Se diciamo… siamo bugiardi. Festa dei Santi Innocenti

Se diciamo che non di riguarda, siamo bugiardi
Omelia per giovedì 28 dicembre 2023

Letture: 1Gv 1,5-2,2; Sal 123 (124); Mt 2,13-18

L’anno scorso mi sono concentrato sull’attualità della tragedia che il vangelo ci ricorda in questa ricorrenza… Quest’anno potrei rincarare la dose aggiungendo le migliaia di bambini innocenti uccisi dai bombardamenti nella Striscia di Gaza in poco meno di tre mesi e dei tanti condannati comunque a morire per fame, sete e mancanza di qualsiasi bene primario.

La banalità del male

Questa immane tragedia è sotto gli occhi di tutti: non c’è bisogno di andare a consultare siti umanitari come Save the Children. Eppure, dopo i primi momenti di concitazione, sta diventando “la normalità”, come tante altre nefandezze: come la guerra in Ucraina (che sta per “compiere” due anni), i femminicidi quotidiani, le violenze domestiche…

Non solo: la maggior parte degli organi di stampa fa da grancassa ai “potenti” (USA, NATO e Unione Europea), giustificando simili atrocità come la “naturale” e necessaria conseguenza di un’azione efferata (l’atto terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023).

Siamo assuefatti e narcotizzati dal male, e quando qualcuno prova a chiamarci in causa o a farci riflettere, diciamo che non è affar nostro, o che noi non possiamo farci nulla, o – peggio – lo giustifichiamo come “necessario”.

Il cristiano non può tacere

Per questo motivo ho preso come titolo riassuntivo di questo breve pensiero l’espressione che ricorre ben tre volte nella prima lettura, tratta dalla Prima Lettera di san Giovanni apostolo: «Se diciamo…»

Se ci diciamo cristiani, di fronte a simili tragedie non possiamo far finta di niente e dire «Che ci posso fare? Non è affar mio», né – tantomeno – possiamo esimerci dal denunciare un’informazione e un potere così corrotti e di parte.

Il cristiano, oltre a farsi prossimo e farsi carico del dolore degli innocenti, deve continuamente essere voce profetica e fastidiosa nel mondo.

Se diciamo… siamo bugiardi

L’evangelista Giovanni ci richiama in modo deciso e perentorio alla coerenza tra ciò che diciamo di essere e ciò che siamo realmente; per tre volte ci mette con le spalle al muro di fronte alla nostra pretesa di essere giusti, di non avere colpe o responsabilità:

Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità.


Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.


Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.

Nei primi due casi ci rimprovera per la non verità che regna in noi; nell’ultimo rincara addirittura la dose, affermando che, con questo nostro atteggiamento, facciamo pure di Cristo un bugiardo.

Non facciamo di Cristo un ciarlatano!

L’affermazione non è affatto benevola, e non lascia spazio a equivoci: Giovanni non ci sta solo incoraggiando a “fare un po’ meglio”, ma a cambiare totalmente rotta.

Se non ci diamo da fare per gridare e combattere contro il male e la falsità del mondo, siamo pure noi dei bugiardi. Peggio: siamo “monete false” che fanno passare Cristo per un ciarlatano, proprio Lui che per dare testimonianza alla verità ha dato la Sua vita sulla croce!

Non vanifichiamo tanti martiri

Come direbbe san Paolo, se crediamo di poter essere cristiani solo a parole e bei discorsi, rendiamo vana la Croce di Cristo (cfr 1Cor 1,17)!

In Cristo, martire innocente, Dio ha redento il mondo anche dal peccato di tante morti innocenti, ma se noi diciamo di essere cristiani e poi ce ne stiamo zitti e indifferenti di fronte al male, rendiamo nuovamente insensate e inutili tutte le morti innocenti, comprese quelle di tanti martiri del passato e del presente.