Argomento: senso della vita

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L’abito… fa il monaco!

28ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

l'abito fa il monaco

Il Regno dei cieli è un invito a festa; non è un obbligo, qualcosa di pesante… è l’invito a condividere la gioia di Dio, gratuitamente, immeritatamente. Eppure la risposta dell’uomo è il rifiuto, l’indifferenza. Quante volte – di fronte alla possibilità di poter dare una bella svolta alla nostra vita – rimaniamo ostinatamente fermi sulle nostre posizioni, pur di non dover fare la fatica di cambiare (o anche solo di ammettere che ci eravamo sbagliati)? Ma – come dicevamo domenica scorsa – Dio non si dà mai per vinto di fronte al nostro rifiuto, anzi: se la festa di nozze all’inizio era per “pochi intimi”, adesso le porte si spalancano a tutti, «cattivi e buoni». Ed è bello sottolineare come la traduzione letterale di quei «crocicchi delle strade» sia «dove le strade finiscono», cioè: là dove ormai non c’è più nessuno sbocco, nessuna meta, nessuna possibilità… Ancora una volta, per Dio «la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo» (Mt 21,42). Nelle mani di Dio anche i “rifiuti dell’umanità” diventano invitati d’onore!
Nel Regno dei cieli Dio desidera fare entrare tutti, nessuno escluso, anzi: parte proprio dai più «cattivi», dai meno raccomandabili (tra questi siamo pure noi: mica penseremo di essere gli “ospiti d’onore”!)… Ma una volta entrati a questa festa, occorre gustarne fino in fondo la gioia. Dio non chiede di essere bravi, belli, buoni… ma solo di aver voglia di far festa con Lui. Altrimenti, anche tra i poveracci invitati per ultimi, c’è il rischio di trovare lo stesso cuore dei primi invitati ufficiali, che «non volevano venire e …non se ne curarono».

Ecco l’uomo

Venerdì Santo

Ecce homo

In questo giorno la Chiesa non celebra l’Eucaristia, perché «lo Sposo le è stato tolto». Siamo invitati ad ascoltare in silenzio, a contemplare e adorare la Croce.
Obbediamo al richiamo dei più insospettabili, Pilato e gli altri pagani, che ci dicono «Ecco l’uomo, ecco il Re dei Giudei, Ecco il Figlio di Dio!»
Non basta essere religiosi, cristiani di nome, per credere che quell’uomo sfigurato dal dolore e dalla cattiveria umana sia la risposta di Dio al male del mondo.
Occorre ascoltare anche l’«Ecco» di Gesù, che ci invita ad accogliere Maria come nostra madre, e farci aiutare da lei a educare anche i nostri occhi, perché «volgendo lo sguardo a Colui che hanno trafitto» vi sappiamo vedere in filigrana la conferma che la fedeltà di Dio non viene meno, anche nei giorni della prova, del dolore e della sofferenza.

Meglio senza nome che senza vita

Mercoledì Santo

senza nome

Ancora una volta la nostra attenzione va a puntare sulla persona sbagliata. Non è Giuda il traditore a ricoprire il ruolo dell’attore non protagonista di questa vicenda. Non sono nemmeno i discepoli, perché hanno la testa altrove e il cuore già occupato da altri desideri e cose che ritengono più di valore.
Se l’Ultima Cena può avere luogo è perché un “tale” senza nome mette a disposizione la sua casa per Gesù.
Giuda ha svenduto Gesù al prezzo di uno schiavo, ma anche i suoi compari credono che valga di più la loro fama che non il Dono immenso di Cristo nell’Eucaristia.
Credo sia un monito grande per tutti noi, in questa vigilia del Giovedì Santo. Se vorremo essere pronti ad accogliere Gesù che si fa Dono, che ci dona se stesso nella Santa Eucaristia, dovremo prima svuotare il cuore, rinunciare a “farci un nome”, a darci una fama.

Il gioco vale la candela

Presentazione del Signore

candele accese

Celebrare la Giornata Mondiale della Vita consacrata (e la Giornata Nazionale per la Vita) in questa Festa del Signore ci fa riflettere sul senso profondo della nostra esistenza. Quanto vale una vita? Da cosa si calcola il suo valore? E soprattutto: ha senso “sprecare” una vita intera rinchiusi in un Convento o in un Monastero? Se l’esito di una vita totalmente dedicata alla preghiera è lo stesso incontro di Simeone e Anna, beh… ne vale la pena: il gioco vale la candela.

L’asino e il contadino

Trasformare i problemi in opportunità

l'asino nel pozzo

Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo è scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l’alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. Anche nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci da una mano per aiutarci.

Stolto è chi dice sempre “mio”

18ª Domenica del Tempo Ordinario (C)

stolto chi dice sempre mio

Chi considera i beni unicamente per sé, come proprietà assoluta e garanzia di vita, è «stolto». Ha perso il senso della vita. Anche quando sono il prodotto del proprio lavoro onesto, i beni restano sempre un dono di Dio, che concede il tempo, la salute e l’intelligenza necessari a poter svolgere il proprio lavoro. Ma se i beni sono un dono di Dio, sono per tutti, vanno condivisi!