Argomento: Regno di Dio

Saper scegliere

Saper scegliere

17a Domenica del Tempo Ordinario
Riusciamo a fare sintesi di tutte le parabole che abbiamo ascoltato in queste tre domeniche e a trovare una definizione o descrizione di cosa sia il Regno dei cieli?
In realtà, sappiamo già che il Regno dei cieli non è un luogo, ma è Dio stesso, che si è reso presente in Gesù, che ci è venuto incontro è si è fatto “Emmanuele”: «Dio con noi».
Il regno dei cieli è già in mezzo a noi (cfr Lc 17,21)! Ma – anche se sta crescendo – non è ancora del tutto compiuto.
Allora queste parabole – più che indicarci cosa sia (o come sia fatto) il regno dei cieli – ci vogliono insegnare come fare a conquistarlo, ad aiutare il Signore a portarlo a compimento.
Alla fine, ciò che accomuna tutte queste parabole, è il bisogno di sapere discernere, di saper scegliere cosa vale veramente nella nostra vita, quale sia davvero il tesoro, la perla preziosa per cui vale la pena vendere tutto quello che si ha.
Attenti però, a non fare come chi il tesoro e la perla li ha già, ma li dà via in modo sprovveduto, pensando di concludere un vero affare!

Ci interessa il regno dei cieli?

salita al regno dei cieli

16a Domenica del Tempo Ordinario
Non è solo una “tattica” per attirare l’attenzione, quella di Gesù. Il regno è ciò che gli sta più a cuore, è il contenuto del vangelo, ovvero: il regno stesso è la buona notizia! Lo capiamo dall’espressione «il vangelo del regno», usata sia da Matteo che da Luca negli Atti degli Apostoli.
Il richiamo era così martellante e invitante che la gente del tempo si sarà pur fatta qualche domanda… «cosa sarà questo regno? dove sarà? come ci si potrà andare?»
Se non la gente comune, almeno i discepoli, che nel brano di domenica scorsa abbiamo trovato positivamente “curiosi”.
La prima cosa che mi sento di suggerire davanti a questa pagina è di metterci nei panni dei discepoli. Non facciamo l’errore di dire «so già cos’è il regno dei cieli».
Chiediamoci: lo desideriamo davvero questo regno? Oppure lo pensiamo come un posto in cui ad un certo punto dovremo rassegnarci ad andare? È sincera la richiesta «venga il tuo regno» che facciamo ogni giorno nel Padre Nostro?
Se non lo è, facciamoci un serio esame di coscienza…

Diecimila e un “perché?”

Perché? ...e perché? ...ma perché?

15a Domenica del Tempo Ordinario
Cosa hanno i discepoli di così diverso perché Gesù dica loro «a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli»?
Sono migliori degli altri? Hanno dei meriti da vantare? No di certo! I vangeli ce li presentano spietatamente, in tutta la loro fragilità.
Loro però, di fronte alla Parola, non sono rimasti indifferenti, ma l’hanno fatta diventare essenziale. Loro hanno preso sul serio l’invito finale di Gesù: «Chi ha orecchi, ascolti».
Un conto è “sentire”, un altro è “ascoltare”. Tutti coloro che hanno le orecchie (e non hanno problemi di udito) ci sentono, ma non tutti ascoltano. Anzi, la maggior parte – oggi come allora – non è disposta ad ascoltare.
I discepoli, invece, ogni volta che non capivano qualcosa non sono andati avanti alla cieca, e nemmeno hanno cercato in se stessi o nel mondo le risposte, ma hanno rivolto a Gesù la “fastidiosa” parola magica: «perché?»
Credo proprio che anche questo continuare a tempestare il Signore di assillanti e impertinenti «perché?» sia una caratteristica di quel «diventare come bambini» che Gesù raccomanda a chi vuole entrare nel Regno dei cieli (cfr Mt 18,3).

Su e giù dal trono…

Ecce homo

Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo – Se vogliamo davvero che Cristo sia il nostro Re, nei fatti e non solo a parole, dobbiamo seguire la sua stessa strada, imparare il suo modo di regnare. Egli che è Dio, non ha conservato gelosamente se stesso e il suo potere, ma si è umiliato fino alla morte di croce.

Apripista resilienti del Regno di Dio

14a Domenica del Tempo Ordinario – Il vero discepolo non confida in se stesso, ma in Dio, perciò non si spaventa di fronte al rifiuto. Egli sa che non c’è rifiuto che possa arrestare l’avanzare del Regno di Dio, che è Cristo stesso, perché esso ha in sé una sua forza, nascosta ma tenace e invincibile.