappresentato nell’Antico Testamento…

Quando? Nel vangelo di oggi, per esempio:

«con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi».

Una frase che richiama direttamente quella citata l’altro giorno a chiosa finale del Padre Nostro:

«se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt 6,15).

Pure questo sembra un Dio della vendetta e della ripicca, o no?

Quindi, anche nella predicazione di Gesù c’è un «Dio “gnè gnè”», che si comporta a mo’ di «specchio riflesso», come i bambini dell’asilo?

Parola di Dio scritta da uomini

Come dicevo la settimana scorsa, la Sacra Scrittura non è mai di facile interpretazione, e non la si può leggere come se fosse un qualsiasi romanzo di avventura.

Ed è evidente che ciò non vale solo per i testi dell’Antico Testamento o per le visioni dell’Apocalisse, ma anche per frasi come quelle di Gesù appena citate.

Dobbiamo sempre ricordare che la Bibbia è Parola di Dio scritta da uomini, e quindi è molto debitrice della cultura, del linguaggio, della filosofia di vita e dell’interpretazione della realtà di chi l’ha scritta.

Non solo: i testi biblici riflettono anche il progresso nel cammino di fede degli stessi autori sacri: non è un mistero che una chiara fede nella risurrezione compaia molto in là nei testi dell’Antico Testamento (più o meno dai Libri Sapienziali in poi).

Dio ce l’ha con noi?

Veniamo ora al punto del capire come interpretare brani come quelli della prima lettura odierna.

Quando capita qualcosa di brutto nel mondo (e – in particolare – ai credenti) è perché Dio ce l’ha con l’umanità e quindi si “diverte” a mandare carestie, pandemie, pestilenze, terremoti, guerre, invasioni?

Dal testo sembrerebbe dedurre di sì:

Salmanàssar, re d’Assiria, invase tutta la terra…

Ciò avvenne perché gli Israeliti avevano peccato contro il Signore, loro Dio.

In realtà Dio le ha provate tutte…

Ma le sfumature sono molte e – per quanto una prima interpretazione sommaria sembrerebbe stabilire un nesso di causalità diretta tra il peccato del popolo e l’invasione degli Assiri – non si può non notare l’atteggiamento paterno di Dio, che cerca in tutti i modi di evitare il peggio per il Suo popolo:

Eppure il Signore, per mezzo di tutti i suoi profeti e dei veggenti, aveva ordinato a Israele e a Giuda: «Convertitevi dalle vostre vie malvagie»

Tentativo – ahimè – inutile:

Ma essi non ascoltarono, anzi resero dura la loro cervìce, come quella dei loro padri… Rigettarono le sue leggi e la sua alleanza, che aveva concluso con i loro padri, e le istruzioni che aveva dato loro.

Che succede se si caccia fuori Dio…

La frase finale della prima lettura è indicativa e ci aiuta a capire il senso generale del racconto:

Il Signore si adirò molto contro Israele e lo allontanò dal suo volto e non rimase che la sola tribù di Giuda.

Al di là dell’adirarsi di Dio (tratto molto antropologico e chiaramente dovuto alla lettura dell’autore), le due affermazioni che seguono ci permettono di recuperare un’altra lettura:

  1. Anzitutto, il rimanere della tribù di Giuda: il popolo non è consegnato agli Assiri nella sua totalità, ma – «per amore di Davide» – ne viene risparmiata una porzione;
  2. in secondo luogo, l’accenno al volto di Dio: qui è scritto che Dio allontana Israele dal Suo volto, ma – in realtà – i fatti descritti ci fanno capire che Dio – cacciato e rifiutato dal Suo popolo – si è voltato dall’altra parte e se n’è andato. Non è un gesto di stizza, ma un “obbedire” al rifiuto netto del popolo: Dio “si lascia cacciare”.

E dal Salmo 104 sappiamo bene cosa succede quando Dio distoglie il Suo sguardo dal mondo:

Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere
(Sal 104,29).

È lo sguardo benevolente e benedicente di Dio a tenere in piedi l’universo, ma se noi lo cacciamo fuori, cos’altro può succedere se non il disastro?

Dio ci lascia liberi

Ricordo che qualche mese dopo l’attacco alle Torri gemelle, un giornalista intervistò una signora che aveva perso la madre nell’attentato, chiedendole conto (visto che sia lei che la defunta madre erano molto credenti) di come potesse accettare una simile tragedia e non perdere la fede…

Con molta semplicità, quella signora disse:

«Abbiamo chiesto a Dio di stare fuori dalle scuole, dagli uffici, dalla politica, dalle nostre occupazioni più quotidiane… e poi – nelle avversità – ci chiediamo “ma Dio dov’è?”…»

Dio ci lascia liberi, non ci impone la Sua presenza, e non si arrabbia né si vendica quando Lo rifiutiamo, ma sono evidenti le conseguenze del nostro estrometterlo dalla nostra vita.

Sarebbe come dire al sole: «non abbiamo più bisogno della tua luce e del tuo calore: tanto abbiamo inventato l’energia elettrica e il riscaldamento».

Lo sperimentiamo ora che la Russia ci taglia il gas quanto siamo “autonomi”, no?

Chi la fa l’aspetti

Seguendo questo ragionamento possiamo interpretare anche la frase di Gesù nel vangelo di oggi:

«con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi».

Non è una minaccia di ripicca, ma un tipico “guai” di Gesù, una messa in guardia: se invitiamo Dio a starsene fuori dalle nostre faccende, rimane solo il nostro modo di giudicare e misurare le cose.

Senza la misericordia di Dio (che ci insegna ad amare i nemici e perdonarci a vicenda) non può che rimanere un mondo fatto di vendette e ripicche, dove l’unica “regola” sarà: «chi la fa, l’aspetti», ovvero la legge del taglione.

Fede nella Provvidenza

Anche il nostro Papa Giovanni ha attraversato ogni tipo di avversità (la povertà contadina, due guerre mondiali…), eppure non ha perso la fede, e non gli è mai venuto in mente di attribuire a Dio la responsabilità di quello che stava accadendo alla società e alla Chiesa…

Perché (lui, come la sua gente) credeva nella bontà provvidente di Dio, sempre.

È questa la fede semplice alla quale dobbiamo tornare, quella dell’orante del Salmo Responsoriale che – umanamente – pensa:

Dio, tu ci hai respinti, ci hai messi in rotta,
ti sei sdegnato: ritorna a noi.

Ma subito aggiunge:

Nell’oppressione vieni in nostro aiuto,
perché vana è la salvezza dell’uomo.

Potenza della Parola di Dio

Vedete? Leggere come si deve la Parola di Dio (senza semplificarla e senza fermarci solo ai tratti che denotano la cultura del tempo in cui è stata scritta) ci aiuta a purificare la nostra fede e il nostro rapporto con Dio.

Davvero, sotto l’azione dello Spirito Santo, come abbiamo detto nel versetto del Canto al Vangelo:

La parola di Dio è viva, efficace;
discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.