Argomento: incredulità

Io credo, noi crediamo

Andiamo a Messa!

2a Domenica di Pasqua (della Divina Misericordia)
Non si può essere cristiani da soli. Non si può dire «io credo in Dio, ma non nella Chiesa… io sono credente ma non praticante», se no facciamo la fine di Tommaso.
San Tommaso ha fatto fatica a credere nel Risorto perché il giorno di Pasqua era da solo, si era separato dal resto della Comunità.
Quando stiamo da soli (come ci costringe questa tremenda pandemia) rischiamo di perdere il senso delle cose, della vita, di noi stessi… e perdiamo anche la fede.
Gesù non vuole fare di noi tanti singoli “bravi credenti”, ma desidera formare un’unica famiglia, radunata nel Suo nome per celebrare l’Eucaristia ogni domenica. Allora si realizza la sua promessa: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Stia zitto! Lei non sa chi sono io!

Ssshh! Silenzio!

Novena di Natale 3 – Zaccaria viene ammutolito, ma non è una punizione divina: è la condizione di chi non crede, di chi pensa che Dio debba per forza sempre seguire schemi prestabiliti dalla religione. L’incredulità impedisce non solo di cantare le grandi opere di Dio, ma di entrare in relazione con gli altri. Allo stesso tempo, il silenzio al quale viene ridotto Zaccaria è la condizione essenziale per mettersi nuovamente e sinceramente in ascolto di Dio, per riscoprirlo in una fede sincera che nasce dallo stupore davanti alle Sue opere.