Argomento: gioia

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L’abito… fa il monaco!

28ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

l'abito fa il monaco

Chi di noi rifiuterebbe l’invito a una festa? Fosse anche solo un happy hour, un aperitivo, un brunch? Se poi è pure gratis… E invece, il vangelo di oggi ci dipinge a tinte forti l’inspiegabile rifiuto di un invito a nozze.
Dopo la parabola dei due figli (v. due domeniche fa) e quella dei vignaioli omicidi (v. domenica scorsa), Gesù espone un altro racconto che ha come sottofondo l’amaro tema del rifiuto della salvezza da parte del popolo d’Israele.

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Correre sì, ma con una meta!

Domenica di Pasqua

Correre

Si corre per tanti motivi nella vita: per paura del pericolo, per la fretta di fare tutto quel che ci tocca, per competere e vincere, per l’impazienza di un incontro gioioso…
Tutti conosciamo quel famoso proverbio del leone e della gazzella che termina con «non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre».
Anche il cristiano sa che deve correre: è importante che non smetta mai di correre e di aver la forza e il desiderio di correre, ma non per paura di morire, bensì per il desiderio di vivere per sempre, nel Cristo Risorto che vive in eterno.

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Il gioco vale la candela

Presentazione del Signore

candele accese

Celebrare la Giornata Mondiale della Vita consacrata (e la Giornata Nazionale per la Vita) in questa Festa del Signore ci fa riflettere sul senso profondo della nostra esistenza. Quanto vale una vita? Da cosa si calcola il suo valore? E soprattutto: ha senso “sprecare” una vita intera rinchiusi in un Convento o in un Monastero? Se l’esito di una vita totalmente dedicata alla preghiera è lo stesso incontro di Simeone e Anna, beh… ne vale la pena: il gioco vale la candela.

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Due o tre passi anche noi, no?

Epifania del Signore

andare incontro a Dio

Dio si è fatto uno di noi e ha assunto la nostra condizione di precarietà. Ci è venuto incontro e continua a farlo, in ogni svolta della nostra vita. Ma – per rispettare la libertà che ci ha donato – si ferma, ogni volta, giusto ad un passo dalla nostra soglia. E bussa, attende. Se vogliamo che l’incontro con l’umanità e la divinità di Cristo si realizzi, occorre che ci alziamo dalle poltrone del nostro comodo immobilismo e facciamo a nostra volta due o tre passi verso di Lui. Non come gli scribi di Gerusalemme, indifferenti alle Scritture, ma come i Magi d’Oriente, ferventi nel seguire la Stella.

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