Argomento: senso della vita

Contenuti che riguardano l’argomento “senso della vita”

Siamo “Cristo-dipendenti”. 5ª Domenica di Pasqua (B)

Non portiamo frutto se pretendiamo di essere indipendenti da Dio

Ancora una volta Gesù ci propone un’allegoria tratta dalla vita di tutti i giorni: come domenica scorsa abbiamo contemplato il lavoro del pastore, oggi ci invita a considerare quello dell’agricoltore nella vigna. Ma soprattutto – ancora una volta – inizia il suo discorso con un pretenzioso «Io sono»: un’espressione molto forte, inequivocabile, che richiama esplicitamente il modo in cui Dio stesso si era presentato a Mosè che gli chiedeva il Suo nome (cfr Es 3,13-14). Questo modo di parlare aveva fatto infuriare più volte dottori della Legge e scribi, che lo accusavano di bestemmiare (cfr Gv 10,32-33).

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Compassione. 5ª Domenica di Quaresima (B)

La compassione di Dio per noi

Il vangelo dell’anno scorso ci ha portati davanti al sepolcro di Lazzaro, per assistere ad un gesto grandioso di risurrezione: una prefigurazione, un anticipo di quella di Gesù. Un grande “quadro” presentato ai catecumeni per illustrare la potenza di Cristo, che nella sua Pasqua opera il passaggio dalla morte alla vita in ogni uomo che crede in Lui. Anche la pagina di oggi – seppure in modo meno “plateale” – ci aiuta a riflettere su questo tema, e lo fa con un’immagine stupenda, tratta dalla natura, con cui Gesù – in una sola riga – scrive un intero libro di filosofia, un mirabile trattato sul senso della vita…

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Il titolo della nostra vita. 2ª Domenica di Avvento (B)

Il titolo del vangelo di Marco

Per due domeniche cammineremo assieme a Giovanni il battezzatore, un “monumento” della fede, ma non possiamo parlare subito del Battista senza prima lasciarci “trafiggere” dall’inizio del brano evangelico di oggi. Ci vengono proposti i primi otto versetti del Vangelo di Marco (che ci guiderà per molte delle domeniche di questo nuovo anno liturgico del Ciclo “B”), e il primo versetto è il titolo del libretto stesso.

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L’abito… fa il monaco! 28ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

l'abito fa il monaco

Chi di noi rifiuterebbe l’invito a una festa? Fosse anche solo un happy hour, un aperitivo, un brunch? Se poi è pure gratis… E invece, il vangelo di oggi ci dipinge a tinte forti l’inspiegabile rifiuto di un invito a nozze.
Dopo la parabola dei due figli (v. due domeniche fa) e quella dei vignaioli omicidi (v. domenica scorsa), Gesù espone un altro racconto che ha come sottofondo l’amaro tema del rifiuto della salvezza da parte del popolo d’Israele.

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Ecco l’uomo. Venerdì Santo

Ecce homo

In questo giorno la Chiesa non celebra l’Eucaristia, perché «lo Sposo le è stato tolto». Siamo invitati ad ascoltare in silenzio, a contemplare e adorare la Croce.
Obbediamo al richiamo dei più insospettabili, Pilato e gli altri pagani, che ci dicono «Ecco l’uomo, ecco il Re dei Giudei, Ecco il Figlio di Dio!»
Non basta essere religiosi, cristiani di nome, per credere che quell’uomo sfigurato dal dolore e dalla cattiveria umana sia la risposta di Dio al male del mondo.
Occorre ascoltare anche l’«Ecco» di Gesù, che ci invita ad accogliere Maria come nostra madre, e farci aiutare da lei a educare anche i nostri occhi, perché «volgendo lo sguardo a Colui che hanno trafitto» vi sappiamo vedere in filigrana la conferma che la fedeltà di Dio non viene meno, anche nei giorni della prova, del dolore e della sofferenza.

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Meglio senza nome che senza vita. Mercoledì Santo

senza nome

Ancora una volta la nostra attenzione va a puntare sulla persona sbagliata. Non è Giuda il traditore a ricoprire il ruolo dell’attore non protagonista di questa vicenda. Non sono nemmeno i discepoli, perché hanno la testa altrove e il cuore già occupato da altri desideri e cose che ritengono più di valore.
Se l’Ultima Cena può avere luogo è perché un “tale” senza nome mette a disposizione la sua casa per Gesù.
Giuda ha svenduto Gesù al prezzo di uno schiavo, ma anche i suoi compari credono che valga di più la loro fama che non il Dono immenso di Cristo nell’Eucaristia.
Credo sia un monito grande per tutti noi, in questa vigilia del Giovedì Santo. Se vorremo essere pronti ad accogliere Gesù che si fa Dono, che ci dona se stesso nella Santa Eucaristia, dovremo prima svuotare il cuore, rinunciare a “farci un nome”, a darci una fama.

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Il gioco vale la candela. Presentazione del Signore

il gioco vale la candela

Celebrare la Giornata Mondiale della Vita consacrata (e la Giornata Nazionale per la Vita) in questa Festa del Signore ci fa riflettere sul senso profondo della nostra esistenza. Quanto vale una vita? Da cosa si calcola il suo valore? E soprattutto: ha senso “sprecare” una vita intera rinchiusi in un Convento o in un Monastero? Se l’esito di una vita totalmente dedicata alla preghiera è lo stesso incontro di Simeone e Anna, beh… ne vale la pena: il gioco vale la candela.

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L’asino e il contadino. Trasformare i problemi in opportunità

l'asino nel pozzo

Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo è scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l’alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. Anche nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci da una mano per aiutarci.

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