Argomento: Solennità

Carne e Sangue

il pellicano nutre i piccoli col suo sangue

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
Quando Gesù dice «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo… e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» sta cercando di aiutare i suoi ascoltatori a rileggere in profondità il bellissimo brano di Deuteronomio che ci è proposto come prima lettura di questa solennità: «(Dio) ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore».
Cos’è che «esce dalla bocca del Signore»? Anzitutto la Sua Parola, il suo “Verbo”. Ma c’è un altro significato molto evocativo del «quanto esce dalla bocca del Signore»: non si dice che un papà e una mamma – piuttosto che far mancare qualcosa ai loro bambini – «si tolgono il pane di bocca»? Proprio così: mi piace immaginare che Dio, per non farci patire la fame si sia letteralmente «tolto il pane di bocca». E non si è accontentato di darci qualcosa di esterno a Sé, ma ci ha fatto dono di Se stesso: nel suo Figlio Gesù, si è fatto addirittura nostro cibo.

Qual è il nome di Dio?

Il nome di Dio

Santissima Trinità
Quante immagini sbagliate di Dio si è fatto l’uomo nei secoli! Quante volte l’ha chiamato in causa dove non c’entrava nulla! Quello che Dio ci lascia conoscere di sé (per quanto possa apparire poco rispetto alla Sua immensità) è fondamentale proprio per definire ciò che Egli non è. Quel «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» – per esempio – è il nome che sconfessa e cancella di netto il “dio vendicativo” che spesso immaginiamo, specie in occasione delle pandemie e dei vari disastri naturali.
Dio ha tanti nomi, e ogni volta che entriamo più in profondità nel rapporto con Lui ce ne svela uno nuovo, oppure ne rende significativo uno in particolare, a seconda dell’esperienza unica e speciale che facciamo di Lui. Un po’ come quando, tra veri amici (o tra innamorati) ci si dà dei soprannomi o dei vezzeggiativi pieni di affetto che si possono usare solo tra quelle due persone e solo in determinati contesti.

Babele o Gerusalemme?

Babele o Gerusalemme?

Solennità di Pentecoste
La Liturgia della Parola di questa Festa propone letture diverse per la Santa Messa della vigilia rispetto a quelle del giorno. In un magistrale accostamento, ci fa ascoltare anzitutto il racconto della torre di Babele e – il giorno successivo – quello della discesa dello Spirito Santo su Maria vergine e gli apostoli radunati nel Cenacolo.
In entrambi i racconti ci sono persone radunate, ma con scopi (ed esiti) ben diversi. A Babele c’è l’intento superbo dell’uomo, che pretende – con le sue sole forze – di innalzarsi al livello di Dio e “rapinare” quel che è in cielo. A Gerusalemme c’è un atteggiamento umile di attesa di un Dono promesso dal cielo.
Anche il nostro mondo può essere “una babele” o una nuova Gerusalemme pronta per la Pentecoste: tutto dipende da cosa ci tiene uniti… la superbia o l’umiltà?

Nel dubbio… annuncia!

dubbi come opportunità

Ascensione del Signore
Quale sarà stato il primo annuncio fatto dai discepoli dopo aver ricevuto il mandato missionario da Gesù?
Di sicuro non la loro fede in Lui, dato che erano pieni zeppi di dubbi, ma l’illogica e immeritata fiducia che Gesù aveva appena rinnovato in loro, nonostante le loro paure, i loro tentennamenti, i loro tradimenti.
Se riusciamo ad immedesimarci negli Undici, sapremo anche noi trasformare i nostri dubbi e le nostre paure da ostacolo a opportunità per Dio di mostrare ancora una volta la Sua gloria e il Suo immenso Amore per l’uomo.

Correre sì, ma con una meta!

Corre chi spera a ama

Domenica di Pasqua – Si corre per tanti motivi nella vita: per paura del pericolo, per la fretta di fare tutto quel che ci tocca, per competere e vincere, per l’impazienza di un incontro gioioso…
Tutti conosciamo quel famoso proverbio del leone e della gazzella che termina con «non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre».
Anche il cristiano sa che deve correre: è importante che non smetta mai di correre e di aver la forza e il desiderio di correre, ma non per paura di morire, bensì per il desiderio di vivere per sempre, nel Cristo Risorto che vive in eterno.

Guardiamoci in faccia!

il sorriso di una madre

Maria Santissima Madre di Dio – Anche i cristiani hanno qualcosa da festeggiare al passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo. Non di certo con riti scaramantici che caccino lontano un anno giudicato cattivo e attirino fortuna e denaro. Il credente benedice Dio per ogni giorno ricevuto da Lui e si impegna a rendere ogni nuovo giorno un giorno “sensato” e migliore. E il primo modo di farlo è comportarsi come il Padre Celeste: sorridendo ad ogni creatura e non distogliendo lo sguardo da nessuno, nemmeno dai nemici.