Argomento: Solennità

Omelie e riflessioni sulle letture delle Solennità dell’Anno Liturgico

Tirar giù il cielo in terra

Assunzione della Beata Vergine Maria

Il cielo in terra

Maria è stata assunta in cielo con tutta se stessa, in anima e corpo, perché aveva già cominciato a “vivere in cielo” durante la sua esistenza terrena.
Se c’è una persona che ha reso vere nella sua vita le parole del Padre Nostro «come in cielo, così in terra», quella è proprio la Madonna.
Cosa ci insegna oggi Maria? Che l’Assunzione non è un evento che accadrà un giorno, chissà quando, alla fine della nostra vita terrena (magari sperando che sia il più tardi possibile). Ascenderemo – quel giorno – solo se avremo iniziato a salire su, un poco alla volta, ogni giorno, come ha fatto Maria. Alla fine della nostra esistenza terrena non andremo in cielo se non l’avremo “tirato giù”, qui su questa terra, giorno per giorno, parola dopo parola, azione dopo azione, vivendo da «figli del Regno».
Guardiamo Maria e i Santi, perché la loro sorte di gloria è riservata anche a noi, ma non stiamo con le mani in mano; facciamo ogni giorno la volontà di Dio, facciamo che anche in noi Cielo e terra si tocchino: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra».

Carne e Sangue

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (A)

il pellicano nutre i piccoli col suo sangue

Quando Gesù dice «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo… e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» sta cercando di aiutare i suoi ascoltatori a rileggere in profondità il bellissimo brano di Deuteronomio che ci è proposto come prima lettura di questa solennità: «(Dio) ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore».
Cos’è che «esce dalla bocca del Signore»? Anzitutto la Sua Parola, il suo “Verbo”. Ma c’è un altro significato molto evocativo del «quanto esce dalla bocca del Signore»: non si dice che un papà e una mamma – piuttosto che far mancare qualcosa ai loro bambini – «si tolgono il pane di bocca»? Proprio così: mi piace immaginare che Dio, per non farci patire la fame si sia letteralmente «tolto il pane di bocca». E non si è accontentato di darci qualcosa di esterno a Sé, ma ci ha fatto dono di Se stesso: nel suo Figlio Gesù, si è fatto addirittura nostro cibo.

Qual è il nome di Dio?

Santissima Trinità (A)

Il nome di Dio

Quante immagini sbagliate di Dio si è fatto l’uomo nei secoli! Quante volte l’ha chiamato in causa dove non c’entrava nulla! Quello che Dio ci lascia conoscere di sé (per quanto possa apparire poco rispetto alla Sua immensità) è fondamentale proprio per definire ciò che Egli non è. Quel «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» – per esempio – è il nome che sconfessa e cancella di netto il “dio vendicativo” che spesso immaginiamo, specie in occasione delle pandemie e dei vari disastri naturali.
Dio ha tanti nomi, e ogni volta che entriamo più in profondità nel rapporto con Lui ce ne svela uno nuovo, oppure ne rende significativo uno in particolare, a seconda dell’esperienza unica e speciale che facciamo di Lui. Un po’ come quando, tra veri amici (o tra innamorati) ci si dà dei soprannomi o dei vezzeggiativi pieni di affetto che si possono usare solo tra quelle due persone e solo in determinati contesti.

Babele o Gerusalemme?

Solennità di Pentecoste (A)

Babele o Gerusalemme?

La Liturgia della Parola di questa Festa propone letture diverse per la Santa Messa della vigilia rispetto a quelle del giorno. In un magistrale accostamento, ci fa ascoltare anzitutto il racconto della torre di Babele e – il giorno successivo – quello della discesa dello Spirito Santo su Maria vergine e gli apostoli radunati nel Cenacolo.
In entrambi i racconti ci sono persone radunate, ma con scopi (ed esiti) ben diversi. A Babele c’è l’intento superbo dell’uomo, che pretende – con le sue sole forze – di innalzarsi al livello di Dio e “rapinare” quel che è in cielo. A Gerusalemme c’è un atteggiamento umile di attesa di un Dono promesso dal cielo.
Anche il nostro mondo può essere “una babele” o una nuova Gerusalemme pronta per la Pentecoste: tutto dipende da cosa ci tiene uniti… la superbia o l’umiltà?

Nel dubbio… annuncia!

Ascensione del Signore (A)

dubbi come opportunità

Quale sarà stato il primo annuncio fatto dai discepoli dopo aver ricevuto il mandato missionario da Gesù?
Di sicuro non la loro fede in Lui, dato che erano pieni zeppi di dubbi, ma l’illogica e immeritata fiducia che Gesù aveva appena rinnovato in loro, nonostante le loro paure, i loro tentennamenti, i loro tradimenti.
Se riusciamo ad immedesimarci negli Undici, sapremo anche noi trasformare i nostri dubbi e le nostre paure da ostacolo a opportunità per Dio di mostrare ancora una volta la Sua gloria e il Suo immenso Amore per l’uomo.

Correre sì, ma con una meta!

Domenica di Pasqua

Correre

Si corre per tanti motivi nella vita: per paura del pericolo, per la fretta di fare tutto quel che ci tocca, per competere e vincere, per l’impazienza di un incontro gioioso…
Tutti conosciamo quel famoso proverbio del leone e della gazzella che termina con «non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre».
Anche il cristiano sa che deve correre: è importante che non smetta mai di correre e di aver la forza e il desiderio di correre, ma non per paura di morire, bensì per il desiderio di vivere per sempre, nel Cristo Risorto che vive in eterno.