Argomento: Eucarestia

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Il vero miracolo spetta a noi!

18ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

il vero miracolo

Quello che noi siamo abituati a chiamare il miracolo della “moltiplicazione” dei pani, dovremmo invece chiamarlo «il miracolo della condivisione».
Non è una cosa eccezionale il moltiplicare di Dio: è un miracolo che avviene ogni giorno! Egli non cessa mai di spandere con abbondanza i suoi doni sul mondo, verso tutti gli uomini. Per tutti fa sorgere il sole, fa piovere dal cielo l’acqua che irrora e dà nuova vita alla terra.
È l’atteggiamento dell’uomo che non risponde al modo di fare di Dio.
Il Padre Celeste semina ovunque con abbondanza e generosità, (cfr la parabola ascoltata qualche domenica fa); l’umanità invece segue le regole della “selezione darwiniana”: se la cava solo chi è più furbo, intelligente, ricco…
Il vero miracolo non avviene nella cesta dei 5 pani e 2 pesci, ma nel cuore dei discepoli, e avviene proprio mentre Gesù moltiplica a dismisura il loro “poco”, mentre replica all’infinito il gesto eucaristico dello «spezzare il pane», che dalla sera dell’Ultima Cena diventerà il centro della vita cristiana.

Carne e Sangue

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (A)

il pellicano nutre i piccoli col suo sangue

Quando Gesù dice «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo… e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» sta cercando di aiutare i suoi ascoltatori a rileggere in profondità il bellissimo brano di Deuteronomio che ci è proposto come prima lettura di questa solennità: «(Dio) ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore».
Cos’è che «esce dalla bocca del Signore»? Anzitutto la Sua Parola, il suo “Verbo”. Ma c’è un altro significato molto evocativo del «quanto esce dalla bocca del Signore»: non si dice che un papà e una mamma – piuttosto che far mancare qualcosa ai loro bambini – «si tolgono il pane di bocca»? Proprio così: mi piace immaginare che Dio, per non farci patire la fame si sia letteralmente «tolto il pane di bocca». E non si è accontentato di darci qualcosa di esterno a Sé, ma ci ha fatto dono di Se stesso: nel suo Figlio Gesù, si è fatto addirittura nostro cibo.

Assenza ed essenza

Due parole sulla “fase 2” dei cristiani

Assenza ed essenza

Abbiamo sentito l’assenza di tante cose in questi giorni di lockdown, compresa l’Eucaristia…
Condivido qui due “pensieri ad alta voce” su questi primi giorni di ripresa della “vita eucaristica”, senza la pretesa di esprimere giudizi o insegnare nulla… è quello che mi frulla in testa e rimesta nel cuore.
Ultimamente in TV passa spesso la pubblicità di una famosa catena di supermercati, che dice: «In questi giorni abbiamo compreso il vero valore della parola “indispensabile”».
Siamo proprio così sicuri? Abbiamo davvero imparato a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo?

Eucaristia domestica

3ª Domenica di Pasqua (A)

Eucaristia domestica

Il racconto dei due discepoli di Emmaus ci aiuta ad approfondire il senso dell’Eucaristia che celebriamo e di come essa si inserisce nella nostra quotidianità.
In questo difficile e triste periodo in cui siamo obbligati al “digiuno eucaristico” dobbiamo però cogliere l’opportunità di riscoprire quella “eucaristia” quotidiana che si rinnova ogni giorno sulla mensa delle nostre case, chiamate ad essere delle piccole “chiese domestiche”.
Anche lì la Parola chiede di diventare carne intrecciandosi con la nostra vita e noi siamo chiamati a “spezzarci”, diventando cibo e offerta gli uni per gli altri.

Io credo, noi crediamo

2ª Domenica di Pasqua (A) – “della Divina Misericordia”

Io credo, noi crediamo

Non si può essere cristiani da soli. Non si può dire «io credo in Dio, ma non nella Chiesa… io sono credente ma non praticante», se no facciamo la fine di Tommaso.
San Tommaso ha fatto fatica a credere nel Risorto perché il giorno di Pasqua era da solo, si era separato dal resto della Comunità.
Quando stiamo da soli (come ci costringe questa tremenda pandemia) rischiamo di perdere il senso delle cose, della vita, di noi stessi… e perdiamo anche la fede.
Gesù non vuole fare di noi tanti singoli “bravi credenti”, ma desidera formare un’unica famiglia, radunata nel Suo nome per celebrare l’Eucaristia ogni domenica. Allora si realizza la sua promessa: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Prima deporre, dopo servire

Giovedì Santo, nella Cena del Signore

Gesù lava i piedi a Pietro

Istituzione della Santa Eucaristia e dono del Sacerdozio ministeriale sono profondamente legati tra loro. Non c’è Eucaristia senza Sacerdozio né viceversa.
Ecco perché l’evangelista Giovanni sceglie di raccontarci la Lavanda dei piedi anziché la Frazione del Pane. Solo capendo fino in fondo che l’Eucaristia è Servizio possiamo viverla in pienezza.
Gesù – da Figlio di Dio – si è totalmente spogliato di sé, ha «deposto le sue vesti» e si è chinato sull’umanità sofferente, perché «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».
Pietro (e ogni discepolo) quindi non è ancora pronto a seguire Gesù ora.
Deve aspettare un “dopo”.
Dopo aver sperimentato i propri fallimenti, dopo aver visto l’immensità dell’Amore di Dio in croce, dopo aver ricevuto il Suo perdono e nuovamente la Sua fiducia… dopo aver finalmente imparato a “spogliarsi” di sé per rivestirsi di Cristo.