Argomento: morte

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Il nostro “sabato santo”

Che facciamo noi in questo giorno?

L'uomo che pensa

La Liturgia e la Tradizione della Chiesa ci dicono che il Nostro Signore, nel tempo del Sabato Santo, è sceso agli inferi a risvegliare Adamo ed Eva e tutti i Giusti che attendevano il Risorto per poter partecipare alla Sua vittoria gloriosa sulla morte.
I cristiani in questo giorno sono invitati a fare silenzio, meditare e digiunare.
Il digiuno non è solo quello del cibo, ma quello da tutto ciò che riteniamo sempre essenziale e indispensabile per la nostra sopravvivenza.
Spesso però, digiunando – anche forzatamente – da alcune cose, “disintossicandoci” da esse, capiamo che davvero non erano essenziali, anzi: erano dannosissime per la nostra vita!
È quello che siamo invitati a fare in questo prolungato “sabato santo” che ci è imposta dalla pandemia e dal conseguente isolamento. Facciamone tesoro!

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Ecco l’uomo

Venerdì Santo

Ecce homo

In questo giorno la Chiesa non celebra l’Eucaristia, perché «lo Sposo le è stato tolto». Siamo invitati ad ascoltare in silenzio, a contemplare e adorare la Croce.
Obbediamo al richiamo dei più insospettabili, Pilato e gli altri pagani, che ci dicono «Ecco l’uomo, ecco il Re dei Giudei, Ecco il Figlio di Dio!»
Non basta essere religiosi, cristiani di nome, per credere che quell’uomo sfigurato dal dolore e dalla cattiveria umana sia la risposta di Dio al male del mondo.
Occorre ascoltare anche l’«Ecco» di Gesù, che ci invita ad accogliere Maria come nostra madre, e farci aiutare da lei a educare anche i nostri occhi, perché «volgendo lo sguardo a Colui che hanno trafitto» vi sappiamo vedere in filigrana la conferma che la fedeltà di Dio non viene meno, anche nei giorni della prova, del dolore e della sofferenza.

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Chi scappa e chi rimane

Domenica delle Palme (A)

Gesù non scappa, resta al suo posto

Il cammino di Quaresima ci ha fatto percorrere cinque passi alla riscoperta del nostro Battesimo. Il primo nel deserto, dove Gesù non ci ha abbandonati alla tentazione, ma l’ha affrontata con noi e per noi.
Il secondo sul Tabor, dove abbiamo “sbirciato” la Gloria di Dio che ci attende e abbiamo preso sul serio l’impegno di ascoltare e seguire Gesù…

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Vinta è ormai la morte

5ª Domenica di Quaresima (A)

Vinta è ormai la morte

In questo cammino alla riscoperta dei doni del nostro Battesimo siamo di fronte la passo più difficile: quello che ci mette a tu per tu con la morte.
Il racconto della vicenda di Lazzaro è scandaloso: sembra quasi che Gesù “giochi” con la nostra paura di morire. Ancora una volta, di fronte alla nostra sofferenza, sembra essere assente, altrove. È un mistero il fatto che Dio permetta la nostra sofferenza e angoscia, ma – proprio perché nemmeno Gesù si è risparmiato la sofferenza della morte e l’angoscia del sentirsi abbandonato persino da Dio nel momento della prova suprema – il Signore ci chiede di fidarci, e di accettare questa prova come necessaria.
Solo accettando di stare nel buio fetore del sepolcro con Lazzaro, di morire e consumarci come il chicco di grano, potremo sperimentare la forza di Cristo sulla morte. Solo allora potremo essere certi che anche per noi ci sarà quel grido di vittoria del Risorto: «Vieni fuori!». Il grido di colui che alla morte intima: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

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Ma dove la prendo la gioia?

3ª Domenica di Avvento (A)

Ma dove la prendo la gioia?

La terza domenica di Avvento ci invita ad un pizzico di gioia (in latino, infatti, è indicata come la domenica “gaudete” – cioè “gioite”; così come la 4ª di Quaresima è detta domenica laetare – cioè “siate lieti”). È un po’ come se – in un tempo forte, di preparazione, di attesa, di penitenza e conversione – ci fosse concesso una sorta di pit-stop per rifocillarci, riprendere le forze (spirituali) e riacquistare coraggio.

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