Argomento: dolore

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“Distillare” la fede

20ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

distillare la fede

Quante volte ci presentiamo al cospetto di Dio con l’intima convinzione che a noi Lui debba qualcosa, che debba ascoltarci ed esaudirci per forza, perché noi siamo quelli che vanno a Messa tutte le domeniche e feste comandate, che fanno i fioretti in Quaresima, che fanno l’elemosina… E se non ci esaudisce arriviamo subito alla conclusione che «Dio è ingiusto, è cattivo!» e diciamo «Basta! Non prego più!»
Dio non è una “macchinetta distributrice” di grazie (materiali o spirituali), in cui basta inserire la quantità esatta di monete per far scendere il “prodotto” che desideriamo!
La preghiera non è un “mercanteggiare” col Signore, ma entrare in una confidenza tale con Dio, da arrivare a capire cosa possiamo chiedergli (e cosa no), come, quando, e in che misura.
Per arrivare a tale confidenza nella preghiera c’è una sola via: quella percorsa dalla donna del vangelo di oggi. Dobbiamo farci piccoli, riconoscerci poveri “cagnolini” di fronte ad un Padre immensamente buono. Allora Lui ci solleverà a sé come una mamma «solleva il bimbo alla sua guancia» (cfr Os 11,4).

Ci interessa il regno dei cieli?

16ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

salita al regno dei cieli

Non è solo una “tattica” per attirare l’attenzione, quella di Gesù. Il regno è ciò che gli sta più a cuore, è il contenuto del vangelo, ovvero: il regno stesso è la buona notizia! Lo capiamo dall’espressione «il vangelo del regno», usata sia da Matteo che da Luca negli Atti degli Apostoli.
Il richiamo era così martellante e invitante che la gente del tempo si sarà pur fatta qualche domanda… «cosa sarà questo regno? dove sarà? come ci si potrà andare?»
Se non la gente comune, almeno i discepoli, che nel brano di domenica scorsa abbiamo trovato positivamente “curiosi”.
La prima cosa che mi sento di suggerire davanti a questa pagina è di metterci nei panni dei discepoli. Non facciamo l’errore di dire «so già cos’è il regno dei cieli».
Chiediamoci: lo desideriamo davvero questo regno? Oppure lo pensiamo come un posto in cui ad un certo punto dovremo rassegnarci ad andare? È sincera la richiesta «venga il tuo regno» che facciamo ogni giorno nel Padre Nostro?
Se non lo è, facciamoci un serio esame di coscienza…

Ecco l’uomo

Venerdì Santo

Ecce homo

In questo giorno la Chiesa non celebra l’Eucaristia, perché «lo Sposo le è stato tolto». Siamo invitati ad ascoltare in silenzio, a contemplare e adorare la Croce.
Obbediamo al richiamo dei più insospettabili, Pilato e gli altri pagani, che ci dicono «Ecco l’uomo, ecco il Re dei Giudei, Ecco il Figlio di Dio!»
Non basta essere religiosi, cristiani di nome, per credere che quell’uomo sfigurato dal dolore e dalla cattiveria umana sia la risposta di Dio al male del mondo.
Occorre ascoltare anche l’«Ecco» di Gesù, che ci invita ad accogliere Maria come nostra madre, e farci aiutare da lei a educare anche i nostri occhi, perché «volgendo lo sguardo a Colui che hanno trafitto» vi sappiamo vedere in filigrana la conferma che la fedeltà di Dio non viene meno, anche nei giorni della prova, del dolore e della sofferenza.

Chi scappa e chi rimane

Domenica delle Palme (A)

Gesù non scappa, resta al suo posto

Iniziare la Settimana Santa senza trovarci assieme per una delle celebrazioni più significative e attese della pietà popolare, senza il gioioso corteo dei rami d’ulivo, ci fa sentire ancora più forte la durezza e lo sconforto di questo periodo terribile di isolamento e “distanziamento sociale”. E dal cuore salgono – sempre più vividi – i sentimenti della solitudine e dell’abbandono. L’anima si riempie sempre di più di dubbi, e ci viene sempre più frequente di chiedere a Dio se ci abbia dimenticati, se si sia stancato così tanto di noi da abbandonarci soli a combattere questa terribile prova.
Ma proprio in tutto questo dolore siamo invitati a scendere più in profondità, e dalla solitudine delle nostre case metterci in ascolto più attendo del racconto della Passione, così da non essere più semplici spettatori di uno “show”, ma attori della più grande storia d’Amore. Scopriremo allora che siamo noi quelli che scappano e fuggono di fronte alle sofferenze dell’umanità. Chi invece rimane al Suo posto, fino alla fine, è Dio, che nel Suo Figlio dona la Sua vita per noi.

Meglio che si addormenti Lui…

Perché il Signore dorme?

Gesù dorme durante la tempesta

Una riflessione a partire dall’omelia di Papa Francesco il venerdì 27 marzo, in una Piazza San Pietro deserta, prima di impartire la Benedizione Urbi et Orbi e concedere l’indulgenza plenaria in questo terribile momento di pandemia.
Quando siamo “alla frutta” ci ricordiamo anche del Signore, e lo “tiriamo per la veste”. E se non risponde subito, anche noi – come i discepoli – siamo tentati di pensare che Lui dorma, che non gli importi un granché di noi.
Ma il suo sonno è ben diverso dal nostro. Noi spesso ci addormentiamo prendendo il sonnifero per dimenticare i problemi e le nostre responsabilità… Gesù dorme perché si è abbandonato fiducioso tra le braccia del Padre, confidando il Lui. Nel sonno della Sua morte Gesù ha operato la nostra salvezza.

Quaresima non è quarantena

Mercoledì delle Ceneri

le Sante Ceneri

Il triste momento che stiamo vivendo a causa del Coronavirus dà un sapore surreale all’inizio di questa Santa Quaresima, nella quale non potremo ritrovarci tutti assieme per iniziare un cammino serio di conversione. Anche se è difficile, dobbiamo cogliere l’occasione per vivere lo sconforto e la tristezza delle restrizioni (anche religiose) come occasione per rinnovare in noi in modo più sincero il bisogno e il desiderio dell’incontro, della fraternità, del sentirci Comunità. Chiediamo allora al Signore di non isolarci anche noi cristiani in quarantena, ma di vivere questa Quaresima come un tempo di comunione spirituale ancora più profonda.