Argomento: coronavirus

Io credo, noi crediamo

Andiamo a Messa!

2a Domenica di Pasqua (della Divina Misericordia)
Non si può essere cristiani da soli. Non si può dire «io credo in Dio, ma non nella Chiesa… io sono credente ma non praticante», se no facciamo la fine di Tommaso.
San Tommaso ha fatto fatica a credere nel Risorto perché il giorno di Pasqua era da solo, si era separato dal resto della Comunità.
Quando stiamo da soli (come ci costringe questa tremenda pandemia) rischiamo di perdere il senso delle cose, della vita, di noi stessi… e perdiamo anche la fede.
Gesù non vuole fare di noi tanti singoli “bravi credenti”, ma desidera formare un’unica famiglia, radunata nel Suo nome per celebrare l’Eucaristia ogni domenica. Allora si realizza la sua promessa: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parole parole…

Parole parole...

Lunedì fra l’Ottava di Pasqua
La sproporzione tra i mezzi a disposizione delle fake news e quelli a favore della Verità è evidente, disarmante. Come può un discepolo controbattere a chi vuole negare la verità della Risurrezione di Cristo? È una guerra persa in partenza.
Ma la forza della Parola di Dio non sta nei mezzi usati per annunciarla e nemmeno della prepotenza dei Suoi messaggeri.
Anzi, il cristiano sa che la Verità non ha bisogno di violenza per affermarsi, perché Essa renderà ragione a se stessa.
Le parole vuote e false degli uomini passeranno, ma «le Sue parole non passeranno».

Correre sì, ma con una meta!

Correre

Domenica di Pasqua
Si corre per tanti motivi nella vita: per paura del pericolo, per la fretta di fare tutto quel che ci tocca, per competere e vincere, per l’impazienza di un incontro gioioso…
Tutti conosciamo quel famoso proverbio del leone e della gazzella che termina con «non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre».
Anche il cristiano sa che deve correre: è importante che non smetta mai di correre e di aver la forza e il desiderio di correre, ma non per paura di morire, bensì per il desiderio di vivere per sempre, nel Cristo Risorto che vive in eterno.

Il nostro “sabato santo”

L'uomo che pensa

Che facciamo noi in questo giorno?
La Liturgia e la Tradizione della Chiesa ci dicono che il Nostro Signore, nel tempo del Sabato Santo, è sceso agli inferi a risvegliare Adamo ed Eva e tutti i Giusti che attendevano il Risorto per poter partecipare alla Sua vittoria gloriosa sulla morte.
I cristiani in questo giorno sono invitati a fare silenzio, meditare e digiunare.
Il digiuno non è solo quello del cibo, ma quello da tutto ciò che riteniamo sempre essenziale e indispensabile per la nostra sopravvivenza.
Spesso però, digiunando – anche forzatamente – da alcune cose, “disintossicandoci” da esse, capiamo che davvero non erano essenziali, anzi: erano dannosissime per la nostra vita!
È quello che siamo invitati a fare in questo prolungato “sabato santo” che ci è imposta dalla pandemia e dal conseguente isolamento. Facciamone tesoro!

Meglio che si addormenti Lui…

Gesù dorme durante la tempesta

Una riflessione a partire dall’omelia di Papa Francesco il venerdì 27 marzo, in una Piazza San Pietro deserta, prima di impartire la Benedizione Urbi et Orbi e concedere l’indulgenza plenaria in questo terribile momento di pandemia.
Quando siamo “alla frutta” ci ricordiamo anche del Signore, e lo “tiriamo per la veste”. E se non risponde subito, anche noi – come i discepoli – siamo tentati di pensare che Lui dorma, che non gli importi un granché di noi.
Ma il suo sonno è ben diverso dal nostro. Noi spesso ci addormentiamo prendendo il sonnifero per dimenticare i problemi e le nostre responsabilità… Gesù dorme perché si è abbandonato fiducioso tra le braccia del Padre, confidando il Lui. Nel sonno della Sua morte Gesù ha operato la nostra salvezza.

Quaresima non è quarantena

le Sante Ceneri

Mercoledì delle Ceneri – Il triste momento che stiamo vivendo a causa del Coronavirus dà un sapore surreale all’inizio di questa Santa Quaresima, nella quale non potremo ritrovarci tutti assieme per iniziare un cammino serio di conversione. Anche se è difficile, dobbiamo cogliere l’occasione per vivere lo sconforto e la tristezza delle restrizioni (anche religiose) come occasione per rinnovare in noi in modo più sincero il bisogno e il desiderio dell’incontro, della fraternità, del sentirci Comunità. Chiediamo allora al Signore di non isolarci anche noi cristiani in quarantena, ma di vivere questa Quaresima come un tempo di comunione spirituale ancora più profonda.