Argomento: amore

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4 in matematica

24ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

4 in matematica

Se si parla di perdono, il calcolo è proprio l’ultimo degli argomenti. Il perdono è la forma più grande di amore, e come tale non può essere quantificato. Dio non ragiona con la matematica, e invita l’uomo a fare altrettanto. Ma l’uomo ha bisogno di calcolare, di misurare tutto, perché ciò di cui non vede il limite lo spaventa. Siamo tutti così: quando le cose ci sembrano difficili proviamo ad “inscatolarle”, ad inscriverle in una formula matematica che ci permetta di misurarle e affrontarle.
Perdonare – a livello umano – non è solo difficile, ma è quasi insensato. Altre culture e religioni della storia hanno proposto la non-belligeranza e la non-violenza (il buddhismo, per esempio), ma il perdono cristiano va ben al di là, perché non supera soltanto la legge del taglione, ma riscrive addirittura da capo la “regola d’oro”.
La nuova legge del perdono è «quello che Dio ha fatto a te, tu fallo ai tuoi fratelli». Si passa – cioè – dall’io (egoismo) al tu (altruismo) a Dio (fede).
Rimane la domanda «perché devo perdonare?». È legittima, tanto che Gesù ci ha dato una risposta, anzi due:
1. La prima è: perché tu sei già un perdonato, un forte debitore insolvente miracolosamente condonato.
2. La seconda è: perché Dio ha bisogno di te per “estendere” il Suo perdono a tutti.

Per l’Amore di Dio!

13ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

Per Amore di Dio

L’Amore di Dio non è in competizione con gli altri nostri amori, ma è la chiave di lettura di ogni altro amore, perché esso sia vero e non una falsificazione. Gesù non dice «devi amare me invece di tuo padre e tua madre», ma ci chiede di cominciare ad amare anzitutto Lui, (e come ama Lui) e di amare ogni altra creatura in Lui, nel Suo Amore. Allora – e solo allora – i nostri “amori” (a partire da quelli più sinceri e saldi, come i rapporti famigliari) saranno vissuti con la giusta chiave di lettura, non saranno assolutizzati o posti sotto condizione, ma saranno liberi e sinceri.
Siamo invitati a comprendere che l’Amore di Dio è all’origine e all’orizzonte di ogni altro amore. Occorre volgere lo sguardo in alto, non scordare mai di tenere fisso lo sguardo sull’Origine del dono. Ogni amore umano deve rimandare a Dio, che ne è l’origine, altrimenti non è amore.

Qual è il nome di Dio?

Santissima Trinità (A)

Il nome di Dio

Quante immagini sbagliate di Dio si è fatto l’uomo nei secoli! Quante volte l’ha chiamato in causa dove non c’entrava nulla! Quello che Dio ci lascia conoscere di sé (per quanto possa apparire poco rispetto alla Sua immensità) è fondamentale proprio per definire ciò che Egli non è. Quel «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» – per esempio – è il nome che sconfessa e cancella di netto il “dio vendicativo” che spesso immaginiamo, specie in occasione delle pandemie e dei vari disastri naturali.
Dio ha tanti nomi, e ogni volta che entriamo più in profondità nel rapporto con Lui ce ne svela uno nuovo, oppure ne rende significativo uno in particolare, a seconda dell’esperienza unica e speciale che facciamo di Lui. Un po’ come quando, tra veri amici (o tra innamorati) ci si dà dei soprannomi o dei vezzeggiativi pieni di affetto che si possono usare solo tra quelle due persone e solo in determinati contesti.

Cambio di avvocato?

6ª Domenica di Pasqua (A)

cambio avvocato

Per mantenere la promessa del dono dello Spirito Santo Paràclito, Gesù non ci manda un altro avvocato al posto suo, ma un avvocato in più, attraverso il quale starci ancora più vicino, ispirandoci e fortificandoci da dentro.
Fin quando era su questa terra in carne ed ossa, Gesù poteva tutt’al più stare “al fianco” dei suoi, o addirittura sostituirsi ad essi. Adesso che è «tornato al Padre» continua a svolgere la sua missione di avvocato difensore stando addirittura dentro i suoi discepoli, abitando in loro senza più sostituirsi.
È per questo nuovo modo di esserci Paràclito-avvocato che si avvera la sua promessa: «quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo» (Mc 13,11).

Correre sì, ma con una meta!

Domenica di Pasqua

Correre

Si corre per tanti motivi nella vita: per paura del pericolo, per la fretta di fare tutto quel che ci tocca, per competere e vincere, per l’impazienza di un incontro gioioso…
Tutti conosciamo quel famoso proverbio del leone e della gazzella che termina con «non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre».
Anche il cristiano sa che deve correre: è importante che non smetta mai di correre e di aver la forza e il desiderio di correre, ma non per paura di morire, bensì per il desiderio di vivere per sempre, nel Cristo Risorto che vive in eterno.

Meglio senza nome che senza vita

Mercoledì Santo

senza nome

Ancora una volta la nostra attenzione va a puntare sulla persona sbagliata. Non è Giuda il traditore a ricoprire il ruolo dell’attore non protagonista di questa vicenda. Non sono nemmeno i discepoli, perché hanno la testa altrove e il cuore già occupato da altri desideri e cose che ritengono più di valore.
Se l’Ultima Cena può avere luogo è perché un “tale” senza nome mette a disposizione la sua casa per Gesù.
Giuda ha svenduto Gesù al prezzo di uno schiavo, ma anche i suoi compari credono che valga di più la loro fama che non il Dono immenso di Cristo nell’Eucaristia.
Credo sia un monito grande per tutti noi, in questa vigilia del Giovedì Santo. Se vorremo essere pronti ad accogliere Gesù che si fa Dono, che ci dona se stesso nella Santa Eucaristia, dovremo prima svuotare il cuore, rinunciare a “farci un nome”, a darci una fama.