Argomento: Settimana Santa

Il nostro “sabato santo”

L'uomo che pensa

La Liturgia e la Tradizione della Chiesa ci dicono che il Nostro Signore, nel tempo del Sabato Santo, è sceso agli inferi a risvegliare Adamo ed Eva e tutti i Giusti che attendevano il Risorto per poter partecipare alla Sua vittoria gloriosa sulla morte.
I cristiani in questo giorno sono invitati a fare silenzio, meditare e digiunare.
Il digiuno non è solo quello del cibo, ma quello da tutto ciò che riteniamo sempre essenziale e indispensabile per la nostra sopravvivenza.
Spesso però, digiunando – anche forzatamente – da alcune cose, “disintossicandoci” da esse, capiamo che davvero non erano essenziali, anzi: erano dannosissime per la nostra vita!
È quello che siamo invitati a fare in questo prolungato “sabato santo” che ci è imposta dalla pandemia e dal conseguente isolamento. Facciamone tesoro!

Ecce homo

Ecce homo

Venerdì Santo – In questo giorno la Chiesa non celebra l’Eucaristia, perché «lo Sposo le è stato tolto». Siamo invitati ad ascoltare in silenzio, a contemplare e adorare la Croce.
Obbediamo al richiamo dei più insospettabili, Pilato e gli altri pagani, che ci dicono «Ecco l’uomo, ecco il Re dei Giudei, Ecco il Figlio di Dio!»
Non basta essere religiosi, cristiani di nome, per credere che quell’uomo sfigurato dal dolore e dalla cattiveria umana sia la risposta di Dio al male del mondo.
Occorre ascoltare anche l’«Ecco» di Gesù, che ci invita ad accogliere Maria come nostra madre, e farci aiutare da lei a educare anche i nostri occhi, perché «volgendo lo sguardo a Colui che hanno trafitto» vi sappiamo vedere in filigrana la conferma che la fedeltà di Dio non viene meno, anche nei giorni della prova, del dolore e della sofferenza.

Prima deporre, dopo servire

Gesù lava i piedi a Pietro

Giovedì Santo – Istituzione della Santa Eucaristia e dono del Sacerdozio ministeriale sono profondamente legati tra loro. Non c’è Eucaristia senza Sacerdozio né viceversa.
Ecco perché l’evangelista Giovanni sceglie di raccontarci la Lavanda dei piedi anziché la Frazione del Pane. Solo capendo fino in fondo che l’Eucaristia è Servizio possiamo viverla in pienezza.
Gesù – da Figlio di Dio – si è totalmente spogliato di sé, ha «deposto le sue vesti» e si è chinato sull’umanità sofferente, perché «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».
Pietro (e ogni discepolo) quindi non è ancora pronto a seguire Gesù ora.
Deve aspettare un “dopo”.
Dopo aver sperimentato i propri fallimenti, dopo aver visto l’immensità dell’Amore di Dio in croce, dopo aver ricevuto il Suo perdono e nuovamente la Sua fiducia… dopo aver finalmente imparato a “spogliarsi” di sé per rivestirsi di Cristo.

Meglio senza nome che senza vita

Il "signor nessuno"

Mercoledì Santo – Ancora una volta la nostra attenzione va a puntare sulla persona sbagliata. Non è Giuda il traditore a ricoprire il ruolo dell’attore non protagonista di questa vicenda. Non sono nemmeno i discepoli, perché hanno la testa altrove e il cuore già occupato da altri desideri e cose che ritengono più di valore.
Se l’Ultima Cena può avere luogo è perché un “tale” senza nome mette a disposizione la sua casa per Gesù.
Giuda ha svenduto Gesù al prezzo di uno schiavo, ma anche i suoi compari credono che valga di più la loro fama che non il Dono immenso di Cristo nell’Eucaristia.
Credo sia un monito grande per tutti noi, in questa vigilia del Giovedì Santo. Se vorremo essere pronti ad accogliere Gesù che si fa Dono, che ci dona se stesso nella Santa Eucaristia, dovremo prima svuotare il cuore, rinunciare a “farci un nome”, a darci una fama.

Chi è il discepolo amato?

Il bacio di Giuda

Martedì Santo – Di fronte all’annuncio del tradimento, siamo anche noi curiosi, come i discepoli, di sapere chi sarà mai il furfante che si macchierà di una simile colpa. Come nei Sinottici, chiediamo anche noi «sono forse io, Signore?», con un atteggiamento di falsa e pelosa umiltà.
Oppure, come nel brano di Giovanni ascoltato oggi, non siamo nemmeno così coraggiosi e bisbigliamo, mandando avanti l’agnello sacrificale che – per il rapporto speciale che ha col Maestro – si prenda la responsabilità di fare lui una domanda scomoda a nome di tutti.
Ma invece di domandarci chi sarà a tradirlo, ci siamo mai chiesti «chi è il discepolo amato?».
Anche qui: si fa alla svelta a dire che è Giovanni, oppure un “discepolo ideale immaginario”… Ben più difficile è chiedersi: «sono forse io, Signore, quello che Tu ami più di tutti?»
Perché se ben ci pensiamo, sono proprio quelli che lo meritano meno ad essere l’oggetto dell’Amore spropositato di Gesù.
E quindi Giuda, poi Pietro, poi… io, tu, e tutti quelli che – proprio per le loro infedeltà – si sono guadagnati la misura più alta della Sua Misericordia.

L’amore è uno spreco

L'unzione di Betania

Lunedì Santo – L’unzione di Maria a Betania anticipa quello che sarà il gesto di Gesù: il dono totale di sé. Agli occhi calcolatori di Giuda questo sembra uno spreco. È sempre così: quando si cerca di dare un prezzo a tutto (persino all’amore e alle persone) tutto si svuota di significato e perde valore.
Gesù ci invita a recuperare quello che vale veramente: la preziosità degli affetti, delle amicizie, della tenerezza del dare senza fare calcoli e senza pensarci su troppo.
Se riusciremo a recuperare questa “pazzia” dell’amare, allora sapremo ripartire dopo la terribile pandemia che ci ha rinchiuso in casa; altrimenti, nemmeno la ricostruzione di una società florida economicamente ci farà ritrovare benessere. Anzi: costruiremo un mondo peggiore di quello che ci siamo lasciati alle spalle, perché avremo perso un’occasione unica di rifondare tutto sull’Amore.